Gli studenti del Denina Pellico Rivoira di Saluzzo, questa volta quelli del biennio, si sono nuovamente ritrovati il 30 aprile, in modalità telematica per il terzo appuntamento organizzato dai rappresentanti di Istituto: ospite Fredo Valla, regista di film e documentari, soggettista di "Volevo nascondermi", premiato a Berlino.
Nella prima parte del collegamento il regista ha introdotto il suo film documentario "La barma", del 2013, ambientato a Balma Boves, caratteristico borgo costruito sotto un’enorme sporgenza rocciosa sul Monbracco nei pressi di Sanfront, il cui peculiare aspetto, unico nel suo genere, con le case in pietra dai tetti piatti che rimandano alla cultura mediterranea, ha affascinato il regista dalla prima volta in cui vi ha messo piede negli anni ’60.
Valla ha coinvolto i ragazzi in una interessante spiegazione sulla vita nelle borgate di questa zona, che è zona di media montagna in cui il principale sostentamento alimentare era rappresentato dalla castagna e dal latte prodotto da quelle poche bestie che i più fortunati possedevano. Ha introdotto i personaggi del film accennando alla loro storia e ha riflettuto su come le loro vecchie abitudini oggi vengano rispolverate nell’ottica di quella che viene definita la decrescita felice e di una vecchia/nuova cultura del recupero-riciclo.
Ha spiegato anche qualche sua scelta cinematografica in La barma: i protagonisti vengono ripresi davanti a un telo di stoffa che ricorda quelli usati come sfondo dai fotografi ambulanti, ma viene lasciato visibile, a lato dei personaggi, lo spazio in cui vivono oggi, la cucina della loro casa, il soggiorno.
E poi la parola è passata direttamente ai protagonisti de La barma attraverso la visione del film documentario: emerge soprattutto la figura di Pasqualina. Pasqualina racconta di quando, la domenica, si mangiavano patate e castagne perché già era una “pietansa”, di quando portava sulle spalle il fratello fino alla scuola insieme al peso della cartella di legno, di quando è andata al cinema per la prima volta a Saluzzo con un ragazzo che poi però ha sposato un’altra perché aveva fatto “il guaio”.
Ancora racconta della morte improvvisa per tetano del suo papà e del loro ultimo abbraccio. Nel documentario a questo ultimo racconto di Pasqualina vengono associate dal regista le immagini di un cavallo bianco che trotta per la borgata di Balma Boves, perché la morte del papà di Pasqualina deve essere paragonata alla morte di un re. Pasqualina non è riuscita a vedere la prima de La barma, avvenuta in una località vicino a Balma Boves alla presenza di quattrocento persone, è morta prima, ma ne rimane il sorriso fresco e sbarazzino nelle immagini del film.