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Economia | 07 maggio 2020, 10:14

Ferrero, nello stabilimento di Alba un graduale ritorno alla piena occupazione

Nel pieno dell’emergenza l’azienda aveva ridotto del 50% gli addetti impegnati in linee e reparti. Ora il progressivo rientro al lavoro, che in parte interesserà anche gli uffici della multinazionale

L'ingresso dello stabilimento Ferrero di Alba (foto Andrea Boano)

L'ingresso dello stabilimento Ferrero di Alba (foto Andrea Boano)

E’ un graduale ritorno alla piena operatività quello che, in questi primi giorni della "fase 2", sta interessando la Ferrero di Alba.

A metà marzo, nel pieno dell’emergenza Coronavirus, la multinazionale della Nutella aveva ridotto del 50% la forza lavoro impegnata nel suo principale stabilimento italiano.

Una città nella città che, seppur a ranghi ridotti, aveva comunque proseguito a produrre attrezzandosi per contemperare – aveva ribadito l’azienda – lo "scopo prioritario della salute dei nostri dipendenti", e il proposito di "non compromettere la filiera alimentare dell’intero territorio nazionale fino allo scaffale, non soltanto a tutela e salvaguardia delle attività della Ferrero stessa, ma anche di tutto l’indotto".

Per farlo, dopo aver promosso un ampio ricorso allo smart working per gli addetti del settore impiegatizio, l’azienda aveva predisposto un’articolata serie di misure di sicurezza anche all’interno di linee e reparti. Tra queste il raddoppio delle linee bus di trasporti dipendenti, il raddoppio degli ingressi nello stabilimento di Alba e accorgimenti in luoghi di lavoro e spazi comuni, per mantenere il rispetto delle distanze raccomandate; il controllo della temperatura dei dipendenti e degli appaltatori in entrata con termoscanner, la messa a disposizione di mascherine per tutti i dipendenti.

In vista dell’allentamento delle restrizioni disposto dal Governo col Dpcm dello scorso 26 aprile (due giorni prima le parti sociali avevano intanto firmato un’integrazione del protocollo di contenimento del Coronavirus negli ambienti di lavoro) l’industria albese ha iniziato a lavorare per identificare le migliori modalità organizzative per un progressivo rientro del personale nelle sedi di lavoro.

A partire dal 4 maggio, quindi, l’azienda ha previsto  il progressivo ritorno al lavoro per l’intero organico operaio e anche per quello impiegatizio che svolga mestieri non compatibili con una modalità di lavoro in “smart working” a oltranza, con apposite distribuzioni delle turnazioni volte a occupare in maniera sicura gli spazi di lavoro, nel rispetto delle distanze prescritte dalle norme.

In questa fase l'azienda si è impegnata "a condividere con tutti i dipendenti le nuove modalità di comportamento atte a tutelare la salute e la sicurezza di tutti": dall’impiego delle mascherine protettive, alla distanza di sicurezza, dalle precauzioni igieniche all’utilizzo della propria postazione e degli spazi comuni.

Il personale attualmente in smart working continuerà invece a lavorare da casa fino a data da destinarsi, salvo la prima linea manageriale delle diverse funzioni aziendali, che sarà in sede, ma dovrà continuare a privilegiare la tecnologia nelle relazioni interpersonali.
 
"Ferrero – fa sapere l’azienda – continua comunque a monitorare la situazione, attenendosi rigorosamente alle disposizioni governative e, là dove è in grado di farlo, andando anche oltre. I nostri operai sulle linee, tutta l’organizzazione di vendita, di assistenza ai clienti e di logistica hanno contribuito con orgoglio e senso del dovere, insieme a tutta l’industria alimentare, a far sì che tutti gli italiani, nei momenti di punta della crisi pandemica, abbiano potuto continuare a fare la spesa normalmente senza trovare quegli scaffali vuoti che avrebbero generato panico e indebite preoccupazioni nella popolazione e reazioni scomposte”.

Ezio Massucco

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