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Politica | 17 giugno 2020, 16:28

Federico Borgna: “Non credo che la Fondazione CrCuneo abbia nulla da temere dal possibile accordo Intesa-Ubi”

Il sindaco di Cuneo rompe il silenzio e dice la sua in merito all’Ops, da settimane oggetto di serrate discussioni. “Un’operazione come questa – dice il primo cittadino - va valutata con estrema attenzione, soprattutto per le ricadute finanziarie e strategiche che può avere sul Cuneese”

Giandomenico Genta e Federico Borgna

Giandomenico Genta e Federico Borgna

L’Ops (Offerta pubblica di scambio), avanzata da Intesa San Paolo nei confronti di Ubi Banca, è da settimane al centro di un dibattito che va ben oltre l’ambito locale, ma che tuttavia ha in provincia importanti risvolti per la presenza della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, primo azionista di Ubi col 5,9%.

Come noto, i vertici della Fondazione hanno assunto una posizione di contrarietà rispetto all’offerta, ma la visita ai sindaci di Cuneo, Mondovì e Alba e al presidente della Camera di Commercio di Fabrizio Palenzona e Gaetano Miccichè ha fatto discutere e sollevato interrogativi.

Abbiamo interpellato in proposito Federico Borgna, sindaco di Cuneo e presidente della Provincia, per chiedergli un giudizio dopo quell’incontro. 

- Sindaco, nelle scorse settimane lei ha incontrato due esponenti di punta della finanza nazionale, Palenzona e Miccichè, che hanno prospettato a lei e ai suoi colleghi sindaci i possibili termini dell’Ops. Immagino, se è lecito saperlo, che abbiate parlato delle ricadute sul territorio…

Considero le visite per presentare l’operazione un atto di cortesia verso il territorio, perché è evidente che un’iniziativa come quella ipotizzata da Intesa avrebbe sulla Provincia di Cuneo un impatto molto forte dal punto di vista delle traiettorie future.

- Che idea si è fatto della questione?

Un’operazione come questa va valutata con estrema attenzione, soprattutto per le ricadute finanziarie e strategiche che può avere sul Cuneese. Se ben costruita può essere una grande opportunità, ma se mal congegnata o mal condotta può diventare un grande rischio. È compito di tutti i soggetti interessati, ognuno per la propria parte, cercare di approfondire la questione e dare il proprio contributo, perché l‘unico interesse da tutelare è il futuro economico della Granda, territorio in cui c’è piena sintonia tra Istituzioni e Fondazione. 

- La Fondazione CrCuneo, maggior azionista di Ubi col 5,9% ha assunto un atteggiamento ostile. A quanto le consta, si tratta di un arroccamento irreversibile o di una posizione tattica per avere più peso contrattuale quando la trattativa entrerà nel vivo?

Per come si è formalizzata l’operazione, mi sarei stupito di una reazione diversa della Fondazione. Un’operazione di questa portata richiede massima attenzione nella gestione della partita da parte della Crc, responsabile e gestore di un patrimonio che è figlio della nostra storia e del lavoro della nostra comunità, perché si tratta, da un lato, di valorizzare il patrimonio e dall’altro lato di modificare un ruolo storico che è quello di socio forte del sistema bancario che è il fondamento su cui si poggia lo sviluppo economico che in questi anni ha caratterizzato la provincia. Capisco quindi che la Fondazione, attraverso il Consiglio Generale, il Consiglio di Amministrazione e il Presidente, organi che sono appena stati rinnovati dalle istituzioni territoriali e che godono della nostra piena fiducia, stia affrontando con estrema cautela questa vicenda. Auspico che ci possano essere ulteriori occasioni di confronto tra le due parti, per trovare la migliore soluzione sia per la Fondazione che per il nostro territorio.

- Ritiene che la Fondazione possa subire contraccolpi negativi da questa vicenda?

Se continua a lavorare come sta facendo, cioè avendo come unico obiettivo la tutela del suo patrimonio, cioè quello della nostra comunità, non vedo cosa debba temere.

GpT

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