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Politica | 04 aprile 2020, 07:30

#controcorrente: solo la città di Cuneo tra le “sette sorelle” della “Granda” ha deciso di non chiudere i mercati ambulanti degli alimentari

Anche altri Comuni più piccoli li hanno tenuti aperti, dimostrando di non lavarsene le mani per evitare la gestione dei grattacapi organizzativi. Se curata con attenzione, pur trattandosi di un grande sforzo, si tratta di un’opportunità in più di acquisto per i cittadini-consumatori. Poi, come è avvenuto nel capoluogo della “Granda”, hanno sempre prevalso grande responsabilità e senso civico da parte di tutti. Speriamo che sia di buon esempio per gli altri Comuni ancora bloccati

Le misure per mantenere la sicurezza al mercato di piazza Seminario a Cuneo

Le misure per mantenere la sicurezza al mercato di piazza Seminario a Cuneo

Per contenere la diffusione del coronavirus il Decreto del Governo Conte dell’11 marzo permetteva la vendita al pubblico dei soli prodotti alimentari nei centri della grande distribuzione, nei negozi e nei mercati ambulanti cittadini e rionali. Con l’ordinanza del 22 marzo il presidente della Regione, Alberto Cirio, ha reso le norme riguardanti i mercati ancora più restrittive sul territorio piemontese.

Consentendo la possibilità di tenerli aperti allo smercio degli alimentari solo dove “i sindaci fossero stati in grado di garantire la limitazione degli accessi e il non assembramento, grazie all’utilizzo delle transenne e con il presidio della Polizia Municipale”.

Il tutto garantito anche dalla presenza dei volontari della Protezione Civile, pronti a intervenire quando si sarebbero potute creare delle situazioni in cui non si rispettava la distanza minima tra una persona e l’altra.  

Tuttavia, dalla settimana successiva i mercati sono stati sospesi in buona parte. E’ pur vero che nei piccoli paesi diventa difficile, con poco personale disponibile, garantire le condizioni di sicurezza. Ma le città un poco più grandi avrebbero potuto assicurare il servizio. Qualcuna l’ha fatto. A colpire di più, però, sono le famose “sette sorelle”: i Comuni con più residenti della provincia. Alba, Bra, Fossano, Mondovì, Savigliano e Saluzzo hanno chiuso tutto. Al contrario di Cuneo, dove i mercati sono sempre rimasti aperti: compresi quelli nei quartieri e nelle frazioni. Una scelta coraggiosa e impegnativa, ma di buon senso.

Come sostiene l’assessore alle Attività Produttive del capoluogo, Luca Serale: “Possiamo prevedere in ogni posto la presenza degli operatori della Polizia Municipale e dei volontari della Protezione Civile per il controllo della situazione. A loro va il nostro ringraziamento, Poi, c’è stata una grande collaborazione delle associazioni di categoria: Fiva per gli ambulanti-commercianti; Coldiretti, Confagricoltura e Cia per il mondo rurale. Infine, abbiamo fortemente voluto mantenere questo servizio sul territorio per dare un’opportunità in più ai consumatori di acquistare vicino a casa, evitando così, nel modo maggiore possibile, gli spostamenti in auto. E assicurando, nel contempo, ai commercianti e ai produttori agricoli di vendere le loro merci. In particolar modo proprio per favorire questi ultimi che, altrimenti, se non hanno altri canali di vendita, essendo colture deperibili, si troverebbero a doverle buttare via. Con una perdita economica rilevante per le loro aziende. Non abbiamo avuto problemi perché fin da subito tutti hanno dimostrato grande responsabilità e senso civico rispettando le norme legate alla sicurezza”.

Aggiunge un produttore agricolo: “Delegare ai sindaci la decisione di tenere aperti o chiusi i mercati ci ha penalizzato. I primi cittadini, infatti, per non avere problemi, comunque li hanno chiusi quasi dappertutto. Anche perché, spesso, non viene per nulla considerato il servizio che assicuriamo ogni settimana. Inoltre, al mercato,   l’esperienza maturata in 20 anni di questo lavoro, mi fa dire che ci sono spazi ben maggiori rispetto ai locali chiusi e le persone, pur controllate dagli operatori della Polizia Municipale e magari della Protezione Civile, non creano assembramenti e code come può avvenire nelle strutture in muratura”.

Cuneo e gli altri Comuni più piccoli dove i mercati sono sempre rimasti aperti hanno dimostrato, rispetto al resto del territorio della provincia, di voler mantenere un servizio fondamentale per i cittadini mettendo in campo tanta buona volontà e uno sforzo enorme affinché, anche in un momento di emergenza sanitaria, tutti gli attori della filiera alimentare potessero trarne beneficio. In sicurezza. Come si dice: non se ne sono lavate le mani evitando di dover gestire quei grattacapi organizzativi che, inevitabilmente, possono spuntare strada facendo.    

Speriamo che rappresenti l’esempio di una lenta e pur rigorosa e controllata ripresa capace di convincere le altre città della provincia a fornire le stesse occasioni di acquisto ai consumatori. A Cuneo e ai paesi dove è sempre rimasto tutto disponibile vanno i complimenti per la capacità di aver saputo affrontare una questione difficile dando, però, una risposta sicura a livello sanitario, corretta e apprezzata.

Sergio Peirone

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