Politica - 29 marzo 2020, 07:30

#coronavirus: tra quindici giorni è Pasqua e speriamo di iniziare tutti, anche chi non crede, il cammino verso un timido accenno di rinascita

Però, dopo aver onorato come si deve i tanti morti della tragedia, ringraziato gli operatori sanitari e quanti, rischiando il contagio, hanno garantito i servizi essenziali all’Italia e preteso dalla politica di investire nella salute delle persone, nella ricerca e nel sistema produttivo al collasso, dobbiamo essere consapevoli di cambiare i nostri atteggiamenti quotidiani. Dimostrando meno indifferenza verso gli altri e più voglia di costruire il futuro insieme. Come dice lo scrittore Stefano Massini: “Parlarsi è fondamentale. Il silenzio genera mostri”

#coronavirus: tra quindici giorni è Pasqua e speriamo di iniziare tutti, anche chi non crede, il cammino verso un timido accenno di rinascita

Ormai è diventato un pensiero ricorrente nel comune sentire: dopo il coronavirus il mondo e la società in cui viviamo non saranno più come prima.

Non sarà più come prima perché a oggi, domenica 29 marzo, dal bollettino ufficiale delle autorità l’infezione ha provocato oltre 27 mila morti nel mondo, 10.023 in Italia, 662 in Piemonte e 41 in provincia di Cuneo. Persone che, sempre, se ne sono andate in totale solitudine senza poter salutare per l’ultima volta i loro cari e avere l’abbraccio della pietà umana. Lasciando in chi è rimasto devastante dolore e immenso sconforto. Un nome, una storia, una famiglia che dovranno essere onorate come meritano a tragedia conclusa.

Non sarà più come prima solo se in Italia torneremo a investire nella sanità. Per adesso mandiamo un ringraziamento di cuore a quei meravigliosi operatori che, in tutti i ruoli e in ogni luogo di lavoro, stanno tentando di tamponare una situazione drammatica e cercando di salvare le vite umane. Poi, terminata l’emergenza, la politica dovrà investire nella salute delle persone e nella ricerca. E non tagliare, come è stato fatto durante gli ultimi anni, il numero dei posti letto, dei medici, degli infermieri e delle attrezzature.   

Non sarà più come prima se sapremo anche ringraziare le molte persone che rischiano ogni giorno il contagio per assicurare i servizi essenziali al Paese. Da chi continua a lavorare uscendo di casa ai volontari impegnati nei vari compiti dei quali si devono occupare. Ma anche a quanti, come nella scuola o negli uffici, pur rimanendo nelle loro abitazioni, trasmettono insegnamenti e informazioni attraverso i nuovi sistemi informatici.

Non sarà più come prima perché nei Paesi più industrializzati del mondo, in particolare quelli europei, il dopo Covid-19 dovrà pagare, a livello economico, un conto salato di lacrime e sangue. Con una ripartenza lunga e difficile e un prevedibile collasso delle aziende e dei posti di lavoro che potrà essere fermato solo se - come ha detto l’ex presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi - la Ue, unita nelle strategie politiche della programmazione, inietterà una valanga di denaro liquido nel  sistema produttivo. Con ogni singolo Governo capace, a sua volta, di fare la propria parte.

Papa Francesco, nel tardo pomeriggio di venerdì 27 marzo, ha pregato per l’emergenza in atto, da solo e nella piazza San Pietro vuota, implorando l’aiuto di Dio. Un’immagine dalla potenza dirompente. “Ci siamo resi conto  - ha sottolineato nell’omelia - di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. E  ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme”.

Non sarà più come prima se queste parole diventeranno realtà. Se passata la tempesta  scoppierà un nuovo modo di rapportarci con gli altri, solidale, pronto ad aiutare chi ha bisogno, dove conta l’essere e non l’apparire, dove vince l’amore nei confronti del prossimo. E dove incontrare i vicini di casa o gli amici, chiacchierare con loro sarà ogni volta una scoperta nuova e non un’abitudine consolidata e, a volte, quasi fastidiosa. Dimostrando, così, meno indifferenza e più voglia di costruire il futuro insieme. Come afferma lo scrittore Stefano Massini: “Parlare, parlarsi è fondamentale. Il silenzio genera mostri”.

Non conosciamo il finale di questa brutta storia in cui ci siamo imbattuti. Abbiamo ricevuto un avviso di garanzia da un nemico invisibile e diabolico che ci ha avvertito della necessità di modificare i nostri gesti e atteggiamenti quotidiani.

Tra quindici giorni è Pasqua. Speriamo di poter ridare nuovo ossigeno fisico e mentale alle nostre vite. E per tutti - anche per chi non crede - di iniziare il cammino verso un timido accenno di rinascita.        

Sergio Peirone

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