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Attualità | 11 aprile 2020, 15:30

La quotidianità ai tempi del Covid-19: una chiacchierata con la professoressa Sabina Panero

Insegna Italiano, Storia e Geografia alle scuole medie dell’Istituto Comprensivo Andrea Paglieri di Fossano: “Con le videolezioni cerchiamo di ricreare una quotidianità. All’inizio è stato difficile organizzarsi, ma adesso riusciamo a coinvolgere quasi tutti”

La quotidianità ai tempi del Covid-19: una chiacchierata con la professoressa Sabina Panero

 

Ormai da prima dalle vacanze di Carnevale gli studenti non tornano nelle loro aule e la didattica a distanza è ormai entrata a pieno regime, come indicato dal Ministero, nelle modalità che ciascun docente ritiene maggiormente confacente alle proprie discipline.

Esistono, infatti, ovvi e prevedibili limiti di connessione e di competenze tecnologiche sia tra gli studenti sia tra i docenti, oltre al fatto che non tutte le discipline si adattano facilmente a un insegnamento “da remoto”. È il caso, ad esempio delle materie di laboratorio come il disegno, tecnico o artistico, difficile da valutare attraverso un’email.

Abbiamo intervistato Sabina Panero, insegnante di Italiano, Storia e Geografia alle scuole medie di via Dante dell’Istituto Comprensivo Andrea Paglieri di Fossano. La modalità adottata dalla professoressa Panero è quella delle lezioni online, sempre più utilizzate dai docenti.

“All’inizio siamo andati tutti abbastanza nel panico e abbiamo temporeggiato condividendo del materiale nell’area di didattica del registro elettronico. Speravamo di ritornare abbastanza in fretta a scuola, prima il 9 marzo, poi il 15. Quando abbiamo invece capito che non saremmo tornati in aula a lungo abbiamo tirato fuori energie che non pensavamo di avere” ci racconta la professoressa Panero.

Fortunatamente il team di docenti che si occupa di informatizzazione aveva già attivato GSuite, una piattaforma che Google mette a disposizione gratuitamente per le scuole riconosciute dal MIUR: “Non è stato semplice coordinarsi con gli altri docenti – continua Sabina Panero -. Siamo circa 150 insegnanti nel nostro istituto e anche noi non ci eravamo più visti fisicamente. Il 9 marzo abbiamo fatto una riunione su Meet, abbiamo spiegato il funzionamento delle aule virtuali e il 12 marzo alcuni docenti hanno iniziato a fare lezione online”.

Un modo inedito di fare lezione che ha aiutato i ragazzi a ritrovare una parvenza di normalità, li ha spinti ad alzarsi al mattino presto, a vestirsi, a rispettare delle consegne, a rivedere i compagni di classe e gli insegnanti dopo molto tempo sebbene virtualmente.

“La prima lezione è estata emozionante – prosegue Sabina durante l’intervista telefonica -. Erano due settimane che non vedevo i ragazzi e trovarmeli davanti è stato bello. Attraverso la video lezione si recupera la sfera relazionale con un’efficacia, secondo me, maggiore rispetto alla mail o all’annotazione sul registro elettronico”.

Le difficoltà, però, sono moltissime. Gli studenti, che passano tante ore davanti a uno schermo del telefonino, di fatto non sono abituati a usare smartphone, tablet e pc per inviare Email o compilare moduli Google: “All’inizio molti non avevano un dispositivo adeguato o un indirizzo Email, ma adesso siamo sostanzialmente a regime. Tranne un caso o due, tutti gli studenti hanno mandato almeno una parte dei compiti richiesti. Ovvio che se già prima in alcune situazioni c’erano delle difficoltà, in questo momento sono amplificate. In questo momento da entrambe le parti si stanno facendo degli sforzi. I ragazzi rispettano le consegne, noi cerchiamo di tollerare eventuali ritardi. Abbiamo contattato alcune famiglie anche al telefono per valutare le situazioni di caso in caso”.

Tra copie digitali dei libri e molta intraprendenza in poche settimane i docenti e gli studenti hanno fatto enormi passi avanti sul piano tecnologico: “Inizialmente c’è stata un po’ di diffidenza, ora in molti si sono lanciati e funziona. Devo ammettere che abbiamo sempre preso un po’ sotto gamba la formazione informatica del corpo docenti. L’abbiamo sempre pensata utile agli insegnanti delle discipline scientifiche, chi lo avrebbe mai detto che ci saremmo trovati in questa situazione? Un mio insegnante diceva sempre che la storia non si fa con i se e con i ma, non possiamo però non interrogarci su come sarebbe ora se avessimo investito di più, se avessimo abituato i ragazzi a mandare mail, a rispondere a moduli google, se avessimo attivato prima piattaforme per la didattica a distanza. Quando toneremo alla normalità ritengo che si dovrà puntare sull’informatizzazione. È anche vero che il Ministero non sempre ci dà una mano in questo senso. Ci abbiamo messo oltre due anni a mettere a punto il laboratorio di informatica. Credo, però, che ora il Miur incentiverà la nostra formazione informatica”.

Sebbene non ci sia ancora una data certa per la fine della quarantena, è ormai sempre più sentita la sensazione che l’anno scolastico potrebbe anche essere già terminato o quasi, cosa accadrà dunque dopo le vacanze di Pasqua? “Dopo Pasqua inizierò a interrogare. Anche in questo caso si tratterà di lavorare in un modo diverso, con interrogazioni programmate. Abbiamo trovato i nostri ritmi e la nostra quotidianità, cercando di fare come se fossimo in classe”.

Sicuramente questa situazione ha moltissimi lati negativi: “Se non torneremo a scuola, soprattutto per le classi che terminano il ciclo, non ci sarà il momento del commiato questo mi dispiace molto. Manca il contatto con gli studenti”, ma ci sono anche degli aspetti positivi di cui fare tesoro: “In un mese abbiamo imparato un sacco di cose dal punto di vista tecnologico sia noi docenti, sia i ragazzi che hanno capito che lo smartphone non è uno strumento da usare solo per gioco”.

Agata Pagani

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