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Sanità | 16 giugno 2020, 17:05

E' fase 3 per tutti, ma nelle RSA le misure di contingentamento non cambiano (VIDEO)

Rimane alta l’attenzione per le Residenze Sanitarie Assistenziali, dove le maglie anti Covid 19 per il momento non si allentano; quattro chiacchiere con il dottor Giovanni Milano

La casa di riposo di Peveragno

La casa di riposo di Peveragno

In quasi tutta la penisola le case di riposo sono state al centro dell’attenzione durante tutta l’emergenza SARS-CoV-2. Gestori che non hanno seguito un protocollo comune o che spesso non hanno ricevuto in tempo utile il giusto supporto, come le forniture dei dispositivi di protezione individuale o addirittura i risultati dei tamponi fatti agli ospiti e al personale, hanno fatto sì che i vari casi finissero sotto la lente dei NAS.

Nel cuneese sono presenti 140 strutture - molte delle quali risultano oggi a contagio zero - con una media di quelle coinvolte, decisamente più bassa rispetto a quella regionale. Con la partenza delle Fase 2 e 3, dove si vede l’allentamento di molte delle misure restrittive attuate, abbiamo voluto incontrate il dottor Giovanni Milano, direttore sanitario delle residenze assistenziali di Robilante, Cervasca, Vernante e Dronero (in quest’ultima temporaneamente in veste di sostituto) e medico di struttura a Peveragno e consulente come direttore sanitario per la cooperativa Arché per le strutture di Vinadio, Entracque, Roure e Vignale Monferrato.

Tutte le strutture dove ho operato – dice Giovanni Milano – hanno avuto la fortuna di non avere casi di Coronavirus. Oggi cerchiamo in tutti i modi di evitare che entri il Covid, continuando a utilizzare i dpi e rispettando le misure preventive necessarie: in queste strutture non ci sono persone in particolare difficoltà, ma i più fragili sono più soggetti rispetto ad altri”.

Con la Fase 2 e 3 diverse misure restrittive hanno avuto un allentamento, ma per le RSA questo non è avvenuto. “A me spiace molto – ci spiega il dottor Milano -  avevamo previsto di aprire maggiormente a parenti e famigliari degli ospiti, ma questo non è stato possibile. Una direttiva regionale ci impone di continuare il periodo di chiusura”.

Noi abbiamo fino ad oggi cercato di fare fronte al problema – spiega Milano – attraverso le video chiamate, perché il disagio è duplice, sia verso gli ospiti sia verso i figli, i nipoti e tutti i parenti. Bisogna cercare di evitare questo distacco. Si stanno studiando altri sistemi alternativi, però quello che era prima difficilmente sarà più raggiungibile in futuro”. Tablet e video chiamate sono state le soluzioni che al momento, hanno permesso se non altro degli incontri “virtuali”, che ad ogni modo hanno dato un minimo di conforto.

Ma l’isolamento, per quanto parziale, che soprattutto non permette il contatto fisico, non solo interno ma anche esterno, in qualche modo ha avuto un altro aspetto positivo, oltre l’assenza di contagio da Covid 19. “Devo dire comunque che, non avendo nessuno che entra e avendo gli operatori sempre protetti dai dpi – dice il dottor Milano – così come il Coronavirus anche le altre malattie non sono entrate, quindi gli ospiti si sono ammalati molto di meno rispetto al solito”.

Ad oggi se qualcuno dovesse avere la necessità di entrare, come paziente, in RSA, può sicuramente farlo perché gli standard di sicurezza sono molto alti. Si esegue prima un tampone e poi si devono fare 15 giorni di isolamento in struttura. Il sogno del Dottor Milano, come ci racconta alla fine del nostro incontro, è quello di poter vedere al più presto gli ospiti delle strutture sanitari tornare alla normalità, a coltivare un piccolo orto, piuttosto che a fare una gita o una grigliata in cortile.

Rispetto ai problemi emersi riguardo i contagi nelle RSA, Giovanni Milano ci spiega che spesso gli standard erano gli stessi di quelle strutture rimaste a zero contagi, quindi imprevedibile o incalcolabile il motivo dell’ingresso del virus in struttura. Forse solo un discorso di sfortuna.

Io amo dire non si muore di Coronavirus, ma con il Coronavirus – sottolinea Milano – è abbastanza difficile dare una valutazione rispetto i decessi. Erano persone molto fragili, molto anziane e quelle che non erano molto anziane, in realtà erano persone che avevano dei grossi problemi patologici”.

andrea olimpi

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