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Attualità | 14 maggio 2020, 19:37

La quotidianità al tempo del Covid-19: tra riorganizzazione e incontri virtuali non si ferma l’attività di un educatore

Quattro chiacchiere con Cristina Paschetta, educatrice della Cooperativa Caracol: “A un educatore non può non mancare il contatto con i ragazzi, ma sono felice di aver contribuito all’inserimento dei 39 giovani del servizio civile volontario in attività utili in questa situazione di emergenza”

La quotidianità al tempo del Covid-19: tra riorganizzazione e incontri virtuali non si ferma l’attività di un educatore

Il secondo sabato di maggio l’avremmo vista correre in via Roma da una postazione all’altra dell’OpeNight, rivolgersi ai suoi ragazzi, i ragazzi di Fossano, con il piglio deciso di chi deve far rispettare le regole e l’orgoglioso e amorevole sguardo di una mamma: è Cristina Paschetta, educatrice della cooperativa Caracol, attivissima sia nelle scuole della provincia che nei progetti di educativa di strada del territorio.

A Fossano, forse, l’attività per la quale la si ricorda di più è proprio l’OpeNight la serata organizzata dai giovani per i giovani che quest’anno avrebbe compiuto 10 anni: “Mi fa effetto che sabato sera piovesse. In tutti questi anni passavo la giornata dell’OpeNight con uno sguardo al lavoro dei ragazzi e uno al cielo. Non ha mai piovuto per fortuna”.

L’OpeNight è chiaramente saltato come tutte le manifestazioni in questo periodo di emergenza sanitaria, ma anche tutte le altre attività di educativa hanno subito un cambiamento: “Seguo il servizio civile volontario per il Consorzio Monviso Solidale. In questo momento ci sono 39 giovani volontari. In un primo momento sembrava potessero continuare con le loro attività, poi, con il lockdown sono stati lasciati tutti temporaneamente a casa per consentire la riorganizzazione. Ci si è resi conto, infatti, che potevano essere utili in diversi ruoli. Molti erano occupati in scuole, dopo-scuola, strutture per anziani, ma siamo riusciti a fare in modo che ognuno di essi fosse reimpiegato in attività utili come alla Caritas. Sono molto felice di questo lavoro, perché mi è sembrato di dare un contributo in una situazione così difficile”.

Altri progetti si sono trasformati, chiaramente non ci sono laboratori per la scuola primaria, ma molte attività si sono modificate, sfruttando le opportunità offerte dalla tecnologia. È il caso del progetto SMS: “Ci siamo organizzati facendo partire la formazione ai giovani fossanesi e saviglianesi sul tema dei Social Network online con i formatori del CREMIT (Università Cattolica di Milano) e stiamo organizzando per il prossimo anno con il progetto Pari&Dispari un percorso per i bambini delle scuole elementari dedicato all’uso della tecnologia. Ci sembra più che mai attuale lavorare con i bambini e con i ragazzi sull’uso dei social e dei new media. Abbiamo passato per tutti questi anni un sacco di tempo a dire che i ragazzi usano troppo i devices elettronici, ma in questo periodo sono completamente cambiate le carte in tavola. Dal dirgli di staccarsi dal telefono e uscire, guardare il mondo al di fuori, ci siamo trovati a stimolarli a fare tutto online, sia per lo studio che per mantenere le relazioni con i coetanei”.

Anche il dopo-scuola, con il tempo si è trasformato, adattandosi a questa situazione così inaspettata: “Abbiamo proposto il doposcuola Caritas anche online. Al momento non ci sono moltissime adesioni e questo ci ha spinti a interrogarci se sia stata insufficiente la comunicazione o se sia un servizio non desiderato. È aperto a tutti gli studenti di 2° e 3° media dei due istituti comprensivi di Fossano. Abbiamo pensato a uno strumento utile ai ragazzi e alle loro famiglie con laboratori creativi e aiuto nello studio. Avremo un incontro con gli altri doposcuola cittadini per vedere quale possa essere la strada migliore”.

È ovvio che non è la stessa cosa sia per i ragazzi, sia per gli educatori: “Ci mancano tantissimo i ragazzi. Noi educatori siamo abituati a un contatto sia fisico sia visivo che in questo momento manca tantissimo”.

D’altro canto in questo periodo anche Cristina ha avuto modo di esplorare nuove prospettive: “Il lavoro non si è fermato, anzi! Abbiamo partecipato a una call che ha coinvolto tutte le educative di strada d’Italia. È stato bellissimo confrontarsi con persone che fanno il nostro mestiere in tutta Italia, magari in grandi città. Non credo che questa rete che si sta creando sarebbe partita se non fossimo stati in questa situazione”.

E le estate ragazzi. Cristina le ha sempre seguite per diversi comuni (Cavallermaggiore, Trinità, Saluzzo), ma quest’anno in cui tutto è incerto quali sono le prospettive? “Sono convinta che si debba trovare una soluzione sia per le famiglie perché i genitori devono lavorare, sia per i ragazzi che hanno bisogno in qualche modo di ritrovare una socialità. Sarà difficile e sarà costoso perché servono spazi più ampi e un rapporto molto più piccolo tra ragazzi ed educatori. La difficoltà sarà trovare strumenti che facciano sì che questi costi maggiori non ricadano tutti sulle famiglie già provate. Una bella novità viene dal Comune di Fossano. Ci ha chiesto di fare delle proposte e ne ha accolta una che adesso stiamo studiando. Si tratta di un’animazione dei cortili per quelle zone in cui abitano molto bambini, magari anche in contesti di famiglie fragili. Adesso dobbiamo studiare se fare attività per i ragazzi dai balconi o nei cortili a distanza di sicurezza, ma è una prospettiva molto bella. Sempre con il comune di Fossano siamo ai blocchi di partenza in attesa dell’insediamento ufficiale della nuova Consulta Giovani”.

Come tutte le mamme lavoratrici anche Cristina in questo periodo si è barcamenata tra riunioni di lavoro, corse e didattica a distanza. Alcune cose vorrebbe che durassero per sempre, altre lasciarsele alle spalle: “Sono felice per il tempo e la lentezza di questo periodo. Anche le mie figlie, Sinead e Beatrice pensano che sarà difficile tornare alla quotidianità. Spesso le lascio davanti a scuola la mattina e non le vedo fino al giorno dopo. Sono abituata a un ritmo molto serrato e questo periodo mi ha regalato il tempo per cucinare con mio marito, per godere della compagnia delle mie figlie, per stare in giardino. Abbiamo imparato che certe cose si possono facilmente fare a distanza, come certe riunioni. Prima era impensabile se dovevo partecipare a tre incontri nella giornata in tre città diverse passavo molto tempo in auto tra un posto e l’altro. Spero che si possa continuare, sarebbe un modo per recuperare qualità della vita”.

Agata Pagani

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