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Attualità | 01 giugno 2020, 10:30

Continua lo stato di agitazione all'ex Ilva di Racconigi: quinto giorno di presidio davanti ai cancelli

Il primo sciopero era stato indetto lunedì 25 maggio in occasione dell'incontro al Ministero dello Sviluppo con il ministro Patuanelli e l'azienda in videocall. L’iniziativa sindacale continuerà ancora nella giornata di mercoledì 3 e giovedì 4 giugno, giorno in cui si dovrebbe tenere un nuovo incontro tra le parti

Continua lo stato di agitazione all'ex Ilva di Racconigi: quinto giorno di presidio davanti ai cancelli

Continua lo stato di agitazione all’Arcelor Mittal di Racconigi come nel resto degli stabilimenti italiani del gruppo franco indiano. All’ex Ilva dove sono occupati 143 lavoratori operanti nella produzione di laminati in acciaio circolari (tubi). Oggi, lunedì 1 giugno, continua la manifestazione di dissenso nello stabilimento. I lavoratori per il quinto giorno incrociano le braccia e presidiano davanti ai cancelli dello stabilimento.

Il primo sciopero era stato indetto lunedì 25 maggio in occasione dell'incontro al Ministero dello Sviluppo con il  ministro Patuanelli e l'azienda in videocall. Incontro che non ha portato i risultati sperati.

“Fim, Fiom, Uilm – si legge in una nota congiunta nazionale - hanno sollecitato il Governo e ArcelorMittal a mettere tutte le carte sopra il tavolo, vale a dire la conferma o meno degli impegni assunti con l'accordo del 6 settembre 2018: il relativo piano industriale, i conseguenti investimenti e assetti societari, i livelli occupazionali ed il risanamento ambientale.”

“Infatti – continua - l'emergenza determinata dalla pandemia da Covid-19 se ha oggettivamente ritardato i tempi del confronto, non ha ovviamente rimosso le responsabilità sulla risoluzione dei nodi ancora aperti che fanno riferimento al Governo e ad ArcelorMittal. Anzi, le modalità con le quali ArcelorMittal ha pensato di gestire la cassa integrazione sito per sito richiamando prima i lavoratori in piena emergenza con le deroghe prefettizie e scaricandoli immediatamente dopo con il ricorso sostanzialmente generalizzato agli ammortizzatori sociali, ha ulteriormente acuito ad aggravato un quadro di relazioni industriali che quando non è inesistente, è inaccettabile.”

“Per il governo – prosegue la nota siglata dalle segreterie delle tre sigle confederali - che ha confermato l'intenzione di entrare nella compagine societaria, e per ArcelorMittal non sarebbero in discussione le prospettive legate alla presenza del gruppo in Italia. In particolare l'Amministratore Delegato ha confermato di voler mantenere formalmente e sostanzialmente tutti gli impegni assunti. Ma il punto è proprio questo. Fim, Fiom, Uilm non sono a conoscenza di tali impegni se non attraverso le dichiarazioni pubbliche e comunque, è del tutto evidente che per il Governo e per ArcelorMittal gli impegni assunti si riferiscono al documento del 4 marzo 2020. Se tali impegni dovessero essere confermati, significa che al termine del periodo contemplato dal nuovo piano industriale, il numero complessivo dei lavoratori in ArcelorMittal sarebbe di 10.700, lasciando intendere l'esclusione dei circa 1700 lavoratori ancora in amministrazione straordinaria per i quali nell'accordo del 2018 esisteva una clausola sociale di salvaguardia.”

“L'Amministratore Delegato – si legge - ha affermato di poter presentare il nuovo piano industriale entro 10 giorni. Per noi il tempo è largamente scaduto. Si devono usare questi dieci giorni per riportare ad una verificabile normalità le relazioni sindacali con il gruppo e i singoli siti. Bisogna garantire il riavvio delle produzioni possibili, delle manutenzioni indispensabili, del risanamento ambientale e quindi il rientro dei lavoratori in tutti gli stabilimenti del gruppo consentendo una gestione della cassa integrazione in rotazione e traguardando il mese di giugno.”

L’iniziativa sindacale continuerà ancora nella giornata di mercoledì 3 e giovedì 4 giugno, giorno in cui si dovrebbe tenere un nuovo incontro in videoconferenza tra le parti.

redazione

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