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Al Direttore | 08 aprile 2020, 10:28

Centro Ferrero e Villa Ottavia, i rischi per i pazienti con disabilità intellettiva e autismo

La dottoressa Barbara Martini, psichiatra: "Nelle strutture residenziali non ci si improvvisa: il lavoro è basato e costruito sulla relazione. Un sentito ringraziamento a tutta l’équipe di lavoro, che in queste settimane sta sostenendo un carico di lavoro straordinario"

Infermieri delle RAF per disabilità intellettiva del Centro Ferrero di Alba

Infermieri delle RAF per disabilità intellettiva del Centro Ferrero di Alba

Gentile direttore,

sono un medico psichiatra e psicoterapeuta, lavoro come libera professionista per il Centro Ferrero di Alba, da cinque anni. Mi occupo della valutazione e del monitoraggio delle condizioni di salute mentale dei pazienti con autismo e disabilità intellettiva, insieme all’équipe composta da medico di medicina generale, infermiere e infermieri, operatrici e operatori sanitarie/i, educatrici ed educatori, due psicologhe e una logopedista.
Al Centro Fererro e a Villa Ottavia vivono complessivamente 100 persone con disabilità intellettiva (di diversi gradi, da lieve a gravissima) e autismo, a cui l’équipe dedica accudimento fisico e psicologico, cure, progetti di mantenimento di competenze acquisite e sviluppo di nuove capacità. A ogni persona viene fornita la possibilità di partecipare alla vita di comunità, sia interna al centro, sia esterna, per garantire l’intessimento di una rete di relazioni sociali necessaria al benessere di ognuno, cosa che mai come in queste settimane è chiara a tutti.
Nel corso dell’ultimo mese le misure protettive e restrittive alla libertà personale, volte a limitare il contagio da coronavirus, hanno comportato eccezionali cambiamenti nella routine quotidiana di ognuno, e in modo particolare per le persone con autismo e disabilità intellettiva (e per i loro familiari e care-giver), per le quali la routine e la prevedibilità del contesto di vita e delle relazioni sociali giocano un ruolo fondamentale nel mantenimento del benessere. Per queste persone il rischio di sviluppare un disturbo psichiatrico - soprattutto disturbi dell'umore e d'ansia - è già di per sé aumentato di circa quattro volte rispetto alla popolazione generale e ad esordio anticipato. In questo momento il rischio si fa ancora più consistente, insieme all'aumento di comportamenti aggressivi verso se stessi o gli altri.
In aggiunta a questo, come riporta l’Istituto Superiore di Sanità nell’ultimo rapporto Covid-19 (Indicazioni ad interim per un appropriato sostegno delle persone nello spettro autistico nell’attuale scenario emergenziale SARS-CoV-2): “è importante rilevare che alcune persone nello spettro autistico che necessitano di maggiore supporto e/o presentano disabilità intellettiva possono non essere in grado di garantire la gestione dei rischi personali e sociali durante l’epidemia COVID-19. La salvaguardia delle risorse sanitarie, sociali e familiari dirette alla presa in carico di queste persone è quindi da considerarsi prioritaria”.
A questo proposito l’ISS suggerisce alcuni comportamenti da adottare negli ambienti di cura, quali il mantenimento di routine rassicuranti e familiari, contatti telefonici o in videochiamata con le figure di riferimento, brevi uscite limitate e sicure, per casi definiti.
Il Centro Ferrero e Villa Ottavia hanno tempestivamente adottato le misure indicate dall'ISS, sia sul piano della sicurezza fisica che sul quello della gestione del disagio psichico (garantendo le misure di cui sopra ancora prima dell’uscita formale delle raccomandazioni).
Gli operatori hanno garantito il mantenimento di un ambiente non solo sicuro, ma anche confortevole, assicurando a tutte le persone per cui il centro e Villa Ottavia sono “casa” di poter comprendere le informazioni necessarie ad affrontare l’emergenza, tramite forme adeguate di comunicazione sia verbale sia non verbale. Il contatto e il passaggio di informazioni con le istituzioni, con i tutori e con i familiari delle persone coinvolte direttamente ed indirettamente dal contagio sono stati tempestivi e continui. Le strategie di cura, che finora non hanno richiesto interventi invasivi, sono state monitorate e dettate dall’ISS e attuate non appena gli strumenti necessari sono stati messi a disposizione.
Da parte mia rivolgo un sentito ringraziamento a tutta l’équipe di lavoro e in particolare alla componente infermieristica, assistenziale ed educativa, che in queste settimane sta sostenendo un carico di lavoro straordinario, perché nelle strutture residenziali non ci si improvvisa: il lavoro è basato e costruito sulla relazione. Questi operatori forniscono sempre, ma in questo periodo in modo ancora più evidente, anche se silenzioso, un contributo prezioso ed essenziale, attento, professionale e umano ai nostri pazienti, alle loro famiglie e alla sanità pubblica.

Barbara Martini,
psichiatra e psicoterapeuta presso il Centro Ferrero di Alba

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