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Attualità | 29 maggio 2020, 16:21

Migranti della frutta: “La Regione adatti il progetto ‘La buona terra’ all’emergenza Covid. Altrimenti andranno restituiti i fondi all’UE”

Il sindaco di Saluzzo torna a chiedere “una figura di raccordo tra gli aspetti sanitari, di sicurezza e logistico-organizzativi” e una rivisitazione del “sistema di reperimento della manodopera stagionale”. Ma rilancia anche sul Fami, Fondo asilo e migrazioni internazionali: “La Regione è capofila. Le competenze ci sono, i fondi pure”

Il sindaco Mauro Calderoni

Il sindaco Mauro Calderoni

La richiesta è sempre a stessa, ed era già emersa a margine della nomina del dottor Giuseppe Guerra come “commissario straordinario per gli aspetti sanitari relativi all’emergenza migranti/frutta estate 2020 presso il comune di Saluzzo ed i comuni limitrofi”.

Mauro Calderoni, sindaco di Saluzzo, torna a chiedere a gran voce una sorta di commissario ad acta per la questione dei “migranti della frutta”. Anche alla luce delle ultime novità emerse in questi giorni, con un presidio 24 ore su 24 al Foro Boario di Saluzzo, dove da quest’anno è comparso l’Esercito.

“La Regione Piemonte ha nominato un commissario per l’emergenza sanitaria dei cosiddetti ‘migranti della frutta’. – scrive – Il questore ha programmato un piano di monitoraggio H24. Il Prefetto ha coinvolto l’Esercito per presidiare l’area del Foro Boario di Saluzzo, tradizionale luogo di accampamento degli aspiranti braccianti”. 

Cosa manca ancora? “Una figura di raccordo tra gli aspetti sanitari, di sicurezza e logistico-organizzativi per affrontare efficacemente il tema delle persone senza fissa dimora, che nel saluzzese interseca quello dei lavoratori stagionali agricoli”.

Lo impone – secondo Calderoni – “la natura sovracomunale della questione: un mercato del lavoro liberalizzato mostra la corda, specie nel caso di figure a bassa specializzazione ed espone le comunità locali a pesi e rischi non più sostenibili, in l’articolare con una pandemia in corso”.

Saluzzo continua a farsi promotrice di una questione dibattuta da anni: “L’attuale sistema di reperimento della manodopera stagionale, ulteriormente minato dall’emergenza dei senzatetto con una pandemia in atto, ha costi sociali altissimi ed espone le comunità locali a pesi e rischi non più sostenibili.

C’è una distorsione ormai insopportabile nella normativa di settore: se uno straniero viene a lavorare in Italia attraverso i flussi previsti dalla legge Bossi-Fini ha ospitalità. Se un bracciante straniero si sposta dalla Puglia al Piemonte non ha diritto ad un alloggio. Una follia!

Il Saluzzese è inserito in quattro progetti nazionali per le sue “buone pratiche” sull’ospitalità di queste persone. Sinceramente vorremmo meno medaglie, ma più interventi concreti”.

Infine, un accenno al Fami, Fondo asilo e migrazioni internazionali del Ministero dell’Interno che ha finanziato, nella prima legislatura del Governo Conte, il progetto “La buona terra”, che ha l’obiettivo di intervenire in modo strutturale per tutelare i braccianti stagionali e garanzia delle aziende di un’offerta di manodopera qualificata, evitando lo sfruttamento e altre forme di illegalità legate al caporalato.

“La Regione Piemonte, che ne è capofila, potrebbe adattarlo alla nuova emergenza. Le competenze ci sono, i fondi pure: altrimenti andranno restituiti all’Europa e l’emergenza invece potrebbe aggravarsi”.

Ni.Ber.

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