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Cuneo e valli | 23 aprile 2020, 09:09

Discoteche: un giro di affari di 5-7 miliardi l’anno. E adesso come si riparte?

Pulitanò - Toselli : “Il comparto dell’intrattenimento e dei locali notturni merita più attenzione!”. Ritenute insufficienti le misure governative. La questione posta all’attenzione della Regione

Discoteche: un giro di affari di 5-7 miliardi l’anno. E adesso come si riparte?

In tempo di coronavirus, il Governo non dimentichi il settore del pubblico spettacolo, delle discoteche e dei locali notturni”. Lo spunto arriva da Rocco Pulitanò, uno dei massimi esperti sul territorio nella progettazione dei locali di spettacolo: con la sua azienda, che ha sede a Mondovì, ha realizzato locali in giro per l’Europa, progettando inoltre gli apprezzati e frequentatissimi locali di Flavio Briatore (i più importanti a Torino) e la kermesse musicale di grande impatto e successo di pubblico “Wake Up” a Mondovì.

“Il settore degli intrattenimenti serali e notturni, grandi eventi e di tutto l’indotto, – spiega Pulitanò – è un ambito economico che troppo spesso viene considerato marginale. Ma è un errore: dai 15 ai 20 milioni di persone ruotano attorno a questo mondo, che in totale crea circa 1,5 milioni di posti di lavoro, 400 mila solo nelle discoteche. Un giro di affari che va dai 5 ai 7 miliardi l’anno, di cui 1,1 dalle discoteche. E questi numeri, già molto significativi, non tengono conto dell’abusivismo”.

Insomma, l’economia di questo comparto , e non poco, sul Prodotto interno lordo italiano, “ed è inoltre trainante – aggiunge Pulitanò, che oltre ad essere nel cuore del problema per ragioni lavorative, aggiunge la sua esperienza di consigliere dell’Azienda turistica locale del Cuneese – in tutto il paese per il settore turistico, molto interessato all’intrattenimento serale e notturno,dei grandi eventi ”.

L’intero settore è stato il primo a pagare le severe conseguenze dei vari lockdown dovuti al rischio di diffusione del coronavirus: discoteche e locali sono stati praticamente i primi a chiudere, avendo ovvie difficoltà al limite dell’impossibile a far rispettare le distanze di sicurezza di almeno un metro imposte dai decreti che si sono susseguiti nel tempo, e per la stessa motivazione sono quelli su cui c’è più incertezza per una eventuale ripresa.

“Inoltre – prosegue Pulitanò – il comparto si è sentito completamente abbandonato dal Governo, mai preso in seria considerazione nei decreti emanati. Proprietari di discoteche e locali, titolari di licenze, si chiedono quale ripresa potrà esserci, e se le restrizioni andranno avanti per mesi, quali ulteriori supporti il Governo intende dare al settore”.

Perché i rappresentanti del comparto non sono affatto soddisfatti dai provvedimenti oggi in vigore: “Il sindacato a livello nazionale della FIPE-SILB, organizzazione leader nel settore dell’intrattenimento serale e notturno – spiega Pulitanò – ha preso una ferma posizione, inviando anche una lettera al presidente del Consiglio Conte. I provvedimenti del Cura Italia vengono ritenuti inadatti per fronteggiare la grave crisi liquidità in cui sono incorsi i proprietari dei locali. Le proroghe ipotizzate non consentono alle aziende di far fronte ai costi correnti, vengono invece proposte altre misure come programmi fiscali sostenibili, la sospensione delle utenze, l’estensione del credito di imposta sul canone di locazione degli immobili (già previste per la categoria C1, cioè ristoranti e locali commerciali)”.

“Ben altri sono gli aiuti che occorrono per ricominciare - afferma Federica Toselli, presidente provinciale FIPE SILB. È come uno stato di guerra e occorrono aiuti a fondo perduto, riduzione delle aliquote delle imposte dirette, dilazione a lungo termine per quelle sul reddito e di ogni altra scadenza fiscale, modifica dei meccanismi di determinazione del reddito, compresa la periodicità di presentazione dei bilanci d’esercizio e relativo versamento d’imposte. Non vogliamo sentire parlare di tasse in un momento storico in cui le nostre aziende sono chiuse, dobbiamo pagare affitti, ricorrere alla Cig per i nostri dipendenti”. Sulla stessa lunghezza d’onda Alessandro Mautino, presidente provinciale EPAT Torino e provincia: “Se si vuole salvare un comparto estremamente importante in termini di fatturato oltre che fondamentale per completare l’offerta turistica della Regione bisogna reagire subito con liquidità immediata, ma anche essere in grado di cooperare per individuare le azioni di rilancio sia economiche sia comunicative necessarie per il percorso di ripresa che necessariamente bisognerà intraprendere”.

La speranza è anche rivolta ad una riapertura che ci si augura più repentina possibile: “E’ evidente che la ripresa sarà lenta – aggiunge Pulitanò - : in attesa di una revisione degli aiuti alle imprese, è ipotizzabile una possibile riapertura dei locali sfruttando le licenze di somministrazione di alimenti e bevande, valutando anche altre misure per agevolare la ripartenza, come la reintroduzione dei voucher cartacei per lavoro occasionale accessorio. Ma la cosa realmente importante ora – conclude Pulitanò – è concedere ad uno dei comparti più importanti dell’economia italiana l’attenzione che merita”.

Sul tema si è espresso anche il consigliere regionale Paolo Bongioanni: "Queste riflessioni verranno riportate in un ordine del giorno dalla Commissione cultura, che presiedo, per portare il tema all'attenzione del Consiglio regionale e per cercare di dare il nostro contributo per attivare eventuali altre forme di aiuto al settore".

c.s.

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