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Attualità | 15 aprile 2020, 15:36

Saluzzo: la laurea di Adriano Aimar nel salotto di casa con tanti amici in diretta Instagram, il social oggetto della sua tesi

La proclamazione online: 110 e lode con dignità di stampa. La tesi sui “social urban data” di Instagram per studiare le città, i loro trend e i progetti del domani. Ha raccolto 354 mila post “georiferiti”, in 1071 location di Torino per la virtuale panoramica di Insta-Turin

Saluzzo, momenti della laurea di Adriano Aimar

Saluzzo, momenti della laurea di Adriano Aimar

"E’ stato molto bello. Alla mia laurea, erano tanti, una quarantina di amici, alcuni dall’estero. Molti di più di quanti sarebbero intervenuti in tempi normali, nell’aula magna dell’Ateneo, al Dad, Dipartimento di Architettura e Disegn, nel castello del Valentino a Torino".

Ai tempi del Covid 19, brindisi e applausi in diretta Instagram per la proclamazione a dottore in Architettura con 110 e lode e dignità di stampa di Adriano Aimar, saluzzese, che si è laureato la settimana scorsa  “da remoto” nel salotto di casa della madre, Paola Barbero, discutendo la tesi sulla piattaforma della didattica on line.

All’appuntamento alle 14,30 davanti alla web came collegata al tavolo dei 5 relatori, si è presentato elegante ed emozionato, come si conviene all’occasione.

Il fratello Angelo, poco distante, si è occupato della diretta Instagram con la platea di amici, collegati al social network fotografico che è stato anche il tema della sua tesi e su cui arrivano i "bravo e hurrà" per Adriano.  

Tesi che tradotta dall’inglese ha infatti come titolo “ Insta-Turin. Rivedere la nozione di spazio, comunità e prossimità nella città contemporanea attraverso l’uso dei social urban data di Instagram".

Spiega Adriano: E’ stata sviluppata con il professor Matteo Robiglio (Politecnico di Torino e il professor Marco Brambilla (Politecnico di Milano). E’ nata nel FULL (Future Urban Legacy Lab), centro di ricerca interdipartimentale del Poli che si occupa di studiare la città mescolando tradizione ed innovazione, con metodologie che derivano dall'accostare ricercatori di ambiti diversi: architettura, urbanistica, geografia, ingegneria informatica, gestionale, economia.  

"Gli ultimi anni – continua il neo laureato- hanno portato con sé una produzione di dati enorme in moltissimi ambiti che ci aiutano a capire il mondo che ci circonda, gli strumenti che usiamo e noi stessi. In questa grande montagna di dati, ci sono i “social urban data”, informazioni prodotte dagli individui direttamente o indirettamente che ci parlano della loro sfera sociale (social) nella dimensione della città (urban): dalle informazioni sul traffico telefonico, ai sistemi di geolocalizzazione e, in particolare, ai  dati dei social media e dei social network".

La mia tesi si è concentrata su un social network in particolare, Instagram appunto, sul validare l’ uso di questi dati da un punto di vista teorico e la rilevanza delle informazioni ricavabili da esso per lo studio della città. E’ indirizzata inoltre allo sviluppo di una metodologia  di raccolta e analisi di un certo tipo di dati in particolare (i post georiferiti) e  all’applicazione della metodologia  sulla città di Torino".

Per il suo lavoro ha  “raccolto” un database di 354 mila post georiferiti,  in 1071 location della città, in un anno. 

Come possono essere usate queste informazioni?

"Sono molteplici le applicazioni e possono essere riassunte in due dimensioni. Da un lato si è cercato di mappare in maniera scientifica e consistente le comunità che compongono la città e individuare come e dove questi processi identificativi si manifestino.

In parole povere, se in una società predigitale, i luoghi della socialità e dell’identificazione dell’individuo nella comunità, erano facilmente individuabili nel suo “quartiere” (la chiesa, i negozi, la casa, il bar etc.), nella società digitale questi processi identificativi sono cambiati e hanno preso una dimensione sempre più vasta, diffusa e individuabile “collegando” luoghi distanti secondo la logica delle reti, dei network"

Dall’altro lato, continua Aimar,  la ricerca si presta ad usi ed applicazioni nel saper registrare il dinamismo dell’uso degli spazi e il loro cambiamento nel corso del tempo.

"In questo modo è possibile capire l’impatto di eventi sulla città, il come la città viene vissuta e utilizzata in maniera istantanea. Informazioni del genere si prestano ad usi che vanno da una dimensione pubblica (potenziamento mezzi di trasporto, gestione ordinaria e straordinaria, sviluppo di programmi per zone periferiche ) ad una dimensione privata come la mappatura di trend, linee guida per investimenti  e altro.

 

Vilma Brignone

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