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Attualità | 03 giugno 2020, 09:27

Braidese tentò di avvelenare il marito: processo riparte dall’audizione del superperito Lorenzo Varetto

Parola ai consulenti per determinare la concreta capacità di uccidere del mix di farmaci somministrati all’uomo mentre questi era ricoverato in ospedale. La sentenza attesa per l'udienza già fissata al 9 luglio

Il tribunale di Asti (archivio)

Il tribunale di Asti (archivio)

"Le parti dovranno comparire dotate di dispositivi di protezione individuale e mantenere il necessario distanziamento".
E’ la formula che compare sui decreti di fissazione delle udienze penali coi quali anche la competente sezione del Tribunale di Asti tenta un graduale ritorno alla normalità dopo il fermo quasi totale imposto dall’emergenza sanitaria.

Una "fase 2" in chiave giudiziaria che, per quanto riguarda il fronte penale, prende le mosse dall’individuazione dei procedimenti da fare ripartire prima di altri perché ritenuti più urgenti, come è il caso di quelli che vedono gli imputati sottoposti a misure cautelari.

Tra quelli che il giudice Francesca Di Naro, coordinatore dell’ufficio dei Gip presso il foro astigiano, subentrato nel processo al collega Alberto Giannone, ha scelto di fissare già per le prossime settimane c’è il processo di primo grado che vede imputata la 49enne braidese Laura Davico, accusata di tentato omicidio ai danni del marito con l’aggravante della minorata difesa.

La vicenda è nota: secondo l’accusa la donna, che attualmente è sottoposta all’obbligo di dimora presso l’abitazione cheraschese della madre, avrebbe tentato di avvelenare il consorte mediante un mix di farmaci e sostanze – tra queste anche un potente topicida – da lei celate nei cibi e nelle bevande che la stessa gli somministrava mentre l’uomo era ricoverato presso l’ospedale "Santo Spirito" di Bra.

La prima udienza, in agenda per il 25 giugno, prevede l’audizione del dottor Lorenzo Varetto, consulente della difesa e medico legale noto per aver già ricoperto analogo in incarico in processi dal grande richiamo mediatico quali quelli di Cogne, di Garlasco e quello per la morte di Elena Ceste, in contradditorio col consulente del pubblico ministero, la dottoressa Rita Celli.

Un supplemento istruttorio cui la difesa aveva condizionato la richiesta del giudizio abbreviato ritenendo, come spiega l’avvocato albese Roberto Ponzio, che "la consulenza fatta in sede d’indagine non avesse tenuto conto dell’aspetto farmacologico di alcune sostanze" e che quindi fosse necessaria "una perizia tecnica volta a stabilire la concreta idoneità omicidiaria dei farmaci somministrati, con riguardo a dosi, quantità e qualità degli stessi". Erano quei farmaci, per la loro natura e per la quantità somministrata, in grado di provocare l’evento morte, è la domanda che pone in sostanza la difesa.

Al prossimo 9 luglio è stata invece fissata una seconda udienza, finalizzata alla discussione del processo e al conseguente pronunciamento della sentenza. Il marito della donna, che intanto è stato risarcito per il danno subito, non ha ritenuto di costituirsi parte civile.

Ezio Massucco

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