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| 02 aprile 2020, 07:45

Emergenza sanitaria, José da Cuneo guarda il Messico: "Misure e campagna d'informazione attive da pochi giorni: la situazione è grave"

"Posso solo sperare che sia come dicono, già adesso, diversi messicani... che nella nostra vita abbiamo mangiato talmente tante cose "strane" da avere anticorpi pronti anche a resistere a questo nuovo virus!"

Emergenza sanitaria, José da Cuneo guarda il Messico: "Misure e campagna d'informazione attive da pochi giorni: la situazione è grave"

Sono tanti i cuneesi che, in questi giorni di emergenza sanitaria mondiale, stanno vivendo lontano dalla maggior parte della propria famiglia in qualche altro paese (europeo, ma anche più lontano ancora): ne abbiamo sentiti diversi, e continueremo a farlo, per avere uno sguardo più ampio della crisi attuale ma anche per aiutarli a mantenere un contatto diretto con la nostra provincia.

Ma nelle nostre città e nei nostri paesi, piccoli e grandi, ci sono anche altrettanti casi inversi. Persone che dall'estero si sono ritagliate una quotidianità qui da noi.

Uno di questi esempi è José Michelle Muñoz Magaña, che ventotto anni fa ha lasciato Città del Messico ed è approdato in Piemonte con la propria (numerosa, come vuole la tradizione) famiglia.

Famiglia che, come ci racconta lui stesso, si trova un po' divisa: "Mia madre fa la badante a Torino e rimane lì per evitare di spostarsi di continuo, mio padre (che due anni fa ha avuto una seria polmonite) invece è qui a Cuneo e sta isolato in casa per evitare ogni possibile problema. Mia sorella e la sua famiglia sono a Morozzo, poi, mentre mio fratello e la sua a Carrù".

"Io, la mia compagna e nostra figlia siamo chiusi nel nostro alloggio di Cuneo dall'inizio della quarantena: per fortuna sono un amante della tecnologia e con la piccola, oltre a fare i compiti, passiamo il tempo a guardare video e giocare ai videogame".

Quarantena forzata per loro come per tutti, ovviamente. E attività - l'intera famiglia di José è da sempre legata al mondo della ristorazione - ferma: "Personalmente vedo le scelte intraprese dal governo, il famoso lock down, con assoluto favore. Anzi, sarebbe meglio qualche controllo in più, e più severo! Capisco però che chi ha un negozio o la partita IVA si trovi molto in difficoltà, con prospettive per il futuro incerte nel migliore dei casi".

"In Messico ho una grossa fetta della restante parte di famiglia, che per fortuna anche grazie ai nostri consigli ha iniziato a prendere precauzioni già diversi giorni fa - continua José - : il governo ha iniziato con la campagna d'informazione necessaria (il nostro #restateincasa) soltanto nelle ultime due settimane, prima continuava a insistere con la scarsa gravità della situazione".

Anche nella sua terra d'origine, insomma, il Coronavirus si sta facendo sentire in modo forte e destabilizzante: nella giornata di martedì 31 marzo il governo ha dichiarato ufficialmente lo stato di emergenza sanitaria, con un bilancio di contagiati che ha toccato quota 1094 (contro i 993 di lunedì 30 marzo) e quello dei deceduti 28.

"Purtroppo in Messico la realtà sociale ed economica è molto più grave di quella italiana. I lavoratori "alla giornata" come venditori ambulanti, lavavetri, muratori (spesso con più di un impiego) sono la maggior parte, così come le famiglie in cui se uno non va a lavorare il pane non arriva in tavola" dice José, che si lascia però andare a una battuta, nonostante tutto: "Posso solo sperare che sia come dicono, già adesso, diversi messicani... che nella nostra vita abbiamo mangiato talmente tante cose "strane" da avere anticorpi pronti anche a resistere a questo nuovo virus!"

simone giraudi

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