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Agricoltura | 03 giugno 2020, 07:30

Vignaioli Piemontesi: “Per la vendemmia 2020 siamo fiduciosi che la Regione e il Governo accolgano le nostre richieste” (FOTO)

Ne abbiamo parlato con il già direttore Gigi Biestro e la nuova guida dell’organismo Davide Viglino in occasione del passaggio di testimone avvenuto il 1º giugno. La Vignaioli conta 401 soci: 37 cantine cooperative con 6.242 aziende aderenti e 364 strutture vitivinicole individuali. Rappresenta una produzione di 850.000 ettolitri di vino: cioè il 30% della quantità lavorata sul territorio regionale. Dicono Biestro e Viglino: “La chiusura, in questi mesi, di hotel, ristoranti e bar ha provocato il crollo delle vendite del 100% in quel settore. Ma, grazie anche alla promozione fatta negli anni passati, abbiamo recuperato un 20% a livello di Grande Distribuzione

Vignaioli Piemontesi: il nuovo direttore dal 1º giugno Davide Viglino e l'ex Gigi Biestro davanti alla sede e all'enoteca dell'Organizzazione di Produttori

Vignaioli Piemontesi: il nuovo direttore dal 1º giugno Davide Viglino e l'ex Gigi Biestro davanti alla sede e all'enoteca dell'Organizzazione di Produttori

La Vignaioli Piemontesi è una società cooperativa agricola con sede a Castagnito, tra Alba e Asti, dove c’è anche l’enoteca (l’altro punto vendita si trova a Bricherasio) ed è il frutto di diverse fusioni di organismi del settore avvenute a partire dal 1974. Quel nome lo acquisisce nel 1996, dall’unione tra la Piemonte Asprovit e la Viticoltori Piemonte.

Oggi è costituita da 401 soci: 37 cantine cooperative con 6.242 aziende aderenti e 364 strutture vitivinicole individuali. La più grande d’Italia come Organizzazione di Produttori. Complessivamente rappresenta 850.000 ettolitri di vino: cioè il 30% della quantità lavorata sul territorio regionale. Ne fanno parte quasi tutti i vitigni piemontesi: dal Barolo al Moscato.

La Vignaioli si occupa di assistenza tecnica, amministrativa e consulenza nei confronti dei soci. A cui si aggiungono la commercializzazione e la promozione dei loro vini in Italia e all’estero attraverso la presenza a tutte le maggiori fiere locali e internazionali del comparto.

Dalla nascita ne è stato direttore Gigi Biestro, già prima con lo stesso ruolo nell’Asprovit, che ha raggiunto l’età della pensione lo scorso 31 maggio. Dal 1º giugno gli è subentrato Davide Viglino, 39 anni, segretario della Federazione Agricola di Confcooperative.

Con Biestro tracciamo un bilancio del lungo periodo trascorso alla guida della Vignaioli e non solo: “Se penso che l’Asprovit l’avevano costituita 18 vitivinicoltori, la crescita della struttura negli anni è stata considerevole. Inizialmente i servizi forniti erano solo tecnici, poi c’è stata una graduale specializzazione. Mettendo in pista anche la parte legislativa che, nel nostro mondo, ha norme molto complicate da gestire. Inoltre, aiutiamo i soci nel lavoro di commercializzazione e di promozione. In tutte le fiere adesso ci presentiamo uniti come Piemonte attraverso la struttura Land of Perfection in cui, oltre a noi, sono rappresentati i Consorzi di tutela esistenti. Questo ha permesso di trasmettere un’immagine di coesione del territorio molto positiva. Naturalmente, avendo dei disciplinari rigidissimi di produzione dei vini, la loro qualità è altissima. Rispetto a quarant’anni fa, su questo fronte si è avuta un’evoluzione esponenziale. Sono soddisfatto delle azioni portate avanti”.

Con Viglino, invece, fresco di nomina, vediamo quali sono gli obiettivi che intende perseguire: “Certamente voglio dare continuità al lavoro svolto fino a oggi, cercando sempre di interpretare e dare risposte alle esigenze degli associati anche in base agli scenari in continuo e veloce cambiamento. Per il futuro una grande sfida che il mondo vitivinicolo dovrà affrontare è la sostenibilità ambientale. Percorso lungo il quale, peraltro, abbiamo già iniziato ad accompagnare i nostri soci. In particolare queste zone del Piemonte sono meravigliose, patrimonio dell’Unesco e con dei vini di eccellenza a livello mondiale. Bisognerà, perciò, in misura sempre maggiore imboccare la strada della tutela e del rispetto del territorio”.  

LA VENDEMMIA 2020

L’emergenza coronavirus ha prodotto dei contraccolpi al settore. Ma dalle parole di Biestro traspare anche come il lavoro svolto negli anni abbia in qualche modo limitato i danni e ci sia fiducia per il futuro.

“E’ chiaro - dice - che la chiusura, in questi mesi, di  hotel, ristoranti e bar ha provocato il crollo delle vendite del 100% in quel settore. Ma, grazie alla promozione fatta nei periodi passati, abbiamo recuperato un 20% a livello di Grande Distribuzione. Anche perché le restrizioni dovute al coronavirus hanno portato le persone a consumare i pasti a casa. Comprando più vino da asporto. Inoltre, ad esempio, in Scandinavia acquistano tantissimo i nostri contenitori Bag in Box da 3 litri. Adesso ne vendevamo 100 mila confezioni, a fine anno è probabile che triplicheremo lo smercio in quelle zone. Naturalmente si tratta sempre di vino di alta qualità: in sostanza quello delle bottiglie, ma confezionato in un altro modo”.

Il futuro? “Il fatto di aver tamponato il calo di vendite fino a ora non vuol dire che non siamo preoccupati per la prossima vendemmia. Perché è vero che hotel-ristoranti-bar hanno aperto, ma, per il momento, e non sappiamo fino a quando, mancano i turisti. Per cui, non si riesce ancora a capire cosa succederà nel concreto. E se la crisi continuasse, i problemi delle cantine verrebbero fuori in quanto non saprebbero dove immagazzinare la nuova vendemmia. Di conseguenza, ci siamo premuniti di indicare alla Regione e al Governo Conte alcune possibili soluzioni per diminuire la produzione del 2020”.  

LE PRINCIPALI MISURE RICHIESTE

La distillazione facoltativa

Biestro: “Abbiamo chiesto di poter distillare, ovviamente solo per le cantine interessate, una piccola parte dell’invenduto con l’obiettivo di fabbricare alcol da destinare ad altri settori diversi dall’alimentare. A livello nazionale esiste già una norma che lo consente per il vino da tavola. La nostra sollecitazione è stata di estenderla anche ai vini Doc di base, in quanto dalle nostre parti sono quasi tutti a denominazione. Attualmente in Piemonte si procede con questo intervento usando 100 mila quintali sui 2 milioni e mezzo prodotti. Quindi, neanche un 5%. Si tratterebbe di aumentare di poco questa percentuale. Prevedendo un contributo per le distillerie che possano pagare il vino ritirato a un prezzo dignitoso. Stiamo aspettando risposte”.

La vendemmia verde

Biestro: “In passato la vendemmia verde voleva dire buttare a terra tutti i grappoli, portando a zero la produzione di quel vigneto. In cambio di un contributo a ettaro. In Piemonte non è mai stata utilizzata, perché per un vitivinicoltore l’uva è tutto: voleva dire distruggere una parte del suo mondo. Oltre a non essere comunque un’operazione remunerativa. Adesso abbiamo cambiato questo concetto, chiedendo un taglio selettivo attorno al 15% dei grappoli ancora in condizioni più acerbe da effettuare nei mesi di luglio e agosto a seconda del tipo di vitigno. Avendo in cambio un congruo contributo per ettaro. Però, differenziato a livello nazionale perché ci sono territori che producono 400 quintali di uva a ettaro, invece noi siamo sui 100. Nel Decreto Liquidità approvato dal Governo sono stati stanziati 100 milioni di euro per questo obiettivo. Bisognerà vedere come verranno gestiti”.

I vantaggi? “Attraverso la riduzione del 15% di uva disponibile sicuramente migliora ancora la qualità del vino e producendo quella percentuale in meno immetteremmo sul mercato un quantitativo di bottiglie che verrebbe assorbito con più facilità”. 

Il taglio dei vini

Biestro: “Al momento si poteva tagliare il vino con designazione di vitigno fino al 15%. In sostanza, prendere ad esempio un Barolo 2016 e, in quella quantità massima, miscelarlo con il 2017 dello stesso vitigno. Abbiamo chiesto per un anno o due di poter aumentare il taglio dal 15 al 30%. Oppure miscelare, con la stessa percentuale massima, il vino di due vitigni diversi per produrne altre tipologie dalle caratteristiche differenziate. Stiamo aspettando una risposta perché occorre un’autorizzazione europea”.

I finanziamenti per comprare il materiale necessario allo stoccaggio

Biestro: “Abbiamo chiesto un finanziamento destinato soprattutto alle piccole aziende, ma anche alle cantine cooperative, con l’obiettivo, per chi ha lo spazio, di acquistare nuove vasche in cui stoccare il vino ancora da vendere. In modo da liberare quelle necessarie alla nuova vendemmia 2020”.

Lo stoccaggio al di fuori della zona di produzione

Biestro: “E’ stata un’istanza portata avanti dai Consorzi del Barolo e del Brunello di Montalcino. In pratica permettere lo stoccaggio dei due vini, durante il periodo di invecchiamento, anche al di fuori dell’area di produzione. Facendo in modo, pure in questo caso, di liberare spazi per la nuova vendemmia. Riportando, poi, il prodotto nella zona di origine a emergenza terminata. L’intervento, fino a ora non consentito, parrebbe avere buone probabilità di avere l’ok dal ministero”.  

LA MANODOPERA

Viglino: “Non abbiamo il problema della raccolta della frutta nel Saluzzese. Per la vendemmia, al momento, potrebbe mancare non più del 10% di stagionali. La situazione delle aziende, infatti, è molto diversa. Innanzitutto, servono meno persone. Inoltre, i vitivinicoltori hanno forse promosso una maggiore fidelizzazione dei dipendenti. In buona misura i lavoratori esteri - romeni, macedoni e albanesi, che rappresentano l’80% della manodopera impiegata - operano nei vigneti durante l’intero anno e si sono specializzati in mansioni extra vendemmia. Come la potatura. Molti abitano nella zona e non hanno avuto bisogno di rientrare in Italia. Quindi, il problema coronavirus non li ha bloccati nelle loro nazioni di origine. Forse nel lavoro frutticolo c’è meno stabilità fisica del personale. E poi la vendemmia parte a settembre e si conclude a novembre: di conseguenza, c’è ancora del tempo e si possono aprire dei corridoi per gli stagionali in grado di sistemare il problema” .         

Il FINALE

Biestro e Viglino: “Se le richieste che abbiamo fatto passeranno, quanto abbiamo venduto in meno durante questo periodo dovremmo recuperarlo. Siamo fiduciosi che tutto ciò possa avvenire. Anche perché attraverso questi provvedimenti si alzerebbe la qualità del vino e riusciremmo a tenere un prezzo equo sul mercato senza dover svendere il prodotto”.          

Sergio Peirone

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