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Attualità | 12 aprile 2020, 13:17

La quotidianità al tempo del Covid-19. Il diacono Paolo Tassinari: "Una Pasqua senza precedenti. I rapporti con i fedeli mantenuti grazie alla tecnologia"

In tempi normali si occupava dei ricoverati nell’Ospedale di Fossano e di una serie di attività della diocesi legate alla famiglia e alla comunicazione. Oggi soddisfa le richieste dei fedeli di avere uno strumento virtuale che consenta a tutti di vivere insieme questo momento incredibile. Lo fa attraverso i social: “Un’ottima opportunità per essere vicini alla nostra gente, per continuare a credere, sperare e affidare le nostre preghiere al Signore"

La quotidianità al tempo del Covid-19. Il diacono Paolo Tassinari: "Una Pasqua senza precedenti. I rapporti con i fedeli mantenuti grazie alla tecnologia"

Com’è la vita di un diacono al tempo del Covid-19? Come si vive l’appartenenza alla comunità cristiana in un momento così inatteso come la pandemia che ha colpito il mondo da inizio del 2020? Cosa significa per i credenti trascorrere una quaresima e una Pasqua senza Ceneri, rami di ulivo, e senza Comunione, che nel nome porta il significato profondo di una condivisione?

Ne abbiamo parlato con Paolo Tassinari, diacono permanente che si occupa, in tempi normali, dei ricoverati nell’Ospedale di Fossano e di una serie di attività della diocesi legate alla famiglia e alla comunicazione.

“Anche io in questo periodo lavoro da casa e con il PC – ci racconta Paolo Tassinari -. In modo particolare mi sono concentrato sulle comunicazioni e sui social media e mi sto occupando di come tenere in raccordo le varie iniziative virtuali che, man mano, sono state richieste”. È da sottolineare la parola ‘richieste’ perché punto cardine di una serie di iniziative che, a livelli diversi, la diocesi di Fossano e Cuneo nel suo insieme, e le varie parrocchie individualmente, hanno sviluppato fino a oggi e, fino alla fine dell’emergenza, continueranno a sviluppare. “Buona parte delle iniziative che ci siamo inventati sui social ci sono state richieste dalle nostre comunità. Io mi occupavo di comunicazione già prima e in queste settimane, a fronte della malattia di alcuni sacerdoti e di alcuni familiari ho ricevuto molti messaggi da parte di fedeli che chiedevano di organizzare qualcosa per avere uno strumento virtuale che consentisse a tutti di vivere insieme, di attraversare insieme, un momento incredibile, difficile e impensato come quelli che improvvisamente ci siamo ritrovati a vivere”.

Ecco che, quello che fino a pochi mesi fa sarebbe stato impensabile, oggi sta diventando un approdo sicuro per tanti fedeli alla ricerca, almeno di un contatto visivo con il proprio parroco, con il catechista, con gli animatori dell’oratorio.

A partire dall’esigenza palesate dai fedeli e condivise con il vicario Pierangelo Chiaramello e i sacerdoti della città di Fossano si è organizzato un primo momento di preghiera sul canale Youtube della Diocesi di Fossano. Il vicario Chiaramello e fra’ Luca Gazzoni hanno tenuto un momento di preghiera dedicato a don Derio, don Celestino e a tutte le persone che hanno contratto il virus. “Nonostante una qualità del video non eccellente, 1200 sono stati i collegamenti in diretta e, al momento, le visualizzazioni sono oltre 4000. Questo ci ha dato la consapevolezza di aver intercettato un bisogno”.

Sulla scia di questa prima esperienza si sono organizzate altre 5 serate in diretta sul canale della diocesi, guidate a turno da alcuni sacerdoti e dallo stesso Tassinari. Utilizzando lo schema della benedizione degli ammalati, anche da remoto, si è strutturato un sistema utile a vivere insieme, sebbene attraverso i social, un momento di condivisione.

Naturalmente i social media rappresentano, mai come in questo momento storico, opportunità e insidie: “Usare i social per trasmettere un momento di preghiera comporta affrontare una serie di problemi. Uno dei rischi è dato dal fatto che chi guarda sia solo spettatore, anche davanti alla preghiera. Il fruitore non può partecipare attivamente, e questo è un rischio. Un altro rischio è che, chi è bravo nella comunicazione in qualche modo possa veicolare dei messaggi e dei contenuti, magari banalizzando la fede cristiana”.

Un momento di svolta importante che appare semplice, forse, per l’utilizzatore, ma che porta con sé molti interrogativi, dubbi, domande legate al senso profondo di comunità anche fisica, oltre che spirituale, alla base delle parrocchie e delle diocesi.

“Credo che in questo momento i social rappresentino un’ottima opportunità per essere vicini alla nostra gente, per continuare a credere, sperare e affidare le nostre preghiere al Signore. Perché la preghiera simbolo dei cristiani è il Padre NOSTRO, non il Padre MIO e in un momento come questo in cui non si può esprimere l’essere comunità, in qualche modo dobbiamo restare vicini alla gente con tutti i mezzi a nostra disposizione. Anche se la comunicazione social non è esente da problemi, se avessimo detto di no alle richieste e fossimo rimasti a sentenziare dietro a una scrivania sull’inutilità dei social, non saremmo stati testimoni credibili del Vangelo e della parola del Signore che, in un periodo come questo, può passare anche attraverso i social”.

Un cammino difficile per una comunità tradizionalmente lontana dai contatti, che da sempre ha puntato sul senso di appartenenza anche come presenza fisica. Come tante altre categorie anche i religiosi mai avrebbero immaginato di arrivare a una Quaresima senza rami di ulivo e a una Pasqua senza triduo o senza Messa comunitaria: “Dal punto di vista tecnico è stato un cammino verso il meglio. La qualità è andata migliorando. In futuro si dovrà tornare ovviamente a privilegiare la relazione, ma anche quando l’emergenza sarà finita, secondo la mia opinione, dovremo riflettere molto di più sull’uso dei social media, anche per quanto riguarda la vita cristiana. Sono emerse tante bellezze nei video messaggi, nelle iniziative dei gruppi giovanili per vivere in casa il triduo. Se non fossimo in questo periodo storico non ci sarebbero state. Ci sono anziani che hanno imparato a usare Facebook per vedere il parroco, colui che portava la Comunione a casa all’anziano genitore o che aspettava i bambini a catechismo. I messaggi servono a vedere, anche a distanza, un punto di riferimento per la comunità”.

Tassinari in questo periodo, oltre a seguire le diverse iniziative social dei sacerdoti della diocesi di Fossano, celebrare alcuni momenti comunitari e ad aver recitato via Facebook il rosario dalla cappella dell’ospedale per una maggior vicinanza, sebbene virtuale, con chi in questo periodo è in ospedale, ha avuto modo di trascorrere più tempo anche con la sua famiglia: sua moglie e i suoi tre figli. “Ho scoperto di avere un figlio cuoco! Sto apprezzando la fantasia e l’intraprendenza anche degli altri due, in particolare nello sfornare ciambelle e nel fare giochi di prestigio a carte; abbiamo trascorso serate con giochi di società, usato il tavolo da ping-pong e fatto un piccolo falò in giardino. Una curiosità: grazie all’acquisto di una console, e del tempo maggiore a disposizione, ho ricominciato a giocare coi videogiochi degli anni ’80 che trovavo nei bar!”.

Anche a livello più generale ci sono degli aspetti positivi di cui Tassinari conserverà ricordi positivi sebbene il contesto generale sia così sofferente: “Ricorderò il fatto di essere entrato in relazione con tanti esperti informatici che gratuitamente, a tutte le ore del giorno e della sera, mi hanno offerto consigli e suggerimenti oltre ad avermi messo a disposizione attrezzature a titolo gratuito. In questo periodo ho anche avuto rapporti più frequenti con parroci e con il Vescovo e il risultato è un aumento dell’apprezzamento reciproco”.

Agata Pagani

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