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Bra e Roero | 23 aprile 2020, 08:01

Nella Giornata mondiale del libro (23 aprile) il Caffè Letterario di Bra invita a riscoprire i grandi classici della letteratura

‘La felicità domestica’ di Lev Tolstoj è un libro denso di emozioni, che sembra scritto l’altro ieri

Nella Giornata mondiale del libro (23 aprile) il Caffè Letterario di Bra invita a riscoprire i grandi classici della letteratura



Avevo bisogno che il sentimento guidasse noi nella vita, e non la vita il sentimento”. Nella Giornata mondiale del libro che si celebra oggi, giovedì 23 aprile, il Caffè Letterario di Bra invita a riprendere in mano grandi classici della letteratura, che servono anche a riscoprire un po’ noi stessi.

 

‘La felicità domestica’ di Lev Tolstoj (Fazi) è davvero un concentrato di emozioni. Rimasta orfana a diciassette anni, Mascia vive con Sonia, la sorella minore e Katia, la governante. L’inverno è lungo e cupo nella campagna russa: le finestre gelate, le stanze vuote, le persone silenziose. Finché a portare un po’ di luce arriva lui, Serghièi Mikhàilovic, un vecchio amico di famiglia: aveva lasciato una bambina e ritrova una giovane donna avvenente.

Dopo un corteggiamento fatto di bisbigli, mezze confessioni e impacciati camuffamenti, Mascia e Serghièi si sposano. Lei è più che mai convinta che i vent’anni di differenza non intaccheranno il loro amore. Lui, dall’alto della sua età, è ben più dubbioso, eppure disposto ad illudersi. Ma come l’innamoramento, anche il logorio del rapporto è una cronaca annunciata. Ben presto la ragazza scoprirà che la vita coniugale ed i propri sentimenti nei confronti del marito sono molto più complessi di quanto immaginasse e hanno poco a che fare con le nozioni di vita matrimoniale che aveva appreso da bambina.

 

Sembra davvero incredibile che ‘La felicità domestica’ sia stato scritto nel 1859, perché è un romanzo che guarda con occhio lucido e assolutamente moderno ai rapporti di coppia, alle dinamiche che si instaurano all’inizio di una relazione, a come i sentimenti nel corso degli anni si modifichino così tanto che sembra quasi impossibile chiamarli con lo stesso nome. Tolstoj usa il punto di vista della giovanissima Mascia per raccontare il suo approccio all’amore, ma soprattutto alla vita. Mascia rivede Serghièi dopo diversi anni e la sua presenza la tira fuori dall’inedia in cui si era racchiusa diventando orfana.

Può Mascia definire “amore” quello che prova per quell’uomo, vent’anni più grande di lei? Dopo la novità del corteggiamento, con il matrimonio sopraggiunge anche la noia di una tranquilla vita di campagna, in cui i giorni si susseguono senza che succeda mai nulla. Mascia diventa inquieta, riprenderà vita solo quando lui la porterà in città e lì, tra balli e ricevimenti, tra lusinghe e complimenti, la giovane ritroverà il colorito del volto, ma allontanerà suo marito.

I due saranno sempre più distanti, incapaci di parlare a viso aperto come facevano un tempo, giudicandosi in modo falso, lasciando solo che la cortesia faccia da collante. Eppure Mascia non smette mai di interrogarsi sulle sue emozioni, portando con sé il lettore. E accompagnarla tra dubbi e consapevolezze è stato un viaggio incredibile.

Ci sarebbe tanto da dire ancora su ‘La felicità domestica’, ma credo che in realtà sia uno di quei romanzi che vadano letti più che raccontati. Il mio consiglio è di farlo al più presto.

Silvia Gullino

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