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Click sulla Psicologia | 10 giugno 2020, 15:00

L’ultimo giorno di scuola…una fine inaspettata

Cari Ragazzi, con oggi siete arrivati all’ultimo, strano, giorno di scuola di questo folle 2020. E cosa vorrei dirvi? Che siete stati bravissimi, che siete riusciti ad affrontare il problema cogliendolo insieme ai vostri genitori ed insegnanti, creando sinergie che mai si sarebbero venute a creare. E' importante che voi, ma noi tutti, possiamo cogliere, nonostante tutto, un'opportunità positiva, perché quest’anno l’ultimo giorno rappresenta una fine che in realtà è un nuovo inizio. Vi auguro di andare avanti consapevoli della vostra forza e della vostra capacità resiliente.

L’ultimo giorno di scuola…una fine inaspettata

L’anno scolastico 2019-2020 non sì dimenticherà. Si chiude in sordina e amarezza, dopo mesi di pandemia da Covid19 che ha costretto in quarantena adulti, bambini e adolescenti, in cui lezioni e attività via web, destinate a proseguire la didattica e a mantenere costante il contatto con la realtà scolastica, non sono comunque bastati a colmare il senso di vuoto e di solitudine che la lontananza fisica da compagni e insegnanti. È da sottolineare che la scuola, per tutte le fasce di età, non è semplicemente un luogo di apprendimento, ma in particolar modo un ambiente di relazione, di condivisione, di confronto e di sperimentazione, uno spazio importante per la crescita personale. La scuola, infatti non è soltanto didattica. Essendoci un “rischio infettivo”, anche se nei minori il Coronavirus sembra avere forme più lievi, altrettanto esiste un “rischio affettivo” con compromissioni a livello emotivo, cognitivo e relazionale non facilmente recuperabili. La fine di quest’anno rappresenta un momento delicato da affrontare per gli alunni di tutte le età e che quindi richiede, agli adulti che fanno loro da riferimento, di prestare la giusta attenzione ai vissuti inerenti la chiusura di un percorso e alle emozioni che accompagnano quella che è un’esperienza di separazione, a tutte le età. La fine della scuola è sì l’inizio di un periodo di vacanza e libertà, ma quest’anno è un po’ diverso. Tutte le fasi di passaggio, infatti, vedono bambini e ragazzi protagonisti di una riorganizzazione del loro futuro e di sentimenti anche contraddittori. Le fasi che ci hanno coinvolti tutti, dal lockdown all’agoniata fase 3, che ha portato gli studenti a interagire con situazioni problematiche come quella che stiamo vivendo, hanno messo in scacco la possibilità di pensare e potersi immaginare le novità a cui si va incontro con l’estate. Lavorando con i ragazzi, ho riscontrato aspetti ambivalenti da affrontare: l’aspettativa e la curiosità per il nuovo che li attende e la nostalgia e il vuoto lasciato dalla perdita di ciò a cui eravamo legati. Dalla quotidianità persa alla voglia di crescere, di emanciparsi da qualcosa che ormai ci va stretto e la paura di diventare grandi e di non riuscire ad adattarsi a nuovi assetti, nuove relazioni, nuove regole, nuove richieste, un nuovo gruppo. A scuola si creano legami, rapporti, familiarità che durano anni e lasciarsi tutto alle spalle può rappresentare una perdita molto forte. Quando si parla di cambiamento si pensa facilmente ad una spinta entusiasmante verso il nuovo, ma c’è una componente luttuosa e ansiosa non trascurabile: essa è legata alla perdita e all’incertezza di ciò che accadrà, all’immaginarsi l’ignoto che è difficilmente rappresentabile. Negli ultimi mesi tutti, chi più chi meno, hanno avuto la sensazione o hanno davvero perso qualcosa/qualcuno a causa della pandemia e questo, spesso,  complica le cose. I bambini e ragazzi, quindi, si trovano alle prese con una sfida evolutiva e ora più che mai, hanno bisogno del sostegno degli adulti di riferimento, genitori e insegnanti, come contenitori di questo ingorgo affettivo, delle paure, delle rabbie e dei fantasmi che caratterizzano questo momento, per infondere un maggior senso di controllo rispetto al futuro e attenuare il disagio del distacco, in parte già avvenuto come uno strappo improvviso dalla loro quotidianità. Quelle online sono relazioni senza  fisicità, poiché è stata negata e tutti gli studenti, soprattutto quelli dell’ultimo anno di ogni fascia, non potranno salutare i compagni con i quali hanno vissuto gioie e dolori. Tutto ciò è indubbiamente insostituibile, non rimpiazzabile nemmeno con le più avanzate tecnologie, ma è forse possibile ricreare un’atmosfera, regalare loro un momento di saluto e di appartenenza. Non banalizziamo, rispettiamo, ciò che ogni studente di quest’anno ha perso o gli è stato negato.  Ai docenti spetta, dunque, il compito di agevolare il distacco del gruppo classe, infondendo speranza per facilitare il passaggio ad un’altra dimensione, facendosi garanti, seppur a distanza e in una fase così delicata, del contenimento e della solidità che fanno della scuola un punto di riferimento stabile nella vita dei loro alunni. Allo stesso modo i genitori possono avere un ruolo fondamentale nell’accompagnare, osservare, dare la giusta attenzione e rendersi disponibili ad ascoltare cosa raccontano i propri figli e cosa succede loro in un momento di separazione che stavolta rischia di essere particolarmente delicato. Bisognerebbe, infine, coordinarsi tra adulti, insegnanti e genitori, rimanendo quanto più coerenti e rispettosi dei ruoli, delle competenze e delle funzioni educative di ognuno. Se i grandi non proietteranno su di loro le proprie ansie e le proprie tensioni, gli studenti si sentiranno più al sicuro, soprattutto i piccoli alunni della scuola dell’infanzia e della primaria, per i quali i conflitti tra adulti e le separazioni non simbolizzate possono dar luogo a vissuti di colpa e abbandono.

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