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Curiosità | 14 maggio 2020, 10:46

Caffè Letterario di Bra: perché leggere il ‘Diario’ di Anne Frank in tempo di Coronavirus?

Le risposte della ragazzina davanti all’azione di sterminio dei nazisti sono le stesse di oggi

Caffè Letterario di Bra: perché leggere il ‘Diario’ di Anne Frank in tempo di Coronavirus?

In questo tempo in cui il Coronavirus ci costringe a trascorrere più tempo in casa, si può dare un’occhiata agli scaffali della nostra libreria, dove non può mancare il ‘Diario’ di Anne Frank. E fare esattamente come lei: dimenticare un po’ il mondo che fuori è in subbuglio e ascoltare, invece, la fedele voce del cuore, magari annotandola in un piccolo diario di bordo.

 

Quanto sarebbero buoni gli uomini, se ogni sera prima di addormentarsi rievocassero gli avvenimenti della giornata e riflettessero a ciò che v’è stato di buono e di cattivo nella loro condotta! Involontariamente cercheresti allora ogni giorno di correggerti, ed è probabile che dopo qualche tempo avresti ottenuto un risultato”. Parole di una ragazzina racchiuse in un libro che parla a tutte le generazioni.

Dopo averlo letto (senza alcun dubbio tutto d’un fiato) sarà più bello tornare alla vita, quella normale, quella che sta al di qua della carta, al di qua di Anne e della paura che ci rende ciechi, che ci paralizza, che si scopre da bambini e si impara da adulti.

C’era un infinito ottimismo nel cuore di questa giovane diventata suo malgrado una delle figure simbolo dell’Olocausto: “ Che cosa dovrebbe fare uno a cui sia capitata tutta la miseria? È perduto. Al contrario trovo che dopo ogni conflitto resta qualcosa di bello, a ben guardare si vede sempre più felicità e si torna a essere equilibrati. E chi è felice renderà felici gli altri, chi ha coraggio e fiducia non dovrà mai sprofondare nella miseria”.

Oltre ad una speranza che lascia a bocca aperta: “Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà”.

27 milioni di copie vendute: l’edizione dei diari personali scritta dalla ragazza ebrea, narra avvenimenti tra il 12 giugno 1942 e il 1° agosto 1944 in un totale di tre quaderni, all’interno dei quali la giovane racconta la sua storia da adolescente, il periodo di due anni in cui ha dovuto nascondersi a causa delle persecuzioni naziste durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il ‘Diario’ è divenuto manifesto della Shoah e narra principalmente della vita quotidiana di Anne dopo il trasferimento ‘nell’Alloggio Segreto’ di Amsterdam: come vive, chi sono le persone che le stanno accanto, come sono i suoi rapporti con la sua famiglia, le varie occupazioni e le numerose questioni che nascono vivendo tutti in uno spazio piccolo per diversi mesi.

Il volume è l’eredità a parole di Anne, che ha vissuto quell’esperienza in maniera difficile e pericolosa, nell’ansia e nell’attesa di una fine. Dentro ad ogni pagina c’è una ricca costellazione emotiva e si sente tutta la sua voglia di vivere. Arrestata e deportata, è invece morta di tifo nel febbraio 1945 a soli 15 anni nel lager di Bergen-Belsen, in Germania.

Per la sua importanza e portata storica, il ‘Diario’ di Annelies Marie Frank, detta Anne, è uno dei libri più letti di sempre ed è stato nominato dall’Unesco una delle Memorie del Mondo. Perché la letteratura non è roba per ragazzi o per adulti, non è roba per lettori o per scrittori. È roba per esseri umani, come scrive Raymond Carver, citando Cechov: “ Siamo creature di sangue caldo e nervi” e per questo, della letteratura, ne abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di rimanere seduti quel minuto o due in silenzio alla fine di un racconto, forse per calmare il cuore che ha accelerato i battiti con l’incedere della trama, per calmare il respiro o a volte, chissà, anche le lacrime. “ E poi, come è nostro dovere - è sempre lo scrittore statunitense a dirlo - ci ricomporremo e, di nuovo, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita. Sempre la vita”. Ma i nostri nervi e il nostro intelletto di certo non saranno quelli che erano prima che i nostri occhi si posassero su quelle pagine, qualcosa in noi sarà cambiato. Da provare per credere.

Silvia Gullino

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