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Attualità | 15 maggio 2020, 15:14

“The Next” di Caritas e Azione Cattolica non si ferma: i giovani di Fossano alla ricerca della “fragilità”, con le scuole verso l’estate ragazzi

Lanciata una raccolta fondi con il Leo Club per le “scatole arcobaleno”. La testimonianza di Marco, giovane animatore

“The Next” di Caritas e Azione Cattolica non si ferma: i giovani di Fossano alla ricerca della “fragilità”, con le scuole verso l’estate ragazzi

È ricominciato il progetto “Laboratorio comunità e cultura”, denominato più semplicemente “The Next” (il prossimo), per un soprannome che vale già di per sé come un manifesto. Un progetto di Caritas e Azione Cattolica della Diocesi di Fossano, che ha al centro il tema della fragilità. Giovani animatori svolgono nelle scuole Superiori attività nelle classi, anzi con le classi, col supporto degli insegnanti di Religione (ma non solo). Laboratori “leggeri”, in senso calviniano, per cercare la fragilità, fuori, dentro, attorno a noi. Capirla, scoprirla e - perché no - superarla, insieme. Il progetto, a dire il vero, non si è mai fermato: il percorso biennale è iniziato l’anno scorso ed è proseguito anche nel nuovo anno scolastico, ma inevitabilmente ha dovuto cambiare rotta per via della pandemia. Una rotta che ha fatto riflettere tutti sul senso e sulla condizione di essere fragili, per davvero.

Il (nuovo) percorso

Il progetto insiste su alcune quarte del Vallauri, dell’Ancina e sulla classe cosiddetta “Lapis” dei Salesiani, una realtà questa fatta da giovanissimi in attesa di entrare ai corsi del Cnos-fap che spesso vivono condizioni di fragilità, dispersione scolastica, difficoltà. Il nuovo percorso si sta sviluppando con attività, ovviamente, a distanza: “Abbiamo scelto di metterci in gioco - dice Ivano, uno fra gli animatori - in prima persona. Abbiamo creato dei video e degli elaborati creativi che dicessero per noi cosa fosse la fragilità. Non una risposta, ma una domanda aperta nei confronti degli studenti. Ora, abbiamo lanciato il sasso e vorremmo che fossero loro (anche non solo gli studenti del progetto, ci piacerebbe) a dirci in modo creativo che cos’è la fragilità, pensando anche al periodo che stiamo vivendo. I risultati? Sono visibili sulla nostra pagina Instagram: @caritas_the_next o con l’hashtag #caritasthenext”. L’obiettivo degli organizzatori è di far emergerne riflessioni, questioni, bisogni: “Tutto questo vorremmo sottoporlo a uno o più ospiti che inviteremo in diretta su Instagram, fra fine maggio e inizio giugno. Un modo per ‘premiare’ gli studenti, anche, facendo quattro chiacchiere libere e aperte”.

 

Raccolta fondi; l’estate

Ma non finisce qui: come l’anno corso, si vorrebbe realizzare un’Estate ragazzi per i nuclei familiari più fragili e svantaggiati, ma non solo. Uno “spazio” in cui coinvolgere anche come animatore qualche studente stesso fruitore dell’attività con le classi. Buone sinergie, come quella arrivata da Marco Cortese (fra gli animatori del progetto) presidente del Leo Club Fossano e provincia Granda (i giovani Lions): è stata lanciata una raccolta fondi (qui è possibile donare: https://paypal.me/pools/c/8oNrKi6mlN), per l’acquisto di “scatole arcobaleno” da riempire con tablet e strumentazioni per l’attività a distanza, da un lato, ma anche materiale didattico per far fronte alla fragilità educativa e supportare attività di arte-terapia e animazione durante l’estatate, nel rispetto delle normative.

Voglio ringraziare tutti - dice Nino Mana, responsabile Caritas - per il grande impegno, e per le tante sinergie che stanno nascendo. Anche e soprattutto gli insegnanti e le scuole per la disponibilità”. Ulteriori informazioni su www.caritasgiovani.org o sui social cercando “Caritas The Next” (www.instagram.com/caritas_the_next - https://www.facebook.com/CaritasTheNext ).

 

Marco, racconta la sua esperienza da animatore

“Con lo spirito dell’esploratore che si avventura in terre sconosciute per il puro desiderio di conoscere e di far conoscere”

 

 

Un uovo, un bicchiere di cristallo, una bolla di sapone. Chiunque, quando s’immagina il concetto di fragilità, se la figura così, un piccolo oggetto delicato; eppure, senza che ce ne accorgiamo, la fragilità con cui facciamo i conti più spesso è un'altra, ed è quella umana. Sono tanti i modi con cui nella quotidianità cerchiamo inconsciamente di proteggere una qualche debolezza, nostra o di altri: quando ci esprimiamo con tatto, quando rimbocchiamo una coperta, persino quando ci chiudiamo in noi stessi. Ed è per la coscienza del suo stretto legame con l’essere umano che ho scelto di partecipare ad un progetto che parlasse di fragilità nelle scuole, con lo spirito non dell’insegnante ma dell’esploratore, che si avventura in terre sconosciute per il puro desiderio di conoscere e di far conoscere.

Per il progetto è stato creato un gruppo variegato, e insieme abbiamo saputo ideare un percorso chiaro pur partendo da premesse un po’ nebulose. Nel primo anno siamo andati nelle classi con lo scopo di stimolare i ragazzi ad interrogarsi su che cosa fosse questa fantomatica fragilità, partendo da quella personale per poi spostarsi verso quella del prossimo. Abbiamo voluto essere provocatori, e questa giocata così rischiosa si è rivelata vincente: ci siamo confrontati con alcune classi molto interessate, altre un poco più reticenti (come era lecito aspettarsi), ma in fin dei conti hanno saputo tutti mettersi in gioco e di questo li ringrazio; ci hanno dato l’opportunità di interagire con gruppi variopinti, di respirare l’aria che tira tra i loro banchi di scuola e di trarre da ciascuno qualche spunto interessante.

Il secondo anno era partito con l’idea di spostare il baricentro verso l’attenzione alla fragilità altrui; il gruppo si era allargato arricchendosi di nuove competenze, e seguendo un suggerimento dei ragazzi stessi avevamo organizzato alcuni incontri di stampo esperienziale. Purtroppo, un nemico spietato ci ha costretti ad operare un cambio di rotta e a ripercorrere il nostro cammino al contrario, per tornare a concentrarci sulle fragilità personali. Il virus ci ha obbligato a ripiegarci in noi stessi e a riscoprirci tutti indifesi: sarebbe stato un errore non cogliere la necessità di parlare di questo con i ragazzi. Cercheremo dunque di dare loro un’ispirazione e di raccogliere gli spunti che vorranno offrirci, con la speranza di essere riusciti, alla fine di questo percorso, a regalare a loro e a noi stessi qualche cosa di importante e duraturo.  (Marco Ferrero)

comunicato stampa

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