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Agricoltura | 21 maggio 2020, 07:30

Filiera del latte: anche dopo il tavolo convocato dalla Regione, le organizzazioni agricole sono ancora arrabbiate (FOTO)

L’importo del latte pagato alla stalla da alcuni caseifici industriali è calato vistosamente. Moncalvo (Coldiretti): “Basta azioni irresponsabili a danno dei nostri allevatori”. Abellonio (Confagricoltura): “Serve maggiore trasparenza nella filiera”. Carenini (Cia-Agricoltori Italiani): “Ci sono state speculazioni sul prezzo”

Un allevamento in provincia di Cuneo

Un allevamento in provincia di Cuneo

L’emergenza coronavirus ha provocato il calo del prezzo del latte pagato alla stalla da alcuni caseifici. Adesso, nella maggior parte dei casi, la media del prezzo è fra i 33 e i 34 centesimi al litro. Motivo? Il comparto industriale della trasformazione l’ha giustificato con la diminuzione delle vendite sul mercato interno e quello estero. Anche se, nel concreto, i supermercati e i punti vendita tradizionali sono stati presi d’assalto da quanti dovevano rifornirsi dei beni di prima necessità tra i quali, proprio, i lattiero-caseari.

Dopo un primo Tavolo della filiera, convocato, a marzo, dall’assessore regionale all’Agricoltura, Marco Protopapa, in cui pareva si fossero aperti degli spiragli il contesto è di nuovo precipitato nelle ultime settimane. Generando - per le organizzazioni agricole Coldiretti, Confagricoltura e Cia-Agricoltori Italiani - una situazione inaccettabile e insostenibile per gli allevatori.

L’assessore Protopapa ha riunito per la seconda volta i rappresentanti dell'intero settore (clicca qui). “Li ho invitati - ha detto al termine dell’incontro - ad avviare quanto prima dei tavoli di dialogo e di confronto in modo che si possano trovare nuovi accordi e strategie condivise”.

L’incontro è anche servito all’assessore per comunicare i dati delle importazioni in Piemonte di latte dall’estero: richiesta portata avanti soprattutto da Coldiretti. I numeri, relativi ai primi trimestri 2019 e 2020, sono stati forniti dagli Uffici Veterinari per gli Adempimenti degli Obblighi Comunitari (Uvac) del Ministero della Salute e si riferiscono all’import dai Paesi europei, perché a gennaio, febbraio e marzo di quest’anno non ci sono stati arrivi da nazioni extracomunitarie.

Nel 2020 in Piemonte il latte e i derivati importati complessivamente dai Paesi europei (Germania, Francia, Belgio e Olanda in ordine di quantità) nel primo trimestre ammontano a 11,2 milioni di chilogrammi mentre nello stesso periodo del 2019 si erano attestati a 14,9 milioni di chilogrammi. Quindi, con una diminuzione del 24%.

Entrando nello specifico l’importazione di latte liquido crudo bovino “in cisterna” nel primo trimestre 2019 è stato di 730 mila chilogrammi e nel 2020 ha raggiunto quota 184.780 chilogrammi: cioè un meno 74%. Per quanto riguarda il latte pastorizzato i quantitativi arrivano a 1.050.000 chilogrammi nel 2019 e 330.000 chilogrammi nel 2020, con un calo del 68%. Di conseguenza, i volumi di latte liquido importati, proiettati su base annua, corrispondono a meno dello 0,5% di quelli prodotti in Piemonte. “Il confronto dei dati dei due trimestri - ha sottolineato l’assessore Protopapa - evidenzia che l'importazione del latte estero non è tale da giustificare un abbassamento dei prezzi di quello prodotto in Piemonte”.  

Coldiretti, Confagricoltura e Cia-Agricoltori Italiani sono soddisfatte dei risultati emersi dal Tavolo e come intendono procedere per mantenere adeguato il prezzo del latte pagato alla stalla?

ROBERTO MONCALVO, delegato confederale Coldiretti Cuneo: “Finalmente, dopo le nostre pressanti richieste, sono stati resi pubblici i dati delle importazioni di latte straniero in Piemonte e alla luce di quanto è emerso dall’analisi risultano ancora più inaccettabili le distorsioni sui prezzi lungo la filiera messe in atto dall’agroindustria e dai caseifici anche sul nostro territorio. Il latte sfuso, le cagliate, il latte in polvere e la crema di latte provenienti da Belgio, Germania, Francia e Olanda, in realtà, tradotto in quintali di latte equivalente, risultano pari al 50% della produzione piemontese”.

Per cui? “In un momento di crisi come quello creatosi per l’emergenza sanitaria non è un atto responsabile quello di una parte dell’agroindustria piemontese che, invece di valorizzare e tutelare le nostre produzioni di alta qualità e rivolgersi alle strutture del territorio, ha continuato a importare dall’estero. Riteniamo, perciò, che queste aziende agroindustriali non vadano incluse in eventuali aiuti regionali destinati alla filiera lattiero-casearia. I nostri allevatori, infatti, non hanno mai smesso di garantire alle famiglie gli approvvigionamenti a tutela del #MangiaItaliano e ora i loro sforzi rischiano di essere vanificati e non giustamente remunerati da azioni irresponsabili e scorrette da parte di determinate agroindustrie che non credono nel valore della filiera 100% piemontese”.

Cosa chiedete alla Regione? “E’ urgente che l’assessore Protopapa prenda una posizione netta verso quei caseifici che hanno immotivatamente abbassato il prezzo del latte ai produttori, venendo meno a quel patto tra gli attori della filiera lanciato, a marzo, proprio dall’assessore, su nostra sollecitazione, e che avrebbe dovuto garantire per almeno tre mesi, da aprile a giugno, le stesse condizioni economiche della scorsa stagione”.  

ROBERTO ABELLONIO, direttore di Confagricoltura Cuneo: “Nel primo trimestre 2020, nonostante il sensibile caso di importazioni di latte dall’estero, a causa del blocco dei servizi alberghieri e della ristorazione, si è registrata una contrazione dei consumi che ha modificato il mercato: sono diminuite le vendite di prodotto fresco, mentre è aumentata la trasformazione dei prodotti e la produzione dei formaggi. Inoltre, complice la crisi economica delle famiglie, sono aumentate le importazioni di latticini e formaggi a basso prezzo”.

Cosa chiedete? “Che si inizi a ragionare sulla base di una tabella qualità unica per tutto il latte piemontese e non diversa da caseificio a caseificio, come avviene ora, rendendo di fatto più semplice la comparazione dei prezzi applicati agli allevatori e la valutazione complessiva della situazione. Inoltre, anche nel comparto lattiero- caseario assistiamo da mesi al crollo dei prezzi all’origine della materia prima, mentre i prezzi al consumo continuano ad essere sostenuti, se non in aumento. Ciò significa che né i produttori, né i consumatori finali sono tutelati proprio in un momento di particolare difficoltà. Motivo che ci spinge a sollecitare gli organi competenti a vigilare attentamente sull’operato della Grande Distribuzione Organizzata affinché si eviti ogni forma di speculazione sulle spalle degli attori più deboli della filiera”.

Inoltre? “Abbiamo proposto alla Regione di favorire una miglior trasparenza della filiera stessa per garantire la correttezza dei pagamenti. Confagricoltura ritiene che sia indispensabile proseguire il confronto, chiedendo in modo unitario al Governo e all’Unione Europea un intervento straordinario per fronteggiare la crisi di mercato che si è generato nel comparto lattiero-caseario. Così da superare questa stagione di difficoltà e di poter riprendere un percorso di collaborazione indispensabile per la tenuta economica e sociale del nostro territorio”.

GABRIELE CARENINI, presidente regionale Cia-Agricoltori Italiani: “Apprezziamo quando la Regione convoca i Tavoli di filiera in cui si ragiona sul comparto lattiero-caseario. Riscontriamo purtroppo che, negli ultimi mesi, il prezzo del latte alla stalla è diminuito. Durante l’ultimo incontro abbiamo ribadito la posizione assunta in quello avvenuto a marzo: bisogna cercare di importare meno prodotto dall’estero affinché si possa continuare a pagare con prezzi remunerativi i nostri allevatori. Siamo preoccupati perché la situazione è molto grave. Auspichiamo che ci sia un senso di collaborazione e buona volontà da parte delle realtà casearie e industriali piemontesi per valorizzare il prodotto di qualità che i nostro allevatori hanno garantito, e continueranno a farlo, nonostante la crisi del settore. La speranza è che con la riapertura di alberghi, bar e ristoranti il prezzo del latte alla stalla possa aumentare. Non ci sono motivi perché il prezzo venga corrisposto così poco. Non tutte le realtà piemontesi si sono comportate in questo modo: alcuni soggetti hanno mantenuto un prezzo adeguato, altri invece hanno speculato”.    

Sergio Peirone

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