Scuole e corsi - 27 marzo 2020, 10:38

"Insegnanti hanno fatto in pochi giorni un salto tecnologico di anni, unico modo per dare continuità agli obiettivi": uno sguardo alla scuola dell'infanzia durante il Coronavirus

A parlare è Debora Boetti, insegnante della scuola dell'infanzia di Peveragno: "Difficile è raggiungere tutti gli alunni, per quanto ci si provi, le risorse tecnologiche delle singole famiglie sono discrimine importante"

"Insegnanti hanno fatto in pochi giorni un salto tecnologico di anni, unico modo per dare continuità agli obiettivi": uno sguardo alla scuola dell'infanzia durante il Coronavirus

Il mondo della scuola è certamente uno tra i più colpiti dall’emergenza Coronavirus (o, meglio, dalle sue inevitabili e logiche e inappuntabili conseguenze): l’anno scolastico attualmente in corso si trova in uno stato di stand-by formalmente sino al 3 aprile prossimo ma il Ministro all’Istruzione Lucia Azzolina, nella giornata di ieri (giovedì 26 marzo), ha assicurato che non si tornerà sui banchi prima che la situazione sanitaria consenta di farlo in totale sicurezza.

La prospettiva di continuare ancora con la didattica a distanza per le prossime settimane, insomma, si fa sempre più concreta. Una realtà che in questi primi tempi di confinamento forzato in casa ha già iniziato a mostrare luci e ombre.

"In una condizione di emergenza inattesa come quella che stiamo vivendo è uno strumento assolutamente essenziale: ci permette di raggiungere i bambini ora che il contatto relazionale diretto manca e di proseguire con i programmi e con gli obiettivi didattici, che nonostante tutto non devono fermarsi. La didattica a distanza è certamente ricca di opportunità stimolanti che lasceranno il segno anche quando si ritornerà a una qualche misura di normalità".

A parlare è Debora Boetti, insegnante della scuola dell’infanzia di Peveragno, che prosegue: "Noi insegnanti siamo stati chiamati a realizzare in tre giorni un salto tecnologico che avrebbe necessitato di almeno tre anni, considerando che se si escludono le numerose possibilità di formazione personale a livello nazionale non c’è mai stato un piano strutturato dedicato alla didattica a distanza. Ci siamo mobilitati per apprendere concetti e capacità prima sconosciuti o utilizzati pochissimo, anche un po’ “improvvisandoci” sotto certi aspetti, guidati però dal lavoro fondamentale di animatori digitali e dirigenti scolastici".

Il problema apparentemente più complesso da risolvere è quello delle risorse tecnologiche in capo alle diverse famiglie (come sottolineato anche dal provveditore dell’Ambito Territoriale di Cuneo Maria Teresa Furci nella nostra intervista: "Difficile, però, è raggiungere davvero tutti gli alunni, per quanto ci si provi. Sono state realizzate indagini classe per classe per comprendere il livello tecnologico delle famiglie e la didattica a distanza è forse, al giorno d’oggi, uno dei modi più inclusivi per insegnare (le scuole sono disponibili a fornire la strumentazione e la conoscenza necessaria alla partecipazione di tutti gli alunni), ma le famiglie con meno risorse rappresentano scogli davvero ardui da superare. Così come quelle con molti figli, dove si è occupati su più fronti".

"Da insegnante il lato più negativo in assoluto, però, è che pur essendo strumento utile e strettamente necessario la didattica a distanza nega il senso stesso della parola “insegnare” (“segnare dentro”): non si può sostituire ai rapporti e al contatto diretto uno schermo, non per sempre almeno".

Insomma, come indicato dall’Azzolina stessa, nonostante l’emergenza sanitaria “la scuola non si è fermata, anzi ha saputo supportare gli studenti in questi momenti di difficoltà”. E il mondo della didattica a distanza è oggetto di un decreto firmato sempre ieri che stanzia 85 milioni allo scopo di "consentire alle istituzioni scolastiche di dotarsi delle modalità della didattica a distanza e agli studenti meno abbienti i dispositivi digitali individuali da dare in comodato d'uso": "Nessuno studente deve rimanere indietro a causa del digital divide – ha detto ancora il Ministro - . La didattica è una sfida e un'opportunità, la scuola deve essere un avamposto dello Stato, un presidio di supporto".

Non ci resta che sperare che sarà davvero così.

simone giraudi

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