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Eventi | 10 aprile 2020, 09:00

Meditazione sul Venerdì Santo di Fra Luca Isella dei Cappuccini di Santa Maria degli Angeli, a Bra

Meditare e adorare la croce, alzando lo sguardo al Crocifisso nelle nostre case, chiese domestiche

Croce monumentale custodita nel coro della chiesa dei Battuti Bianchi, a Bra

Croce monumentale custodita nel coro della chiesa dei Battuti Bianchi, a Bra

 Il lungo cammino quaresimale e la quarantena di deserto, legata al periodo della pandemia, ci porta a celebrare il Venerdì Santo a porte chiuse, con tutte le nostre paure, i nostri dubbi, i nostri dolori. Le circostanze attuali non ci permettono di vivere questo rito nelle nostre comunità parrocchiali, ma innalziamo lo sguardo al Crocifisso nelle nostre case, chiese domestiche.

Ricerchiamo il silenzio e lasciamoci aiutare nella contemplazione dei santi misteri da Fra Luca Isella dei Cappuccini di Bra che ci offre una meditazione sul Vangelo della Passione secondo Giovanni (18, 1-19, 42).“ In questo giorno in cui non si celebra l’Eucaristia per restare soli con noi stessi, Gesù ci interroga ad accogliere il suo Vangelo, perché si è compiuta la sua Ora, quella del suo farsi dono per tutti sulla croce; la grande scena della sua Passione di dolore e morte è inquadrata dal racconto dell’evangelista in una paradossale cornice di pace e di fecondità di vita, un giardino (cioè paradiso).

Non è certo uno scenario di abbellimento, si tratta invece della necessaria evocazione del luogo in cui l’uomo venne chiamato ad esercitare la propria libera scelta, e dove, già dal primo Adamo, doveva maturare la sua responsabilità. Il rimando dunque è a quel giardino, l’Eden, il mitico giardino di Dio per noi, il paradiso perduto.
Leggiamo nel testo di oggi che il tradimento di Giuda, la fuga dei suoi discepoli, l’arresto di Gesù infatti avvennero ancora lì, nel giardino. Così pure, dopo la morte in croce il corpo di Gesù trovò pace ancora in un giardino, perché di lì si sarebbe manifestata la risurrezione di Gesù.

Il Signore della vita. Lui Gesù tradito e arrestato chiese nel buio della notte ai soldati: ‘Chi cercate?’ e annunciò a loro: ‘Sono io!’. Per questo essi indietreggiarono e caddero a terra, scrive l’evangelista. Come si è notato Gesù nel presentarsi usò le parole utilizzate in Israele per denominare Dio, ‘Io sono’; Gesù è così mostrato dall’evangelista non come colui che si arrende, ma come il vincitore; come il sovrano, rispetto all’uomo debole e peccatore. Abbiamo notato che lo sperimentò lo stesso Pilato impaurito che, avendo interrogato Gesù: ‘Dunque tu sei re?’ si sentì rispondere: ‘Tu lo dici, io sono re. Per questo sono venuto al mondo’.

Nel racconto della Passione l’evangelista denomina ben dodici volte Gesù come re; e lui stesso che appare nella scena il giudicato è invece il giudice che svela la miseria e l’ingiustizia nel cuore di ogni uomo. Per questo anche, sul capo di Gesù in croce appaiono scritte le parole profetiche di Pilato, ‘Gesù il Nazareno, il re dei Giudei’.
I particolari atroci della Passione, le sofferenze subite da Cristo sono invece appena accennate dall’evangelista, quasi sottese, perché non è Gesù il condannato, lui trionfa, è invece il peccato che acceca gli uomini ad essere condannato e vinto.

Gesù muore rivolgendo la sua ultima parola al Padre suo: ‘È compiuto!’ dice, e il suo morire è stato un riconsegnare lo spirito al Padre-Creatore che lo ha mandato. Questo ultimo parlare di Gesù rivolto a Dio-Padre svela quindi ciò che nasce con la sua morte: la prima comunità dei credenti, la Chiesa che siamo. Lo aveva ancora ricordato nell’ultima Cena con i discepoli: ‘Ho scelto voi e vi ho costituiti - disse loro - perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga’.

Per questo nel suo ultimo parlare rivolto a noi, ci ha chiesto di seguire sua madre Maria, perché è stata la sua prima ed esemplare discepola: ‘Ecco tua madre!’ ci ha ricordato. Maria di Nazareth, serva del Signore ci dia anche di ringraziare Dio e di riflettere sui tanti fratelli e sorelle del Servizio Sanitario che in questi giorni particolari servono negli ospedali, non di rado a rischio della loro stessa integrità fisica. Sono per noi e per tutti un segno tangibile e generoso della speranza di questa Pasqua”.
 

Silvia Gullino

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