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Curiosità | 16 aprile 2020, 15:45

"In Francia si parla di riaprire l'11 maggio, ma serve pazienza. E capire che rallentare è un'opportunità per apprezzare le cose importanti della vita"

A parlare è Simone Giuliano, cittadino di Montpellier originario di Manta: "Qui la situazione sembra buona e si rispettano le regole di sicurezza; assurdi, per me, i ritardi nelle decisioni governative"

Simone Giuliano

Simone Giuliano

"In Francia, come nel resto del mondo, regna la paura da Coronavirus. Purtroppo qui, a parere mio e visto l'evolversi della situazione in Italia, si è aspettato un po' troppo prima di iniziare il lockdown: si è preferito non annullare le elezioni municipali, e questo ha portato al ritardo".

Sono i nostri vicini più prossimi, i francesi, ma (come spesso è accaduto nel corso degli anni) dall'inizio dell'emergenza sanitaria legata al Covid-19 sono stati tanti gli elementi di scontro con noi italiani.

A ricordarci come, però, tutta Europa sia "sulla stessa barca" - al netto dei ritardi nello scoppio dell'epidemia e delle necessarie differenze socioculturali - ci pensa Simone Giuliano, originario di Manta ma cittadino di Montpellier da parecchio tempo.

"A Montpellier per il momento stiamo tutti abbastanza bene - sottolinea Simone - . Nel senso che non ci sono molti casi positivi e che gli ospedali pubblici stanno funzionando bene, pur con un carico di lavoro immenso, ovviamente. Per fortuna i "montpellierani" stanno rispettando le regole imposte dallo stato. Quasi tutti mantengono le distanze, mascherine e guanti... poi come sempre, ci sono quelli e quelle che non rispettano le regole".

"Trovo comunque assurde alcune prese di posizione del governo: la decisione di chiusura sino a data da definire è arrivata a tre giorni di distanza dalla dichiarazione del primo ministro Philippe che sosteneva la situazione fosse "sotto controllo" dice Simone.

Che segue anche giornalmente la situazione italiana e, nello specifico, quella della nostra provincia: "Tutta la mia famiglia abita a Manta. Dal mio piccolo punto di vista mi sento di dire che il premier Conte stia facendo un buon lavoro; non è semplice decidere ciò che è giusto o sbagliato per la salute di 60 milioni di italiani, specie vista la situazione straordinaria in cui ci troviamo".

Una situazione che, com'è esperienza quotidiana per tutti, ha impattato profondamente nella vita di Simone, di sua moglie Alizée e di suo figlio Emilio.

"La nostra quotidianità è cambiata radicalmente: tutti i giorni uscivamo per andare al parco con giochi, uscivamo a fare l'aperitivo con gli amici, andavamo al lavoro. Avevamo una vita normale insomma - racconta Simone - . Adesso siamo "chiusi" in casa da un mese. Ogni 10 giorni vado a fare la spesa, sperando di non dimenticare nulla, con Emilio giochiamo in giardino e l'aperitivo lo facciamo in solitaria. Ci stiamo facendo una casa e ovviamente questa situazione sta rendendo tutto un po' difficile; i lavori vanno a singhiozzo, per ordinare i mobili è un casino e per il trasloco dobbiamo aspettare che tutto questo periodo sia finito".

"Per fortuna questo periodo mi sta regalando un sacco di episodi positivi, soprattutto con mio figlio Emilio - aggiunge Simone, guardando al lato positivo della reclusione - . Ogni giorno posso godermelo, posso leggergli la fiaba della buona notte, giocare con lui: stiamo passando tanti momenti belli in famiglia".

Dopo più di un mese, però, comincia a profilarsi seriamente all'orizzonte l'ombra della ripartenza: una realtà agognata da molti e, in fondo, temuta un po' da tutti. "Il lunedì di Pasquetta il presidente Macron a parlato di un apertura graduale a partire dall'11 maggio ma io penso che sarà difficile, per almeno un annetto, vista la situazione. Spero che il tempo passi velocemente e che tutti possiamo tornare ad abbracciarsi e fare festa insieme come prima. Ma soprattutto che questa situazione ci insegni a "rallentare" un po' con le cose inutile e approfittare invece di quelle più importanti".

redazione

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