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| 09 aprile 2020, 17:16

Coronavirus, la denuncia del Nursing Up: "Altro che "fase 2", al nord permane il caos organizzativo"

Per il Piemonte e le regioni del nord Italia si fotografa quindi "una realtà variegata e schizoide, caratterizzata da proclami di fonte politica che accreditano come risolti, problemi organizzativo-gestionali dell’emergenza che, alla prova dei fatti, non lo sono stati"

Foto generica

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"Altro che fase 2, al nord permane il caos organizzativo: le mascherine Ffp3 sono introvabili e le Ffp2 scarseggiano. È così che gli infermieri continuano ad infettarsi".

Si potrebbe riassumere così la conference call tenutasi oggi (giovedì 9 aprile) tra le varie sessioni del Nursing Up - il sindacato degli infermieri e delle professioni sanitarie- delle regioni del nord Italia e le strutture regionali di riferimento.

Al centro, ovviamente, la condizione dei tanti colleghi "in trincea" in quelle che senza ombra di dubbio sono le zone del nostro paese più colpite dall'emergenza Coronavirus.

- LE PROBLEMATICHE GENERALI
Dando seguito ad alcune segnalazioni si è sottolineata ancora una volta la mancanza di mascherine FFP3 (immunizzanti dalla cosiddetta aersolizzazione) e l'approvvigionamento "con il contagocce" di quelle FFP2, i diversi e sempre più seri problemi nelle RSA, la mancanza di tamponi agli operatori asintomatici dei reparti Covid-19. Addirittura, si è portata all'attenzione dei partecipanti alla call il fatto che alcuni colleghi, per evitare di sostituire i Dpi, si trattengono dall'espletare bisogni fisiologici: non è raro l'utilizzo, per le infermiere, di pannolini e cerotti con conseguenti casi di cistiti.

Per la nostra regione, seria è la situazione di quasi totale svuotamento dei magazzini dell'unità di crisi, con le aziende sanitarie che si arrabattano con acquisti tramite privati e ricorrendo a donazioni. Gravi anche i casi di mascherine fasulle.

Si fotografa quindi "una realtà variegata e schizoide, caratterizzata da proclami di fonte politica che accreditano come risolti, problemi organizzativo-gestionali dell’emergenza che, alla prova dei fatti, non lo sono stati".

Altro che fase 2, se proseguiamo così mai ci arriveremo. È necessario consentire agli operatori sanitari - sottolinea il presidente Nursing Up Antonio De Palma - di operare in reale sicurezza. Lo Stato garantisca la meticolosa e puntuale applicazione dei precetti che riguardano la sicurezza nei luoghi di lavoro da parte di tutte le aziende sanitarie locali, indipendentemente dal territorio dove le stesse si trovano. Non è più tollerabile questo pericoloso balletto di comportamenti organizzativi”.

- GLI INDENNIZZI
Nel corso della call si è toccato anche l'argomento indennizzi agli operatori sanitari impegnati nella lotta al virus.

Claudio Delli Carri, segretario regionale Piemonte e Valle d'Aosta: “Per il Nursing Up dovranno essere individuate almeno due tipologie di indennizzo: la prima di tipo risarcitorio, per il lavoro sin qui svolto dagli operatori sanitari dall’inizio dell’emergenza, che non si è mai fermato nonostante i problemi e le gravi lacune che gli infermieri denunciano. E la seconda, di integrazione dello stipendio, che dovrà essere ultra attiva, ricorrente e strutturata, perché è ora di colmare il gap contrattuale esistente tra la retribuzione degli infermieri e quella degli altri professionisti sanitari (come ad esempio i medici), aggravata ancor più dal fatto che solo a loro è consentito di integrare i propri stipendi svolgendo attività privata o intramoenia”.

redazione

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