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Attualità | 13 maggio 2020, 14:29

La quotidianità al tempo del Covid-19: il sushi solidale di Paolo Ravera

“Sono un privilegiato, già prima della pandemia avevo un servizio take-away, i proventi delle consegne ho ritenuto di donarli a La Favola di Marco Onlus”

La quotidianità al tempo del Covid-19: il sushi solidale di Paolo Ravera

 

 

Paolo Ravera è il titolare di Hizumo, noto ristorante di sushi di Fossano. Tempo fa, in epoche lontane dall’emergenza Covid-19, aveva scelto di diversificare la sua attività tra il locale di via San Giovanni Bosco e un servizio a domicilio caratterizzato da un live cooking a casa, oltre alla possibilità di take away.

Questa duplice natura ha fatto sì che Paolo Ravera, superato l’iniziale turbamento per la chiusura repentina, potesse strutturarsi per un delivery in piena regola.

“La prima cosa a cui ho pensato è stata: oddio, adesso come faccio a fare fronte a tutte le scadenze, a pagare i dipendenti?” Una paura che ha attanagliato e purtroppo continua ad atterrire molti imprenditori, ma , in questo caso, la storia ha un’evoluzione più che buona: “Ho pensato di tamponare la situazione con le consegne a domicilio. Sono un privilegiato perché già avevo il materiale per farlo: i contenitori comportabili ed ecosostenibili, un menu da asporto pronto. Sono fortunato perché non mi sono mai dovuto fermare, avevo già tutte le carte in regola per le consegne a domicilio ed ero già conosciuto per un servizio simile a quello che offro oggi”.

La risposta è stata eccellente: “Ho iniziato da solo, non volevo coinvolgere i dipendenti perché non si sapeva ancora come fare a mantenere la sicurezza lavorando in due in cucina. Ho quindi posto un limite a 15 consegne al giorno. Il mio è un prodotto che si adatta bene al delivery, ma non può essere preparato al mattino per la sera. Se si aspetta troppo il riso si asciuga, se lo si conserva in frigo il riso diventa duro e l’alga molle, perde tantissimo. Siamo conosciuti per l’alta qualità del nostro sushi e ho voluto mantenerla anche nel delivery”.

I clienti accolgono con entusiasmo la proposta di Paolo e le richieste arrivano numerose: “Nell’arco di poco tempo mi sono trovato con le ordinazioni da una settimana per l’altra. Mi sono reso conto che potevo passare dal tamponare a una situazione di emergenza a farla diventare un’attività ben organizzata. All’inizio raccoglievo gli ordini con whatsapp, ma era alto il rischio di commettere errori. Inoltre molti avevano il numero del ristorante, altri mi contattavano su Facebook, Instagram, sul mio cellulare personale ed era caotico gestire il tutto. Ho quindi deciso di creare una piattaforma di ecommerce per incanalare gli ordini in un unico sistema. Un’altra cosa che mi ha consentito di crescere è stata l’idea di allargare ad altri comuni il servizio con dei giorni prestabiliti per Savigliano e Saluzzo”.

Ecco che nel corso del tempo l’attività cresce e Paolo può far rientrare al lavoro anche il suo aiutante in cucina, attrezzandosi per il rispetto delle distanze e la sicurezza, aumentando anche il numero di consegne giornaliere.

“All’inizio è stato facile perché tutti erano in casa e nell’isolamento totale mi sono stati anche perdonati alcuni errori, dimenticanze o ritardi nelle consegne. I clienti hanno capito che stavo cercando di organizzarmi in modo nuovo. Adesso con il sito internet funziona tutto bene, per fortuna, anche perché le persone hanno ripreso a lavorare ed è più importante rispettare gli orari di consegna”.

Un metodo di lavoro solido che ha fatto sì che Paolo rivedesse in chiave delivery anche il prossimo futuro: “Al momento non ci sono indicazioni chiare e univoche per la riapertura, ma se sarà importante mantenere i due metri tra un tavolo e l’altro potrei mantenere solo 8 tavoli nel locale. Sto valutando di non riaprire subito, ma di continuare con il delivery finché non si potrà tornare ad andare nei locali senza mascherina. Da un lato la minaccia sanitaria fa paura e non voglio correre rischi né per me e i miei dipendenti, né per i miei clienti, dall’altro lato mi sembra impossibile che sia economicamente sostenibile per me aprire con le distanze imposte”.

Ecco che da una minaccia per Paolo è nata un’opportunità a tal punto che nel prossimo futuro non esclude di potenziare il sito ecommerce con nuovi prodotti, spinto anche dall’entusiasmo della clientela: “All’inizio mi sentivo quasi in colpa, io potevo lavorare mentre altri erano in difficoltà. Ma i sorrisi delle persone alle quali portavo le consegne mi hanno fatto pensare che fosse una cosa giusta da fare non solo per l’azienda e per i dipendenti. Quando suonavo i campanelli le persone mi rispondevano con gioia perché portavo anche un po’ di allegria, un po’ di festa”.

Da questa gioia a trasformare il delivery in un’azione solidale il passo è stato breve, anche se non scontato: “Mi sono interrogato sui costi di consegna. Mi sentivo fortunato perché potevo continuare a lavorare, rispetto ai colleghi che, invece, hanno dovuto tenere chiuso. Le persone, inoltre, erano costrette a stare a casa. Ho dunque pensato che non fosse giusto usare i soldi delle consegne, anche se frutto di un lavoro”. Gli incassi delle consegne sono quindi stati destinati a La Favola di Marco Onlus, associazione fossanese che si occupa di sensibilizzazione e attività a tutela delle famiglie con figli affetti da patologie rare: “Conosco Ciro e Silvia e so tutto quello che fanno con la loro associazione. Mi è sembrato giusto devolvere loro il ricavo delle consegne di aprile. Ringrazio per questo i clienti che, scegliendo il mio servizio di delivery, hanno reso possibile fare un’importante donazione”.

Agata Pagani

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