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In-formati! | 15 maggio 2020, 13:01

In-formati!: La libertà in una camminata in montagna: lo sport outdoor, benefici e consigli

Prosegue la nostra nuova rubrica incentrata sul benessere: gestita da Ilaria Allasina, personal trainer laureata in Scienze motorie ed in Scienze dell’attività motoria preventiva e adattata, specializzata in Pilates matwork e allenamento funzionale a corpo libero

Foto generica

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L’attività fisica all’aria aperta ha sempre avuto una notevole importanza, tanto nel pre emergenza Covid-19 quanto, ancora di più, nel post.

La sensazione di benessere che ci regala la natura è impagabile. Gli sport praticabili all’aperto sono numerosissimi e sempre in evoluzione, da una semplice passeggiata in campagna all’estremo lancio con la tuta alare, entrambi sono accomunati dalla stessa radice: la libertà.

Questo legame ancestrale tra uomo e natura è da ricercare in passato, un certo I. Kant disse “il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”, è proprio questa tendenza continua all’infinito che ci porta a scegliere di passare del tempo nella natura e con la natura, ancora più forte questa tensione se lo si fa da soli, in compagnia solo di se stessi.

Come già analizzato negli articoli precedenti, siamo nati prima per correre e ci siamo evoluti per camminare, i muscoli delle nostre gambe, straordinariamente forti, hanno bisogno di macinare km, non importa a quale velocità, accarezzando la sabbia a piedi nudi, sul sellino di una bicicletta, o scalando una montagna. Numerosissimi i benefici a livello fisico, si notano infatti diversi miglioramenti: circolazione, difese immunitarie, respirazione, tono muscolare.

Non solo il fisico ne risente, ma anche l’umore, grazie allo sport vengono rilasciate le endorfine: sono loro, gli ormoni della felicità, i responsabili della sensazione di piacere e benessere post esercizio fisico, questa condizione avviene certamente anche tra le mura della palestra, ma è amplificata se arricchita da magnifici paesaggi che ripagano la vista e la fatica compiuta. Camminare in montagna richiede uno sforzo fisico da non sottovalutare, entra in gioco la resistenza, una delle quattro capacità condizionali, mentale e fisica.

Come in ogni allenamento c’è sempre una fase iniziale di riscaldamento, quindi si consiglia di camminare inizialmente a un ritmo lento, magari in piano. Per affrontare la salita è necessario trovare il proprio ritmo e coordinarlo alla respirazione. Le soste sono necessarie e rigenerative, mangiando un frutto sotto l’ombra di un albero. 

Una leggenda metropolitana narra che se ci si ferma per troppo tempo entra in circolo l’acido lattico e ci fa bloccare tanto da non riuscire a camminare più: nulla di più scorretto! L’acido lattico è una tossina prodotta dallo sforzo muscolare che fa insorgere la fatica, tanto più siamo allenati quanto più riusciamo a gestirlo e smaltirlo, la sua eliminazione avviene nell’arco di 60 o 90 minuti; da non confondere con il fastidio che si avverte nei giorni post allenamento: si tratta di indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata, un processo fisiologico e naturale del muscolo (DOMS).

In ogni leggenda una punta di verità c’è, anche in questa: il motivo per il quale si potrebbero avere delle difficoltà nel riprendere a camminare è dato semplicemente da un raffreddamento del muscolo, quindi, è necessario applicare gli stessi accorgimenti del riscaldamento; ascoltiamo con attenzione il nostro corpo, sa sempre quando fermarsi e quando ripartire.

La camminata non è solo salita, una volta arrivati al rifugio/piana si pensa di essere giunti a destinazione, ma il viaggio è solamente a metà. Spesso si tralascia la discesa, ed è proprio in questo momento che il rischio di infortunio è maggiore: si abbassa la guardia, si è meno concentrati e reattivi; è importante scendere con criterio lasciando al nostro sistema frenante il modo per attivarsi al massimo ed in sicurezza.

Per gli sportivi “della domenica”, o chi non cammina mai durante la settimana, le passeggiate in montagna possono essere realmente impegnative, in una sola giornata si percorrono davvero tanti km con sbalzi di altitudine, è consigliabile, quindi, defaticare il corpo allungando i muscoli, non solo delle gambe ma anche delle braccia! Quest’ultime sono fondamentali per camminare: coordinano la deambulazione. Le mani, rimanendo per molto tempo rivolte verso il basso, lungo i fianchi, spesso si gonfiano e si appesantiscono, è importante ristabilire la circolazione, si può limitare il danno anche solo camminando con un bastone.

Seguire i propri tempi e i propri limiti, questo è il mantra. Tra una passeggiata e una pedalata, in sicurezza, manteniamo ancora le distanze gli uni dagli altri, ma non dall’immensità della nostra Madre, rispettandola; la stessa cura con cui proteggiamo noi stessi riserviamola anche a lei, salvaguardiamone la purezza, lasciamoci cullare e risvegliamoci con essa, naturalmente.

Ilaria Allasina

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