Solidarietà - 29 marzo 2020, 08:15

La Sacra Scrittura di oggi (domenica 29 marzo) spiegata da don Sebastiano Bergerone dei Salesiani di Bra

Pensieri sul Vangelo della V Domenica di Quaresima, come schegge di luce nel buio della cronaca

Il presbiterio della chiesa dell’Istituto Salesiano San Domenico Savio di Bra

Il presbiterio della chiesa dell’Istituto Salesiano San Domenico Savio di Bra

Il 29 marzo la Chiesa giunge alla V domenica di Quaresima (anno A, colore liturgico: viola). Don Sebastiano Bergerone dei Salesiani di Bra ci aiuta a comprendere il senso della Sacra Scrittura odierna (Gv 11,1-45).

“Quello che per il bruco è la fine del mondo, per il mondo è una farfalla variopinta e leggera. Tappa importante della vita di Gesù è la rianimazione di Lazzaro. La descrizione particolareggiata propone l’avvenimento come parabola dell’insegnamento che Gesù rivolge al cristiano nei confronti della morte. Lazzaro fa parte di una famiglia di fratelli e sorelle, come dovrebbero essere le nostre comunità; Gesù ama ciascun membro di questa famiglia. Uno di questa comunità è gravemente malato, lo dicono a Gesù, ma Gesù non va subito a trovarlo. Il cristiano è uno che sa di essere amato da Dio anche nei momenti di difficoltà, anche quando arrivano risposte diverse da quelle aspettate. Gesù vuole farci capire che non è venuto per prolungare la vecchiaia, per risolvere quei problemi che ci costituiscono come esseri umani e che sono quelli per i quali quasi esclusivamente chiediamo l’intervento di Dio.

Gesù interviene per evidenziare quali meraviglie prepara per i suoi amici (vedrai la gloria di Dio). Egli non entra nel villaggio dove sulla morte si pensano e si dicono frasi convenzionali, certamente incapaci di consolare chi soffre il lutto. Marta sgrida Gesù, perché non è arrivato a tempo: ella pensa, come tutti, che l’unica vita che conta è questa biologica con gli amici, la famiglia, il lavoro, il creato… La risurrezione per i giusti, a cui Marta crede, rimane evanescente e non la consola. E Gesù spiega a Marta che non è quella la risurrezione, ma proprio la morte fisica diventa la nascita in pienezza di una vita, quella dell’Eterno, che Dio dona in un corpo spirituale.

Già a Nicodemo Gesù aveva parlato di questa nascita dall’alto, lasciando l’interlocutore pensoso. Marta si fida di Gesù: ‘Credo che sei il Messia, figlio Dio, sì credo che sei la via la verità e la Vita’. E Gesù: ‘Chi crede in me non morirà’. Marta vuole che anche

Maria ascolti queste parole piene di luce sul mistero della morte e va a chiamarla. Quando arriva Maria, Gesù si scioglie in lacrime, non di disperazione, ma di amicizia di partecipazione e di dolore per lo sconcerto che la morte lascia. Non credere nella vita eterna porta la gente a vivere con insignificanza la vita biologica, a tenerla a tutti i costi per sé, invece di donarla ai fratelli: anche questo fa piangere Gesù. È un mistero da vivere sulla parola e sull’esempio di Gesù. L’episodio non finisce in una festa di ringraziamento: l’incontro Gesù, Lazzaro, Marta e Maria avviene fuori dal villaggio, dalle logiche del pensiero corrente e prelude ad una vita donata ai fratelli per assomigliare alla vita Padre”.

Silvia Gullino

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