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Politica | 09 maggio 2020, 07:30

#coronavirus: il distanziamento fisico per evitare il contagio si sta trasformando in distanziamento sociale

Il Covid-19 ha provocato una seconda infezione tragica come la sanitaria: quella dell’animo e della solitudine. I cuori di tante persone si sono induriti e chiusi ancora di più. Lo Stato, le Regioni i Comuni hanno il dovere istituzionale di non abbandonare nessuno al proprio destino. Che vuol dire una vera e propria ricostruzione del nostro Paese. Anche attraverso nuovi e coraggiosi percorsi. Chi è rimasto senza lavoro e gli imprenditori con l’acqua alla gola vanno aiutati. Ma bisogna fare in fretta. Perché ogni settimana che passa è una settimana persa e la rabbia dei cittadini sta salendo

#coronavirus: il distanziamento fisico per evitare il contagio si sta trasformando in distanziamento sociale

In Italia il coronavirus, oltre al devastante shock sanitario con migliaia di morti e le struggenti sofferenze di chi è guarito, sta producendo un altro disastro: il giusto distanziamento fisico per evitare il contagio si sta trasformando in un drammatico distanziamento sociale.

Qualche settimana fa sembrava che questa rovinosa emergenza ci portasse a far germogliare una nuova vita, ad allontanare l’indifferenza verso gli altri, a far rinascere la solidarietà. Invece, con il passare del tempo, e pur con i primi “leggeri” allentamenti delle restrizioni, i cuori di tante persone si sono induriti e chiusi ancora di più L’incubo Covid-19 ha prodotto l’effetto inverso.

Si incontrano per strada donne e uomini con lo sguardo triste che, spesso, camminano a testa bassa e a malapena accennano a un saluto. Il virus ha provocato una seconda infezione tragica come la sanitaria: quella dell’animo e della solitudine. 

Ma c’è un altro distanziamento altrettanto pericoloso capace di portare a tensioni sociali imprevedibili e difficili da tenere sotto controllo. Chi era ricco prima della pandemia diventerà ancora più ricco e quanto erano poveri, già alcuni milioni, saranno ancora più poveri e stanno aumentando giorno dopo giorno. E in quest’ultima categoria non ci sono solo i dipendenti, soprattutto quelli che in questi mesi hanno perso o potranno perdere il lavoro e i precari di sempre, ma anche le partite Iva e le piccole imprese che non hanno la forza e la liquidità economica necessaria per rialzarsi.

Non sono mai stato un sostenitore dei contributi di Stato a pioggia, in passato diventati spesso fonte di “mancia” elettorale. Però, questa volta chi è rimasto senza occupazione e gli imprenditori con l’acqua alla gola vanno aiutati. Quanto è stato messo in campo dal Governo Conte fino a ora non basta e speriamo che nel prossimo Decreto ci siano misure in grado davvero di dare una mano ai lavoratori e al tessuto economico nazionale affinché possano rialzare la testa. Perché i provvedimenti passati hanno rappresentato un mezzo fallimento.

Gli assegni ai dipendenti della cassa integrazione in deroga non arrivano. Per le imprese, alle quali servirebbero finanziamenti a fondo perduto, sono stati previsti contributi da restituire che, seppure garantiti dallo Stato, le banche concedono con molta difficoltà e solo dopo la richiesta di una montagna di documenti improponibile in un momento di emergenza economica. Ancora una volta la burocrazia colpisce. E colpisce sempre i più deboli e chi vive in una situazione estremamente critica.

Le aperture delle attività - è vero - vanno fatte con prudenza perché il virus può tornare a colpire: e la seconda volta ci travolgerebbe come uno tsunami. Ma un negozio chiuso per due mesi, adesso, se alza di nuovo le serrande, con la giusta richiesta introdotta nei Decreti Conte di mantenere la distanza di almeno un metro tra i clienti e altre limitazioni e imposizioni da rispettare, avrà bisogno di altri due mesi per tentare di riprendersi.

I settori del turismo, della cultura, dello spettacolo che in Italia contribuiscono in percentuale determinante alla formazione del Prodotto Interno Lordo sono letteralmente a terra. Senza spiragli di luce.

La scuola, fonte di ricchezza per la formazione delle generazioni future, non sa cosa deve attendersi.

Mentre si spera che, dopo i tagli disastrosi degli anni passati, le promesse per ridare personale e attrezzature alla sanità vengano mantenute. La prospettiva per i mesi a venire non è delle più rosee.

Verrebbe da dire: saranno lacrime e sangue per la maggior parte dei cittadini. A questo punto lo Stato, le Regioni i Comuni hanno il dovere istituzionale di non abbandonare nessuno al proprio destino. Che vuol dire una vera e propria ricostruzione del nostro Paese. Anche attraverso nuovi e coraggiosi percorsi. Ma bisogna fare in fretta. Perché ogni settimana che passa è una settimana persa e la rabbia sociale sta salendo.              

Sergio Peirone

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