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Attualità | 02 aprile 2020, 11:40

"Qui in Cina hanno reso obbligatorio avere un QR code che controlla ogni nostro spostamento". Succederà anche in Europa?

Giovanni, friulano per molti anni a Wuhan e adesso a Pechino, ci racconta la fase due dell'epidemia da coronavirus. "Ciò che accade qui - evidenzia- in un paese occidentale credo che sarebbe impossibile". Qual è la verità in Cina? "Quella di mio zio che dice che in Friuli per altri 300 anni non avremo un terremoto"

Foto da Wikipedia

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Giovanni è friulano, da circa 10 anni vive in Cina. Adesso è a Pechino, ma per molto tempo, fino a giugno 2019, ha vissuto e lavorato a Wuhan, ormai diventata in tutto il mondo la città dello scoppio dell'epidemia da coronavirus.

Abbiamo cercato di capire da lui come sia la situazione in quell'enorme Paese, per poter immaginare cosa potrà succedere, anche da noi, una volta terminata la cosiddetta fase 1.

Racconta ciò che accade a Pechino, evidenziando come praticamente ovunque, a parte in Hubei, dove le cose procedono in modo molto più cauto, si stia provando a tornare alla normalità.

Certo, una normalità molto lontana dall'essere normale. Anche perché tutti temono una "seconda ondata". In Cina c'è stato un nuovo focolaio in un'altra provincia, lo Henan, nella contea di Jia. Hanno sigillato tutto come a Wuhan. 

Ma come si vive adesso nella maggior parte delle città cinesi? 

"Per strada già da 3 mesi tutti girano solo con la mascherina, in qualunque luogo pubblico o aperto al pubblico prima di entrare ti devi far prendere la temperatura corporea e lasciare i tuoi dati su un registro (in modo che se capiscono che in quel luogo c'è stato un focolaio possono contattare tutte le persone che nei precedenti 14 giorni hanno visitato quel posto). 

All'interno dei negozi, supermarket ecc. tutti i clienti sono invitati a disinfettarsi le mani appena entrati (si mettono a disposizione disinfettanti e fazzoletti per asciugarsi), tutto il personale deve indossare i guanti (la mascherina, ripeto, è obbligatoria sempre e comunque), nei compound abitativi (in Cina i condomini sono enormi, spesso sono riuniti in compound) si accede solo con un lasciapassare (rilasciato dal commissariato di zona dopo aver verificato che la persona abiti effettivamente lì) e chi non vi abita non può entrare nemmeno per consegnare un pacco (questi vengono lasciati in appositi spazi in prossimità dell'ingresso) o per trovare un parente malato".

Racconta anche un altro aspetto, piuttosto inquietante: "Adesso hanno reso obbligatorio un QR code da salvare sul cellulare che devi farti scansionare ovunque tu vada in modo che possano raccogliere tutte le informazioni sui tuoi spostamenti (privacy, scànsati!), i mezzi pubblici vengono disinfettati integralmente ogni 2 ore, ecc. ecc. ecc. ecc."

Succederà anche da noi?

Giovanni non è ne convinto ed evidenzia le enormi differenze che caratterizzano la Cina e, in generale, l'Europa. "Il Governo Cinese ha fin da subito investito tutte le forze sociali, che significa TUTTA la società civile, del compito di sradicare il virus. Significa che non solo Polizia, Esercito e altri corpi para-militari pattugliavano le strade per far rispettare i divieti, ma la prevenzione (e il controllo) iniziava sin dalla cellula-base su cui è organizzata la società cinese, cioè i Comitati di Quartiere
Questo è un un paese socialista, la società è ancora organizzata in certi modelli simil-militari, che all'occorrenza tornano utili.

Ciò che è accaduto qui in un paese occidentale, diverso sia per modelli sociali sia per cultura, sarebbe impossibile. Il governo ha avuto l'autorità morale di ordinare di chiudere le fabbriche e mandare gli operai a casa, cosa che il nostro governo non ha saputo/potuto fare (ma è comprensibile, nessun governo di uno stato democratico vorrebbe fare certe scelte). 

Noi Italiani in Cina, che l'abbiamo vissuto per primi e abbiamo capito (grazie alla martellante propaganda del governo cinese) la necessità della quarantena, siamo rimasti scandalizzati dall'atteggiamento da "me ne frego" di molti italiani. E sappiamo che le restrizioni spesso non vengono rispettate".

In Cina, comunque, i dubbi sono tanti, perché è difficile capire dove stia la verità, soprattutto in quel Paese.

"Qui le notizie sono sempre positive. Ma io sono friulano e ho imparato una cosa: che tutte le rassicurazioni dei vari governi sono come mio zio che dice che in Friuli non ci sarà un altro terremoto per altri 300 anni. Frasi dette per rassicurare da qualcuno che non può garantirti nemmeno che non ne venga uno tra un'ora..."

 

Barbara Simonelli

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