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Al Direttore | 03 giugno 2020, 16:14

La strana maturità 2020 negli occhi di una candidata: "Ultima tappa di un percorso sospeso all'improvviso"

Riceviamo e pubblichiamo

Foto generica

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Una cosa cosa che mi sono ripetuta spesso in questi mesi particolari è che una maturità così è difficile da dimenticare, quasi volessi imprimerla di un'aurea tutta sua, di una rarità che possa giustificare o almeno assecondare le difficoltà per cui è diventata tale.

Ciò che invece nascondo a me stessa è che questa maturità, sebbene non sia ancora passata, ha già lasciato nei nostri cuori dei rimorsi e delle nostalgie che non possono essere taciute: l'anno della maturità è il più atteso e temuto da quando se ne ha memoria nel percorso scolastico di ciascun alunno, una tappa mitica ed entusiasmante dove la paura e l'euforia degli ultimi giorni s'intrecciano per creare momenti indimenticabili.

Quest'ultimi non mancheranno certamente nemmeno ora ma l'ultima tappa di questi cinque anni è stata sospesa nell'incertezza e interrotta aspramente senza un ultimo sguardo all'afosa aula, senza un abbraccio più forte degli altri e senza il tempo di scendere con calma gli scalini dell'ultimo giorno di liceo.

Alle nostre spalle abbiamo mesi di confusione, di angosciante attesa, di cambiamenti repentini che quasi ci avevano fatto dimenticare l'esistenza dell'esame e anche ora che i giorni stanno tornando gradualmente alla loro normalità l'esame sembra perdere, di fatto, il valore di grande salto nell'età adulta: gli ultimi mesi ci hanno dato già tanto su cui riflettere, ci hanno aperto in modo così drastico gli occhi da non aver bisogno di alcun rito se non per formalizzare un passaggio determinante.

E in questa nebulosa confusa di giorni sembra impossibile che in questo mondo silenzioso si sia andati avanti, nelle nostre piccole o grandi mura domestiche, reinventando il modo di fare scuola, di socializzare, di gestire la vita famigliare, eppure l'istinto umano all'adattamento ha prevalso, anche se con molte incertezze.

La scuola ha rappresentato un nucleo fondamentale nella quarantena di noi studenti e, parlo personalmente, ha avuto aspetti positivi come aspetti negativi: se da un lato ha permesso di dare un senso, un rigore alle giornate tutte uguali, riprendendo i contatti con amici e professori, dall'altra è stato difficile potersi concentrare sulla scuola (tutti, in modo più o meno forte, sono stati toccati dall'emergenza) e spesso è diventata una corsa a ostacoli passata davanti al computer a inseguire parole virtuali, visi virtuali, dietro i quali si è cercato di dare un senso, una contestualizzazione all'insegnamento. 

E questo in effetti è continuato grazie alla tecnologia che ci ha regalato uno sprazzo di normalità (sono sicura anche per i professori), ma la scuola è un'altra cosa per me, è un luogo di socializzazione, è il cambio d'ora affollato, è lo scontro eterno davanti alla finestra tra calorosi e freddolosi, è la lista infinita di turni appesa ai muri, è la pancia che irrompe all'ultima lezione con i suoi brontolii (in realtà questo accade anche ora), è una seconda casa che abbiamo giustamente e forzatamente sacrificato. 

Ma al di là di questo, so bene che i veri problemi sono altri e sono convinta che proprio questo impatto sarà determinante per il futuro di noi giovani, ancora più incerto di quanto non fosse prima ma almeno ispirato dall'aver compreso il valore e le potenzialità nascoste della nostra vita (anche quella più ripetitiva e monotona) e l'importanza di costruire il proprio futuro guardando anche agli altri e contribuendo alla diminuzione delle disuguaglianze che purtroppo saranno destinate a permanere.

Grazie,

Ilaria Valentini

Al Direttore

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