/ Attualità

Attualità | 21 maggio 2020, 11:30

Giustizia senza spazi a causa del Covid: "Roma restituisca ad Alba il suo tribunale"

Con le udienze penali ferme fino a luglio, quale ripartenza nelle aule di giustizia? Ponzio: "Si rischia un dimezzamento dell’attività. Il Ministero valuti il recupero della sede langarola"

La sede del Tribunale di Alba, soppresso nel 2012

La sede del Tribunale di Alba, soppresso nel 2012

Vuole essere qualcosa in più di una provocazione quella che l’avvocato albese Roberto Ponzio lancia da una capitale delle Langhe dove, così come in tutto il Paese, si ragiona su come riorganizzare gli spazi pubblici e privati alla luce delle nuove regole imposte dall’emergenza sanitaria.

In prima linea nella battaglia per la difesa del tribunale cittadino, soppresso dalla riforma della geografia giudiziaria varata nel 2012 dall’allora ministro Paola Severino, l’avvocato albese torna ora su quel colpo di scure che mise fine alla secolare storia del foro langarolo, costringendo al contempo la Granda a rinunciare a tre dei suoi quattro palazzi di giustizia.

"E’ una riflessione – spiega – che mi sento di avanzare nel momento in cui una delle poche certezze che abbiamo è la constatazione che nulla sarà più come prima. Un ragionamento che riguarda le nostre case, i trasporti, i commerci, i ristoranti, le scuole, gli spettacoli, lo sport. E che non può non toccare anche la giustizia, settore che peraltro al momento è ancora bloccato, con le udienze penali rinviate a dopo il 31 luglio e l’attività civile e amministrativa ancora ferma".

"Quella che era la strategia di un tempo va profondamente riconsiderata – prosegue Ponzio -, come vanno rivisti i principi della concentrazione e dell’accentramento che informarono la revisione del 2012. Oggi si ragiona su un ritorno in tribunale tra certificazioni, distanziamento sociale e calendarizzazioni dei processi che fatalmente porteranno a un grave rallentamento dell’attività. Se prima nelle stesse aule di giustizia si potevano programmare dieci cause al giorno, dovendo tenere queste cautele sarà ancora possibile farne cinque. E allora perché non sfruttare la possibilità di un ritorno alle sedi distaccate frettolosamente abbandonate anni addietro? Un passo che consentirebbe di dare maggiore efficienza a una giustizia che da mesi è ferma, in barba all’articolo 24 della Costituzione che la dipinge come un servizio essenziale. Questo senza considerare il tema dei trasporti, che da sempre vedono penalizzata l’area delle Langhe e che, per le ben note esigenze del distanziamento interpersonale, riducono ulteriormente la possibilità di fruire dei peraltro scarsi servizi pubblici".

Da qui la proposta che la Granda recuperi almeno in parte le sedi abbandonate anni addietro, un’ipotesi che secondo il legale albese vedrebbe la capitale delle Langhe quale prima candidata al ripristino.    
"All’epoca della riforma l’allora presidente della Corte d’Appello di Torino Mario Barbuto propose di costituire cinque macro-aree all’interno delle quali chi si doveva muovere era il tribunale, dai giudici ai cancellieri, per evitare che fossero centinaia di utenti a doverlo fare ogni giorno. Questa sua acuta e lungimirante visione venne quasi irrisa, ma l’attualità del Covid ci impone di tornare sulle frettolose valutazioni fatte meno di un decennio fa".

Ezio Massucco

MoreVideo: le immagini della giornata

Загрузка...

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium