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Sanità | 31 marzo 2020, 14:03

Coronavirus, la petizione del Nursing Up raggiunge quota 10 mila firme: "Infermieri in trincea, e in pessime condizioni"

"Non si può pensare di affrontare l’emergenza a danno della salute degli infermieri perché in un momento come questo chi mette a rischio gli infermieri danneggia i cittadini"

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In queste ore continuiamo a ricevere da parte di infermieri impegnati nelle attività di contrasto al Coronavirus nelle aziende sanitarie delle regioni del nord Italia, valanghe di segnalazioni sulle pessime condizioni in cui si trovano costretti ad operare. Vi sono realtà dove nonostante si venga a contatto con persone infette, sulla base delle recenti decisioni di fonte istituzionale i colleghi sono costretti a lavorare come nulla fosse, in attesa dell’effettuazione dei tamponi, e i tamponi arrivano anche dopo una settimana. Pure le altre delegazioni regionali del sindacato segnalano ogni giorno che l’assenza di mascherine, tamponi e dispositivi di sicurezza ha raggiunto ormai livelli di gravità”.

Si legge così sulla petizione lanciata lo scorso 16 marzo dal Nursing Up - il sindacato degli infermieri e delle professioni sanitarie - come gesto di solidarietà per gli infermieri in trincea e sull'orlo del collasso e della disperazione e che ha raggiunto ormai oltre 10mila firme.

Dispositivi di fortuna ed erogati con il contagocce e mascherine lungi da garantire la qualità necessaria: sono questi gli elementi su cui il Nursing Up ha deciso di puntare l'attenzione della propria campagna informativa. Ma, anche, la previsione contenuta nell'articolo 7 del DL n.14 del 9 marzo, che dice che il personale sanitaria debba continuare a lavorare anche se potenzialmente infetto: "Tale previsione è pericolosa e deve essere cancellata senza indugio in sede di conversione".

Insomma, non si può pensare di affrontare l’emergenza a danno della salute degli infermieri - si legge nell’appello - perché in un momento come questo chi mette a rischio gli infermieri danneggia i cittadini e ciò vale anche per coloro i quali, investiti delle proprie responsabilità istituzionali, non ancora si rendono conto che un infermiere non protetto è un soggetto che, più di chiunque altro rischia di ammalare, e che se si ammala viene messo fuori gioco. Certo è che un infermiere fuori gioco oggi equivale ad una garanzia assistenziale in meno per il cittadino".

"Non va bene nemmeno quanto previsto in un recente Decreto, dove si è deciso di prevedere incarichi temporanei agli infermieri necessari per l’emergenza - prosegue il testo dell'interpellanza - . Registriamo, infatti, che all’ombra della minaccia chiamata Coronavirus, si è deciso di assumere 15mila infermieri, peccato che poi, invece di ringraziare tutti i professionisti ai quali viene chiesto di scendere in campo in un momento delicato e pericoloso come questo, le aziende sanitarie vengono lasciate libere di mandarli a casa da disoccupati. Questo per ogni persona di buon senso è davvero troppo".

Il sindacato si schiera quindi anche contro gli incarichi a breve scadenza, anche se l'Italia non è nuova a questa pratica non è ciò che serve adesso al Sistema Sanitario Nazionale: "Ci chiediamo cosa farebbe qualsiasi cittadino, se egli stesso fosse un infermiere e se gli venisse proposto di essere assunto a tempo determinato in un momento di emergenza come questo, quindi di lavorare con gravi limitazioni dei dispositivi di prevenzione individuali e mettendo a repentaglio l’incolumità fisica propria e quella della famiglia, nella consapevolezza che esiste una norma che consentirà all’azienda sanitaria di rimandarlo a casa al più tardi dopo due anni, il tempo necessario per spremerlo ben bene e senza complimenti".

redazione

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