Oltre il 57% dei piemontesi guarda il modem. E sospira. Perché nel pieno di questa emergenza Coronavirus (e relativo lockdown) che ci costringe in casa, è bello parlare di smart working o di didattica online. Peccato che i numeri - diffusi da Confartigianato Piemonte - dicano che oltre 4 cittadini della nostra regione su 10 non sono raggiunti dalla banda larga. E quindi, ammesso che ci sia Internet, il suo utilizzo è limitato nel tempo e nei volumi.
"Una fetta ancora limitata di piemontesi può beneficiare della banda ultra larga - dicono da Confartigianato -: un servizio ormai essenziale. Un recente studio dell’Associazione di Categoria sull’offerta di accesso ad Internet in banda ultra larga ha rivelato come il Piemonte, con una copertura del 57,6% della popolazione (dato composto da una quota del 24,6% relativa alla velocità 30-100 Mbps e da una quota del 33% relativa alla velocità 100-1.000 Mbps), occupi a livello nazionale appena l’undicesimo posto".
A livello di province, le più fortunate sono le famiglie di Torino, il cui territorio è coperto al 71,7%. Seguono quelle di Novara (copertura al 56,0%), Vercelli (48,1%), Alessandria (47,9%), Asti (36,8%), Cuneo (34,4%) e Verbano Cusio Ossola, con una copertura al 33,1%.
E se la difficoltà si presenta per ciascuno di noi (anche nel caso di tenti di intrattenere la famiglia con qualche dispositivo di visione in streaming), lo stesso lo stanno vivendo anche i settori produttivi, che non fanno eccezione rispetto ai privati cittadini.
Proprio a livello artigiano, dall’11 marzo, a causa del Covid-19, oltre il 60% delle imprese artigiane del Piemonte sono state costrette a sospendere l’attività e azzerare la produzione. Ma per chi ha tentato di trovare sfogo con e-commerce e smartworking, il gradino si è rivelato particolarmente impegnativo da superare. Ostacoli che si fanno a sommare ad altre insidie come i costi connessi alle vendite online, la logistica o i problemi nei pagamenti.
“In Piemonte – commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Piemonte – ci sono zone che non dispongono di un’adeguata copertura di rete soprattutto alcune zone del Cuneese e del Verbano non sono raggiunte dalle infrastrutture in banda ultralarga. Un problema molto sentito nelle aree montane ma non solo. C’è tanta retorica sul fatto che questa crisi cambierà la nostra organizzazione del lavoro oltre che le abitudini di vita, spingendoci verso una sempre più marcata digitalizzazione. Ma la realtà è che questa pandemia, direbbero gli economisti marxisti di un tempo, è marcatamente classista. Sopravviveranno i privilegiati, il ceto urbano che può lavorare da casa con lo smart working, che può ordinare spesa e cibo tramite app di consegna a domicilio, i cui figli seguono le lezioni on line, e che può vendere beni e servizi grazie alla banda ultra larga. Gli altri, i non-privilegiati, il virus non li renderà migliori, semplicemente saranno ancora più esclusi e scompariranno”.