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Attualità | 14 maggio 2020, 13:30

Emergenza sanitaria: "Covid free" altre cinque RSA del Cuneese

Il test del tampone ha coinvolto una popolazione di quasi 500 persone, tra le residenze di Cervasca, Robilante, Vernante, Peveragno e Dronero. A confermarlo il dottor Giovanni Milano, molto soddisfatto ma cauto: "Certamente non è una patente di immunità". Pareti in plexiglass per far incontrare dopo 3 mesi ospiti e parenti

La Rsa "Opere Pie" di Dronero

La Rsa "Opere Pie" di Dronero

“Covid free” altre 5 Rsa del Cuneese. Tamponi tutti negativi per gli ospiti delle residenze assistenziali di Cervasca, Robilante “Don Parola”, Vernante, Peveragno, "Opere Pie" di Dronero.

Lo conferma il dottor Giovanni Milano, direttore sanitario in tre di queste e temporaneamente nella residenza assistenziale dronerese (in sostituzione della dottoressa Foi) oltre che medico di struttura a Peveragno. “Ovviamente c’è molta soddisfazione, non ci sono positivi al virus, i nostri nonni stanno bene” .

Il test ha coinvolto una popolazione numericamente importante: tra ospiti e dipendenti quasi 500 persone, 153 solo a Dronero: “Qui, se fosse entrato il virus sarebbe stato una strage”.

Il tampone nasofaringeo attesta che non ci sono infezioni in corso. “Certamente non è una patente di immunità – afferma - Con il test sierologico, che ha un costo insostenibile, si potrebbe capire meglio  quante persone hanno sviluppato anticorpi contro Covid-19 e avere un quadro della diffusione del contagio nella popolazione . In tre strutture in cui opero, ho riscontrato due operatori con anticorpi al virus. Sono pochi: siamo lontani dalla cosiddetta "immunità di gregge" e se ci sarà una seconda ondata, potrebbe presentarsi ancora una situazione di emergenza con problemi seri da un punto di vista umano, sociale e anche  economico, perché gestire la chiusura anticontagio significa investire molto risorse".

Le difficoltà più grandi riscontrate?  "Ce ne sono state molte, a partire dal reperimento, nella fase iniziale, dei dispositivi di protezione che è stato estremamente complesso e soprattutto costoso. Per fare un esempio una mascherina chirurgica, del valore di pochi centesimi, veniva pagata oltre un euro. Se non fosse stato per la commovente gara di solidarietà, sarebbe stato difficilissimo. Un grazie di cuore lo dobbiamo fare quindi a tantissime persone e associazioni che ci hanno donato dai camici monouso, alle visiere, alle mascherine e altro. Su tutti  "Aiutiamo chi aiuta" di Alba, la Huvespharma di Garessio e i simpatici allievi della 5 B dei geometri del Bonelli diplomati nel 1970".

Le strutture sono "blindate" da tre mesi, chiuse agli ingressi di parenti e agli esterni, compreso ai rifornitori dei distributori di caffè e bevande. “Abbiamo adottato fin da subito tutte le misure protettive e i protocolli con una attenzione maniacale - spiega il dottor Milano - Se un ospite manifestava sintomi correlati al Covid19, veniva immediatamente isolato e si interveniva con tutti i dispositivi necessari. Tutto il personale è stato ed è molto attento e responsabile, pur avendo un grande carico di lavoro e di stress. Se un operatore ritiene di essere venuto in contatto, esternamente alla struttura, con un soggetto infetto, viene immediatamente sostituito nei turni per almeno due settimane”.

La Fase 2 non coinvolge le Rsa e per disposizioni dell’ Asl la blindatura continua ancora per il mese di maggio. Per ospiti e parenti è psicologicamente sempre più pesante la situazione. Quali modalità di incontro alternative sono messe in campo?

"Alle video chiamate (possibili grazie alla disponibilità e alle ore in più di animatrici ed educatrici) stiamo cercando di affiancare altre soluzioni, come il montaggio di pareti in plexiglass, che in modo diverso, in base alla logistica delle strutture, permetta di vedersi in sicurezza. Se la Commissione di vigilanza lo consentirà, si potrà far partire a breve l’iniziativa. Nel caso di  Dronero sarà davanti all’ingresso e in una situazione  che consente, con l’ospite in una posizione più alta rispetto al visitatore, di fugare anche l’eventuale  l’effetto aerosol delle goccioline contagianti”.

Per attuare l’iniziativa, serve personale in più e si avrà bisogno di aiuto, aggiunge il direttore sanitario. “Speriamo nella collaborazione di volontari che dall’esterno possano accompagnare i parenti alla postazione. Ho già chiesto aiuto ad alcuni sindaci e al Collegamento della Protezione civile della Provincia Granda. Dove non sarà possibile farò appello anche ai volontari del Cisom, Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta".

A quando il ritorno alla normalità e come ripensare le misure preventive nelle Rsa, per chi arriva dall’esterno?

Dopo il 31 maggio sapremo di più. Bisognerà capire come si comporta il contagio. Quando l’indicatore R0 ci dirà che non ci sono più pericoli (e la bella stagione in questo sarà alleata, essendo il virus influenzato dal calore) allora si potrà vivere più tranquilli, pensando ad incontri di persona regolamentati e anche ad uscite dalla struttura, senza poi rischiare la quarantena al ritorno.

Certamente il virus lo portano gli esterni. Occorre educare parenti e persone che entrano in struttura alle misure di sicurezza, a lavarsi sempre le mani e indossare le mascherine. E’ una forma di rispetto verso gli ospiti, verso la loro potenziale fragilità. Un po’ come fanno in Cina e in Giappone, dove l’uso della mascherina è un’attitudine culturale, quasi un automatismo per non contagiare. Un meccanismo che è allo stesso tempo di difesa e di rispetto per la comunità.

Tanti anni fa un'operatrice sanitaria africana mi disse: nel mio paese il più anziano è il re del villaggio e va rispettato....chi non ha rispetto per gli anziani non ha rispetto per la propria storia”.

Cosa l’ha gratificata di più in questi mesi di lavoro impegnativo? "Gli ospiti che sono stati consapevoli della situazione e hanno apprezzano i nostri sforzi e la stima dei loro famigliari. Ho apprezzato la coesione delle varie équipe delle strutture in un momento emergenziale così difficile da gestire. E’ stato uno stimolo  per essere ogni giorno più determinati a non abbassare la guardia, per uscire dal tunnel”.

vilma brignone

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