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Attualità | 27 maggio 2020, 00:03

Cuneo torna a pensare al nuovo ospedale unico: la vexata quaestio dell'ubicazione divide la maggioranza

Tanti gli interventi critici dei consiglieri di maggioranza, ieri sera (27 maggio) in consiglio comunale, verso il documento che riporta l'attenzione sulla tematica; Borgna: "Il Covid-19 ha cambiato era geologica, ma l'hub provinciale deve rimanere nel nostro territorio"

L'ospedale Carle di Cuneo

L'ospedale Carle di Cuneo

L’ospedale unico di Cuneo può essere la prima struttura italiana del post-emergenza. L’ospedale non dei prossimi 30, ma dei prossimi 100 anni”. Si è concluso così l’intervento del sindaco di Cuneo e presidente della provincia Federico Borgna, a commento all’ordine del giorno presentato dalle forze di maggioranza - Centro Per Cuneo, Crescere Insieme, Cuneo Solidale Democratica e Partito Democratico – e incentrato sul riprendere le fila della progettazione della nuova struttura ospedaliera della città.

L’amministrazione torna quindi a parlare di ospedale unico proprio in un periodo in cui l’universo sanitario concentra e ha concentrato le speranze e le paure di tutti i cittadini, a tutti i livelli. E torna a farlo con l’obiettivo di riprendere il tempo che l’epidemia Covid-19 ha “congelato” ma soprattutto in funzione del fatto che nei prossimi mesi e anni si apriranno opportunità importanti in senso economico (MES e/o Recovery Fund).

L’obiettivo è quello di riportare all’attenzione della Regione Piemonte, del professor Ferruccio Fazio, del dottor Giovanni Monchiero, dei consiglieri regionali, dei parlamentari e dei sindaci del territorio il progetto, attualmente fermo in attesa di uno studio di fattibilità tecnica che suggerisca alla politica quale possa essere la migliore come ubicazione per quella nuova. Responso che dovrà essere consegnato entro luglio.

Che Cuneo debba continuare a essere hub provinciale è l’unico punto su cui tutti i consiglieri concordano. L’aspetto che invece ha destato più di una controversia – specialmente all’interno degli stessi gruppi firmatari – è invece proprio la scelta del luogo in cui costruire il nuovo ospedale.

- DOVE COSTRUIRLO?
A indispettire diversi consiglieri è stato il fatto che l’ordine del giorno presupponga ancora la possibilità di erigere la struttura nell’area del S.Croce, quando invece uno studio fatto realizzare da alcuni di loro sembrerebbe dimostrare come quella del Carle sia l’unica fattibile.

Si vuole ancora ipotizzare l’area del S.Croce per il nuovo ospedale, nonostante tutti i problemi evidenziati anche prima dello scoppio dell’epidemia? Si vuole ristrutturare l’edificio con i malati all’interno? Si vuole mantenere ciò che c’è tamponando la fase emergenziale? Ciò significa ritornare al passato, e perdere di sicuro l’eccellenza” ha detto Maria Laura Risso, tra i più critici. “La proposta era assurda prima, ora sembrerebbe folle. L’area del Carle offre 240.000 metri cubi di volume aumentabili, volendo, del 30%, oltre a ulteriori 20.000 metri cubi di sotterranei in cui costruire un parcheggio e a un collegamento autostradale già esistente tramite la “bovesana”: è la scelta giusta”.

Ma ancora più piccato si è dimostrato Silvano Enrici: “Sono molto deluso da come sia stato affrontato, o non affrontato, il problema ospedale nell’ordine del giorno. Com’è possibile che il PD l’abbia avvallato, dopo essersi dichiarato favorevole alla soluzione del Carle? Così torniamo indietro di almeno un anno. Per aspettare quattro gatti sempre contrari non andiamo avanti, cosa già successa per la pedonalizzazione di via Roma… con la differenza che, qui, se tardiamo ancora magari l’hub ce lo ritroviamo a Verduno”.

Tutto ciò che si dovrebbe fare per mantenere l’eccellenza si può fare agevolmente nella zona del Carle, ma non c’è miglior sordo di chi non vuol sentire: le nostre non sono solo suggestioni, quanto piuttosto dati concreti” ha concluso Enrici.

Allo stesso modo si sono dimostrati critici nei confronti dell’ordine del giorno, e forti sostenitori della soluzione del Carle, anche i colleghi Ivano Oggero (“Se perdiamo i soldi perdiamo la qualifica di hub”), Sara Tomatis (“Non è stata ancora presa una decisione, e la domanda è diventata a sua volta un’emergenza”), Gianfranco Demichelis (“Serve che la commissione temporanea convochi la sanità regionale per capire quanto ancora interessi sostenere il nostro progetto”) e Antonino Pittari.

A difendere il documento presentato è stato Carmelo Noto, che spalleggiato proprio da Pittari ha anche sollevato la questione di cosa si farà della struttura non utilizzata (che sia il S.Croce o il Carle). “Nessun cambiamento d’idea sull’area del Carle, da parte nostra, ma la commissione speciale non ha sciolto i dubbi e ha relegato l’ultima parola ai tecnici: il nostro ordine del giorno non è una “non scelta”, ma segue i tempi della commissione”.

Il passaggio più giusto, per noi, è adesso quello di analizzare il parere tecnico per fugare ogni dubbio possibile e immaginabile sulla nostra idea. Tutti i dubbi sono leciti, ovviamente, ma ricordo al collega Enrici che nel suo stesso gruppo c’è chi, sull’ubicazione, la pensa in maniera diversa da lui” ha concluso.

- LA POSIZIONE DEL SINDACO
Borgna ha iniziato sottolineando come non si possa mettere in discussione l’idea che la nuova struttura venga ubicata al di fuori del territorio della città di Cuneo: “Impensabile, non tanto per difendere quanto per rilanciare l’hub provinciale, che è una dichiarazione di eccellenza frutto di 700 anni di storia”.

Non sfugga a nessuno che con il Covid-19 è cambiata un’era geologica, ora che ne sono stati testati davvero i limiti di tenuta il mondo sanitario non è e non potrà più essere lo stesso. L’ordine del giorno fotografa questo cambiamento e afferma con forza che anche a fronte dell’emergenza l’hub provinciale deve rimanere a Cuneo” ha proseguito il sindaco, secondo cui i lavori per lo studio di fattibilità tecnica siano stati rallentati di tre mesi proprio a causa dell’arrivo del Covid-19 e abbiano di fatto ripreso proprio nella mattinata di martedì 26 maggio.

Borgna rifiuta poi con forza l’idea – promossa da Ugo Sturlese già nella prima serata di consiglio comunale – che avere due sedi distaccate abbia aiutato nel contenimento dell’epidemia stessa, e che questo fatto debba portare a un profondo ripensamento della questione nuovo ospedale.

Riprendiamo un cammino che si concluderà, per forza, entro poche settimane, ben coscienti che presto saranno allocate risorse ampissime anche alla riorganizzazione della rete sanitaria: il nostro dovere è quello di mettere in condizione la Regione di procedere con la realizzazione concreta”.


Ventidue dei ventotto consiglieri presenti hanno successivamente accolto in modo positivo l’ordine del giorno  in sede di votazione. Questo significa ben più della maggioranza necessaria e soprattutto – eventualità però già preannunciata dai consiglieri stessi – che anche i più critici della compagine di maggioranza abbiano finito per allinearsi.

Un segno importante, che comprova la centralità del ritorno della tematica nel dibattito amministrativo. Ma che getta ancora più luce sulla diversità di opinioni espresse – sale della democrazia, certo - . O, per dirla con le parole del consigliere Nello Fierro, che nella maggioranza cuneese “qualche problema c’è”.

simone giraudi

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