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Ad occhi aperti | 02 maggio 2020, 17:30

1° maggio, Festa del Lavoro... senza il festeggiato: Parasite

Sulla stessa barca, come membri di una società, non ci siamo mai stati e mai ci saremo, calamità naturali o meno. Ognuno si stringe alla propria, ripetendosi che “tutto andrà bene” anche davanti a onde alte venti metri

Un fotogramma da "Parasite"

Un fotogramma da "Parasite"

“Parasite” (titolo originale, poco pronunciabile, Gisaengchung) è un film di produzione coreana del 2019, scritto da Bong Joon-ho e da Han Ji-won e diretto dallo stesso Joon-ho.

La famiglia Kim vive di sussidi di disoccupazione, in una situazione di difficoltà economica e sociale sempre più drammatica. Tutto cambia, però, quando il figlio Ki-woo diventa il tutor d’inglese della giovane Da-hye, membro della ricchissima famiglia Park: da quel momento i Kim cercheranno, letteralmente con le unghie e con i denti, di raggiungere la vita che sognano da sempre e che non hanno mai potuto avere.

Ormai è ovvio: chi pensava che trovarsi a festeggiare la Festa della Liberazione in periodo di ferrea quarantena per ragioni sanitarie fosse il punto più alto possibilmente raggiungibile dall’ironia cosmica si è sbagliato. Perché nell’Italia – ma, in effetti, nel mondo – della pandemia da Coronavirus celebrare la Festa del Lavoro è indubbiamente più curioso.

Se si parla di lavoro come tematica all’interno della cinematografia è impossibile, da un anno a questa parte, tralasciare il capolavoro – oggettivamente e universalmente riconosciuto – di Bong Joon-ho “Parasite”; le traversie della famiglia Kim nel cercare di assicurarsi un “posto nel mondo” migliore di quello in cui ha dovuto trascorrere la propria intera esistenza (traversie non particolarmente fortunate, a dire il vero) rappresentavano alla perfezione il mondo e la società pre-epidemia.

La domanda, a questo punto, è: il film è e sarà ancora rappresentativo del mondo “che verrà”?

Questo non lo possiamo sapere, ovviamente. Come davanti a qualunque calamità naturale – perché, al netto di qualche assurda teoria cospirazionista, è di questo che si parla – non possiamo fare altro che attendere che si risolva (impegnandoci tutti perché questo avvenga il più velocemente possibile), raccogliere i cocci e ripartire sperando di aver imparato qualcosa di buono nel frattempo. 

Ma i dati sulle “nuove povertà” che i servizi assistenziali dei nostri comuni si sono già trovati a dover fronteggiare gettano lunghe ombre sul futuro prossimo. E lo stesso fanno quelli relative alla cassa integrazione e alla perdita di fatturato di praticamente tutti i settori produttivi.

Credo però sia interessante valutare – proprio a fronte di questi dati – come chi ha dipinto e sta dipingendo ancora adesso l’attuale crisi come un perfetto “livellatore sociale” (una condizione in cui tutti siamo uguali, siamo sulla stessa barca) abbia di fatto avuto torto sin dall’inizio.

La natura è imparziale, questo è indubbio. Ma le conseguenze e le ricadute dei suoi sommovimenti non sono e non sono mai stati identici per tutti, e per comprenderlo basterebbe far descrivere a un qualunque aquilano e a un giapponese le proprie esperienze con i terremoti.

Forse è questo che nasconde “Parasite” a livello di significato. Che sulla stessa barca, come membri di una società, non ci siamo mai stati e mai ci saremo, calamità naturali o meno. Ognuno si stringe alla propria, ripetendosi che “tutto andrà bene” anche davanti a onde alte venti metri. Ricordandosi, come da tradizione, di santificare le feste.

Tanti auguri a tutti voi.

redazione

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