/ Attualità

Attualità | 03 aprile 2020, 18:49

"Noi oss, l'ultima ruota del carro": la testimonianza della dipendente di una casa di riposo monregalese

"La situazione è grave e il sistema sanitario disattende le nostre richieste. Non abbiamo dispositivi di protezione individuale a sufficienza e rischiamo ogni giorno!"

"Noi oss, l'ultima ruota del carro": la testimonianza della dipendente di una casa di riposo monregalese

L'epidemia di Coronavirus in Italia ha originato un'emergenza sanitaria (e non solo) priva di precedenti di simile portata nella storia del nostro Paese. L'agevole diffusione del Covid-19 ha creato veri e propri focolai in determinate aree geografiche, con particolare riferimento alle case di riposo, i cui ospiti spesso presentano un quadro clinico caratterizzato da altre patologie e sono dunque più esposti al rischio di contrarre il virus.

Tutto ciò contribuisce a dare vita a criticità difficilmente sormontabili per chi assiste questi anziani da vicino, come, ad esempio, gli oss, la cui funzione, troppo spesso taciuta, è determinante per il benessere delle persone.

Ebbene, abbiamo raccolto in queste ore lo sfogo di un'operatrice socio-sanitaria che presta servizio presso una residenza per anziani sita nel Monregalese, nel quale la diretta interessata descrive dettagliatamente la situazione con cui lei e i suoi colleghi sono costretti a convivere.

"Io stessa ammetto che, come molti altri anche più preparati di me, inizialmente non ho preso seriamente il problema che ci stiamo trovando ad affrontare ora, pensando, ingenuamente, che fosse una semplice influenza - ha esordito -. Ad oggi la gravità della situazione risulta chiara e di conseguenza è necessario che tutti facciano il possibile per contenere il diffondersi di questo virus, affinché si riesca a sconfiggerlo. Tuttavia sono troppe le porte che vengono chiuse in faccia, troppe le richieste importanti e vitali che vengono disattese da un sistema sanitario che si continua a indicare come il migliore"

Un vero e proprio "J'accuse", motivato dai fatti successivamente esposti dall'oss: "Sabato 28 marzo ho preso servizio alle 22. La situazione era la seguente: 6 ospiti presentavano febbre alta e altalenante con inappetenza, astenia, diarrea, tosse e desaturazione. Sono stata informata dai miei superiori che erano stati tutti segnalati all'ufficio igiene, ma, ad oggi, i tamponi non sono ancora stati effettuati. Ho letto che la Regione Piemonte ha avviato un protocollo RSA che andrà ad affiancarsi al monitoraggio capillare già effettuato presso le strutture residenziali. Ma quando mai l'hanno fatto? Basti pensare che in un reparto della casa di riposo sono stati effettuati i tamponi agli operatori solo dopo aver accertato tre casi di positività agli ospiti. Inoltre, i controlli sono stati svolti solo tra gli operatori che svolgono la maggior parte dei propri turni in quel reparto e fra alcuni di quelli che erano stati nelle ultime 72 ore a contatto con il primo caso accertato"

"Tutto questo - ha aggiunto - senza tener conto che per questioni organizzative (mutue, sostituzioni) gli operatori girano su tutti i reparti e che a nessun altro ospite del reparto infetto è stato eseguito alcun esame. Quindi, il controllo capillare dove sarebbe? Oggi anche un altro reparto è stato isolato in via cautelativa; a noi operatori sono stati dati pochissimi DPI. Di conseguenza, un camice che dovrebbe essere monouso (quindi cambiato spesso) dobbiamo farlo durare 8 ore e nel caso uno debba posarlo per recarsi ai servizi igienici si trova costretto a doverlo rindossare (pur sapendo che è totalmente sbagliato!)".

Vi è poi il caso specifico di "una collega che è da parecchi giorni a casa in malattia (ha lavorato anche nel suddetto reparto). Presentava febbre alta fino a 39.5 esterna, dissenteria, inappetenza, bruciore in gola, tosse e spossatezza... Tutti sintomi sospetti… Ha telefonato al suo medico, alla direttrice della struttura, al presidente e più volte al 112 e... Sta ancora aspettando un tampone! Adesso sta un po' meglio per fortuna, ma per il sistema sanitario poteva anche morire a casa da sola. Noi come struttura, insieme alla direzione, stiamo cercando di fare quel che possiamo con il poco che abbiamo, ma sembra impossibile che nessuno ci possa aiutare dicendoci bene quello che dobbiamo o non dobbiamo fare"

Quindi, la riflessione conclusiva: "È possibile che noi oss, l'ultima ruota del carro, dobbiamo inventarci delle soluzioni per cercare di salvare il salvabile e che nessuno degli organi preposti venga almeno a fare i controlli a noi e agli ospiti per evitare di infettare chi ancora infetto non è? E questo sarebbe il servizio sanitario migliore al mondo? Spero che presto, a qualcuno che può, venga in mente di fare qualcosa che deve!".

Alessandro Nidi

MoreVideo: le immagini della giornata

Загрузка...

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium