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Attualità | 03 aprile 2020, 19:09

La vita lenta e circoscritta dei piccoli centri montani può essere un’arma contro il Coronavirus

Contagi a zero là dove l’isolamento è una prassi quotidiana. Importante anche la rete sociale che supporta e tutela i più deboli. E spesso a fare la differenza sono i sindaci

La vita lenta e circoscritta dei piccoli centri montani può essere un’arma contro il Coronavirus

 

Due sono le certezze che si hanno sul Coronavirus: la prima è che non guarda in faccia nessuno, la seconda che un’arma - se non l’unica almeno la più efficace - che abbiamo per combatterlo è quella di restare in isolamento per evitare il contagio. Con il Covid-19 vale soprattutto la prevenzione perché purtroppo sulle cure non ci sono certezze, anche perché ogni soggetto malato reagisce a modo suo, a seconda di tutta una serie di fattori che spesso si fatica anche ad individuare.

Se però si guarda con un occhio un po’ distaccato la mappa del contagi, balza agli occhi che questo maledetto virus non gradisce le piccole realtà montane: sono molti, infatti, i paesi della Granda che il naturale isolamento dato dalla geografia del territorio e le abitudini dei suoi abitanti, ha trasformato in fortini protetti dal Covid-19.

Immagino perfettamente che sindaci e residenti di questi comuni stiano facendo gli scongiuri, però analizzando le caratteristiche di queste realtà si può pensare - ben sapendo di poter essere smentiti tra due secondi - che, oltre al caso o alla fortuna - ci siano dei comportamenti e delle prassi che, attuati ancor prima che l’emergenza sanitaria venisse decretata con atto ministeriale, hanno agito da “scaccia virus”. Tenendo sempre le dita incrociate, naturalmente, visto che tutto ciò non ha nulla di scientifico.

“Pare proprio che quello che prima veniva discriminato, come per esempio l’isolamento forzato soprattutto d’inverno nei piccoli centri, ora si trasforma in una carta vincente - sottolinea il deputato Monica Ciaburro, sindaco di Argentera -. Per la nostra gente stare in casa per mesi, con la dispensa piena a cucinare e al limite curare l’orto sotto casa, è un’abitudine e non una imposizione. Poi i valligiani si muovono poco e quest’anno l’aver avuto gli impianti di risalita chiusi, con il senno di poi può essere stata una fortuna”.

In effetti la Valle Stura pare godere di un flusso positivo: a oggi - venerdì 3 aprile - la situazione monitorata costantemente dal Centro Operativo Intercomunale registrava questi dati: dodici i casi di isolamento domiciliare fiduciario - 3 a Vinadio, 4 a Sambuco, 3 a Demonte e 2 a Vignolo - e due i casi positivi al Coronavirus a Vignolo.

Molti i paesi della vallata che non hanno neppure un caso di isolamento fiduciario, proprio come accade per esempio a Mombasiglio, dove addirittura ci sono due case di riposo. “Le piccole realtà sono più gestibili - spiega il primo cittadino Aldo Michelotti -. Ci si conosce tutti e il mio telefono squilla in continuazione: i miei concittadini mi chiedono consigli, si confrontano su eventuali dubbi e poi sono tutti molto ligi alle regole. Del resto - prosegue il sindaco Michelotti - da noi è normale aiutarci a vicenda, passare molto tempo in casa anche senza Coronavirus e soprattutto esiste una fitta rete sociale dove il più debole non è mai lasciato solo. Io stesso telefono alle famiglie che magari non sento da qualche giorno. Voglio anche ringraziare le forze dell’ordine che stanno facendo un ottimo lavoro”.

Del resto in un paese di poco più di 600 abitanti anche per i carabinieri diventa facile individuare chi ha reali necessità di muoversi e chi invece non le ha.

Altro paese “No Coronavirus”, è Paroldo dove si trova anche una casa di riposo. Identica la situazione a Priero: “Alla fine l’emergenza è stata gestita insieme ai prieresi - precisa il sindaco Alessandro Ingaria -. Del resto da noi i motivi per muoversi sono pochi: quasi tutti hanno un orto, le dispense sono piene perché per noi nei mesi freddi è più difficile raggiungere le città vicine e poi siamo fortunati ad avere un negozio di alimentari e panetteria che fa anche consegne a domicilio. Le nostre abitudini di vita ci sono servite ad affrontare meglio e più preparati, l’emergenza sanitaria”.

Il modello del “Piccolo ma bello”, non è certo esportabile nelle grandi città ma, in questo caso, sembra essere vincente nella lotta contro il Covid19.

 

NaMur

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