Attualità - 11 aprile 2020, 15:01

"Abbiamo visto anziani chiudere gli occhi rapidamente e abbandonarsi alla morte": la testimonianza di un'oss del Monregalese

La donna, che presta servizio presso una casa di riposo, dichiara: "Non abbiamo avvertito, da parte dei nostri responsabili, il minimo interesse alle nostre richieste. Andrà tutto bene, sì. Ma per chi rimane (forse)"

Immagine di repertorio

"È arrivato il momento di dire chi siamo e raccontare ciò che stiamo vivendo": dopo la testimonianza di un'oss del Monregalese raccolta e pubblicata lo scorso 3 aprile da Targatocn, ecco che una collega, operante sempre presso una casa di riposo ubicata in tale porzione di provincia, ha deciso di unirsi al coro e denunciare ciò che i suoi occhi e quelli dei suoi colleghi hanno immortalato in queste settimane.

Un racconto, quello della donna, che pone in evidenza due aspetti fondamentali: la leggerezza con cui è stata inizialmente valutata quella che si è poi rivelata essere una pandemia e il presunto disinteresse dei vertici dirigenziali della struttura nei confronti degli operatori socio sanitari.

"L'oss è una figura professionale che ha come obiettivo la soddisfazione dei bisogni primari delle persone. Nelle case di riposo svolge il proprio lavoro a stretto contatto, tutte le ore del giorno e della notte, con gli ospiti. È una professione per nulla semplice, che coinvolge fisico, mente e anima", afferma la lavoratrice, per poi aggiungere che, sin dalle prime avvisaglie dell'arrivo del contagio da Coronavirus in Italia (febbraio), "consapevoli della fragilità delle persone che sono affidate alla struttura, noi oss abbiamo avanzato richieste volte a migliorare alcune regole igieniche, utili anche per affrontare un'eventuale situazione d'emergenza. Non abbiamo ricevuto risposte".

Poi, purtroppo, il virus è arrivato. "Certo, non abbiamo prove, perché inizialmente non venivano eseguiti i tamponi, ma abbiamo potuto vedere che alcuni anziani, che presentavano febbre, in breve tempo chiudevano gli occhi, stremati, e si abbandonavano alla morte. Il primo caso accertato è datato 24 marzo e, in contemporanea, abbiamo avuto diversi ospiti a letto con febbre e difficoltà respiratoria. Abbiamo subito richiesto ai nostri responsabili di mettere a disposizione protocolli operativi, di fornire dispositivi di protezione idonei (le oss non possono mantenere la distanza di sicurezza) e di effettuare la sanificazione degli ambienti. Anche in questo caso, tuttavia, non abbiamo ricevuto risposte".

Eppure, in quei giorni, sono state numerose le RSA che, per bocca dei loro responsabili, hanno denunciato una situazione di tranquillità e di assoluto controllo, "specificando che ospiti e operatori godevano di buona salute e che i parenti avrebbero potuto vedere i loro cari con le videochiamate. Servizio, per quel che sappiamo, mai attivato", ha precisato la donna.

Sono seguiti ulteriori ospedalieri di altri ospiti risultati positivi e sono trascorsi giorni prima che gli oss fossero sottoposti al tampone (27 marzo, riferisce la nostra lettrice).

"Abbiamo usato come scudi mascherine chirurgiche e camici in TNT trasparenti, inutilmente... Tre operatrici, infatti, sono state contagiate. Il giorno seguente, è stata avviata la sanificazione dell'edificio. In quei giorni non abbiamo avvertito, da parte dei nostri responsabili, il minimo interesse alle nostre richieste utili alla gestione dei reparti. Anzi, si continuava ad affermare che nessuno degli ospiti aveva la febbre. Isolati nei reparti in tutti i sensi, noi oss, invece, sapevamo che la situazione era ben diversa, perché persisteva la presenza di stati febbrili in alcuni ospiti".

Si è così giunti ai primi giorni di aprile, con la lista dei casi di positività al Covid-19 inevitabilmente allungatasi. "Vorrei ancora spendere due parole per rassicurare i parenti dei nostri ospiti - conclude la nostra lettrice -. Noi oss, in questo momento così difficile e doloroso, abbiamo cercato con i pochi mezzi a disposizione e con la nostra professionalità di contrastare la diffusione del virus e proteggere le persone che ci avete affidato. Andrà tutto bene, sì. Ma per chi rimane (forse)".

Alessandro Nidi