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Politica | 14 maggio 2020, 15:54

Fondazione CRC: altra interrogazione di tre senatori 5 Stelle al Senato

Lannutti, Pesco a Presutto parlano di “operazione opaca” a proposito dell’investimento da 7 milioni di euro. Il presidente Genta si trova tirato in ballo nell’aspra lotta in corso tra Intesa e Ubi

Fondazione CRC: altra interrogazione di tre senatori 5 Stelle al Senato

 

Dopo le due interrogazioni alla Camera, una a firma Giovanni Currò (5 Stelle), l’altra Marco Osnato (Fratelli d’Italia), il caso dell’investimento da 7 milioni di euro della Fondazione Cr Cuneo in opzioni Ubi Banca approda anche al Senato.

Tre senatori del Movimento 5 Stelle, Elio Lannutti, Davide Pesco e Vincenzo Presutto, si rivolgono al ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri per avere chiarimenti, prendendo sempre spunto dalla questione sollevata da “Il Sole 24 ore”.

“Il quotidiano economico – scrivono gli interroganti - riferisce che a fare l'investimento da 7 milioni di euro in opzioni Call su azioni Ubi è stata la Sgr Fondaco, incaricata di gestire una parte delle risorse della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, che con il 5,908 per cento è il primo azionista di Ubi Banca, se si escludono i grandi fondi internazionali. L'operazione realizzata a ridosso dell'emergenza Coronavirus e nel bel mezzo della battaglia con Intesa Sanpaolo per il controllo di Ubi, riferisce il quotidiano di Confindustria, ha generato una minusvalenza potenziale tra i 2 e i 3 milioni di euro.

I vertici della Fondazione – aggiungono -, interpellati dal quotidiano economico, si sono difesi sostenendo che ‘le operazioni sul titolo Ubi Banca realizzate in questo periodo in capo alla stessa Fondazione Crc riguardano esclusivamente una normale attività su opzioni e sono compiute in piena autonomia da un gestore esterno, senza modifiche della quota azionaria detenuta dalla Fondazione’. Questa ‘normale attività’, di fatto, ha portato la Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo – osservano i tre senatori pentastellati lombardi - a investire più di un terzo del suo bilancio annuale, destinato ad aiutare i più deboli, per comprare azioni Ubi, proprio mentre è in corso l'offerta pubblica di scambio (Ops) di Intesa-Sanpaolo, con il risultato che l'aiuto di Cuneo ai ‘deboli’, cioè ai pattisti bresciani anti-Intesa, è costata una perdita tra due e tre milioni di euro”.

Lannutti, Pesco e Presutto parlano di scarsa chiarezza e della necessità che gli organi di vigilanza si attivino per verificare se tutto è avvenuto conformemente alle regole.

“A rendere ancora più opaca l'operazione, facendo intravedere dietro l'iniziativa una sorta di giallo, come l'ha definita il quotidiano economico – rilevano i tre -, è il fatto che la comunicazione effettuata secondo la norma da Ubi, indica come soggetto che ha realizzato l'operazione la Fondazione CRC e non, come sostenuto dalla Fondazione, la SGR Fondaco. La Fondazione CRC, che ad aprile ha confermato alla presidenza Giandomenico Genta per il periodo 2020-2023, si è difesa sostenendo che ‘sono centomila le operazioni effettuate ogni anno, per cui è fisiologico che parte di esse si chiuda col segno meno’ ”.

I senatori pentastellati eccepiscono poi sul fatto che l'operazione sia stata condotta nel pieno della ‘battaglia a distanza’ tra una parte dei soci Ubi e Intesa Sanpaolo, con la Fondazione Cuneo schierata a difesa dell'ex Popolare.

“Sul territorio – considerano Lannutti e i suoi colleghi - c'è chi ritiene che quella perdita dovesse essere evitata, soprattutto a ridosso di un mercato azionario condizionato dal crollo da lockdown, il che rende ancora più incomprensibile l'operazione. L'ostilità della Fondazione guidata da Giandomenico Genta nei confronti del piano dell'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, è stata giustificata anche dalla paura di una possibile diminuzione del peso della Fondazione nei confronti dell'istituto di credito. Le Fondazioni però – osservano - spesso giocano un ruolo importante anche in un'altra partita: quella dei posti di comando negli istituti di credito, con i quali le Fondazioni continuano ad avere un'osmosi, non di rado eccessiva, con la possibilità, appunto, di esprimere membri dei board e, non di meno, poter contare su un legame privilegiato con la banca”

Fatte queste premesse, i senatori della maggioranza di Governo chiedono al ministro Gualtieri “se sia a conoscenza dell’operazione e se intenda intervenire per fare maggiore chiarezza sugli eventuali retroscena di questa iniziativa, visto che, in virtù della normativa vigente, la Fondazione è soggetta al controllo della preposta Autorità di vigilanza presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze”.

Risulta di difficile interpretazione questo stillicidio di interrogazioni, prima a Montecitorio poi a Palazzo Madama, anche perché arrivano tutte da parlamentari lombardi, mentre finora a nessun deputato o senatore cuneese (o piemontese) è passato per la mente di sollevare domande al riguardo.

Un aspetto che – essendo la Lombardia il crocevia della disputa - la dice lunga su quanto sia alta la posta in gioco nella lotta in corso tra Intesa e Ubi e quale sia il peso che la Fondazione Cuneo riveste nella partita.

Il presidente Genta si trova tirato in ballo in uno scontro tra “poteri forti” che travalica gli stessi confini nazionali.



GpT

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