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Cronaca | 18 giugno 2020, 17:29

La lunga mattinata di Saluzzo: migranti (e centri sociali) vogliono “casa per tutti” e tentano di sfondare la porta del PAS. La Polizia carica (FOTO e VIDEO)

Il corteo sino di fronte al Municipio. L’incontro con Prefettura e Amministrazione comunale non ha “soddisfatto” i manifestanti. Che si sono nuovamente riversati in strada, bloccando due rotonde. I reparti mobili hanno manganellato africani e centri sociali, intenti a sfondare la porta del PAS con dei massi

Gli scatti della manifestazione di stamane a Saluzzo

Gli scatti della manifestazione di stamane a Saluzzo

Non sono mancati momenti di tensione durante la manifestazione dei migranti della frutta andata in scena stamane a Saluzzo. A nemmeno un anno di distanza dalla protesta, sotto la pioggia scrosciante, del 15 luglio 2019, in Città torna la “rivolta”.  

La “regia” tutta torinese e le infiltrazioni dei centri sociali

Una “rivolta” che, questo è stato il percepito palpabile, pare non aver avuto in alcun modo una regia “locale” e men che meno minimamente organizzata.

Poche le facce note alle Forze dell’ordine saluzzesi, molti gli “infiltrati” che sono giunti a Saluzzo da Torino. Compresi, come avevamo anticipato, alcuni esponenti dei centri sociali.

Il corteo di manifestanti si è formato nel parco di Villa Aliberti, in pieno centro cittadino.

Il corteo fino al Municipio. Il Palazzo “blindato” dai reparti mobili della Polizia

Da qui, attraversando le vie della città, i manifestanti sono giunti di fronte al Municipio. A nulla è valsa la diffida della Digos, che con il megafono ha intimato di sospendere la manifestazione, non autorizzata.

L’ingresso a Palazzo è stato blindato dai reparti mobili della Polizia di Stato. Di fronte al Comune, un breve comizio dei manifestanti, per lo più in lingua francese. I temi sono, ancora una volta, gli stessi: “casa per tutti”, “lavoro per tutti”, “ghetti per nessuno”, “strada per nessuno”.

Basta con la repressione dopo le piazze. – gli slogan – Siamo contro la sanatoria sbracciata dal ministro Bellanova e dai sindacati. Qui la Polizia ci prende a calci di notte. Vergogna”.

La richiesta è sempre stata una sola: un tetto per i migranti della frutta. Subito.

L’incontro dei manifestanti con Prefettura e autorità comunali

Dopo neanche un’ora di fronte al Palazzo municipale, una delegazione di quattro africani, più alcuni rappresentati dei “Si Cobas” di Torino (promotori e ideatori della manifestazione) sono stati accolti in Comune.

Ad ascoltare le loro istanze, il sindaco di Saluzzo Mauro Calderoni, il viceprefetto vicario Maria Antonietta Bambagiotti, una rappresentanza dell’Amministrazione comunale di Saluzzo, Costigliole Saluzzo, Lagnasco, Verzuolo e della Caritas.

Assenti gli Amministratori regionali e i parlamentari di riferimento del cuneese.

Saluzzo, ancora una volta, si trova a far fronte ad una serie di richieste per le quali non ha in alcun modo competenza diretta.

Una situazione non più sostenibile, qui c’è un problema di razzismo. – è stato detto in sala consiglio – Ci avete dato un permesso di soggiorno, non è accettabile che ci fate vivere in queste condizioni, siamo lavoratori.

Abbiamo bisogno, per lavorare, di un indirizzo, altrimenti perdiamo anche il posto di lavoro. Non vogliamo la carità, ma una casa vera: non l’elemosina. Per avere un contratto di lavoro ci serve un domicilio.

Non possiamo lavorare senza una casa. La Polizia e i Carabinieri ci controllano sempre. Ci hanno rubato documenti e vestiti, non abbiamo una doccia e non possiamo rispettare le regole anti Covid. Non ci laviamo neanche.

Questa non è vita, siamo qua per il lavoro nella campagna, non per rubare. Vogliamo lavorare”.

Il prefetto di Cuneo, Giovanni Russo, ha dato piena disponibilità all’incontro, ma in Prefettura, a Cuneo. La Prefettura era rappresentata dal vicario Bambagiotti, a Saluzzo per ascoltare le richieste dei manifestanti.

La Prefettura: “Abbiamo un progetto per risolvere la situazione. Ci va ancora qualche giorno”

La situazione che prospettate è ben conosciuta, da anni si ripete. – ha detto il viceprefetto – Questo è un problema complesso, quest’anno acuito per l’epidemia in corso, che impone regole ben precise per evitare nuovi contagi.

Questo problema sanitario rilevante impone regole gestite da normative, che devono regolare il distanziamento sociale ed altre forme di precauzioni.

Posso dire, come Prefettura, che ci siamo attivati da tempo per la ricerca di soluzioni. Sono state fatte numerose piattaforme per incrociare ricerca e offerta di lavoro: l’inserimento delle richieste sulle piattaforme consentirebbe l’arrivo nel Saluzzese solo quando chiamati dalle aziende, e per una parte di persone si potrebbe evitare il problema dell’emergenza abitativa.

Promesse non se ne possono fare e non ne ho fatte. La Prefettura ha un ruolo di coordinamento: se avete soluzioni fateci delle proposte. Le esamineremo e porteremo nelle sedi opportune”.

Il viceprefetto ha parlato di un progetto studiato per risolvere il problema dell’accoglienza dei migranti stagionali, senza entrare nel merito di come l’Ufficio territoriale del Governo pensa di metter mano alla problematica, che si ripresenta (va ricordato) ormai da 15 anni di fila.

Anzi, incalzata dai manifestanti, ad un tratto la dottoressa Bambagiotti ha cercato di passare la “palla” in mano ai sindaci presenti: “Vogliamo garantire ai lavoratori che insieme agli Enti competenti lavoriamo per una soluzione. Se ci date tempo ci arriveremo. Ci vuole ancora qualche giorno.

I sindaci qui presenti possono illustrare quelle che sono le loro disponibilità, a livello di singoli Comuni”.

La fortuna, se così può definirsi, vuole che proprio in quell’attimo i manifestanti abbiano abbandonato la sala del Consiglio comunale. Sarebbe infatti stata dura per i sindaci presenti illustrare le “disponibilità” per l’accoglienza degli stagionali, in un anno in cui l’emergenza Covid ha di fatto imposto la chiusura del dormitorio PAS al Foro Boario e di tutta l’accoglienza diffusa.

Calderoni: “Continuate a chiedere risposte che non possiamo darvi”

L’unico a parlare è stato il padrone di casa, Mauro Calderoni.

Continuate a chiedere risposte che non possiamo darvi. – ha detto – Oggi qui sono presenti quattro sindaci sui 34 del territorio frutticolo cuneese. Questa proporzione fa comprendere che la disponibilità ad ascoltare quelle che sono le vostre problematiche è molto limitata.

Problematiche che ci toccano e come voi sapete, pur con tutti i limiti dei Comuni, sono sempre state affrontate, con impegno, nel passato”.

Anche Calderoni è tornato a ribadire ciò che ormai va sostenendo da anni.

Il complesso normativo è frutto di una politica molto ideologica, che è riuscita a rendere molto difficile la vostra integrazione nel tessuto sociale ed economico del nostro Paese. Che Saluzzo sia comunità accoglienze ormai è noto. La percentuale di stranieri residenti è più alta della media provinciale. Saluzzo accoglie flussi migratori almeno dagli anni Sessanta. Io stesso sono figlio di emigrati. Ci sono stati prima i nordafricani, poi gli albanesi e poi i rumeni.

Da qualche anno ci siete voi a incrementare la popolazione.

Dopodiché ci sono i limiti che la legge impone alle Istituzioni, che non possono sempre spingersi oltre il limite di un volontariato che può avere ripercussioni legali per noi amministratori e sanitarie per la popolazione che rappresentiamo.

Lavoriamo con la Prefettura per costruite un protocollo che ci consenta di avere la copertura di legge per realizzare lo sforzo del passato, non con i numeri del passato.

Voi, però, dovete sforzarvi di avere un atteggiamento più responsabile. Arrivare a Saluzzo senza un ingaggio sicuro e senza un alloggio quest’anno è un elemento di grande crisi. Ci sono le piattaforme, ci sono i contatti diretti con le aziende che sapete essere disponibili ad offrire ospitalità.

Ci sono stati investimenti consistenti, con la creazione di posti letto nelle aziende agricole, senza alcun obbligo. La soluzione in tempi brevi non c’è, ci va ancora qualche giorno di lavoro.

Se vogliamo uscire da questa riunione in modo costruttivo, credo che dovremmo riuscire a unire le forze per lanciare un messaggio alle Istituzioni: credo che faremmo così un buon lavoro per gli anni prossimi, per uscire da un contrasto che non porta a nulla, per lanciare ponti per il futuro”.

La Caritas: “Gli Enti ci devono dare risposte”

Anche la Caritas, presente con Virginia Sabbatini, chiede risposte alle istanze presentate alla Prefettura: “Concordiamo con quanto dice il sindaco: con la situazione di emergenza sanitaria queste istanze vanno poste ad altri tipi di Enti che devono dare risposte.

Lo sforzo pubblico della Prefettura deve essere quello di chiedere agli enti locali l’apertura del PAS e dell’accoglienza diffusa, e aiutarvi con la Protezione civile. Voi dovete chiedere il rispetto dei vostri diritti, come ricevere un’equa paga”.

I Si Cobas: “Vogliamo sentirci dire che il PAS apre domani”

La presa di posizione di Prefettura e Comune non ha soddisfatto la delegazione di manifestanti.

Siamo venuti qua per trovare soluzioni concrete, non discorsi fumosi. – le parole di Loris Collovati, dei Si Cobas Torino - Quali sono le azioni previste dalla Prefettura? Sono solo grandi promesse.

Vogliamo una casa per i lavoratori, oggi.

Se non ci sono soluzioni ditelo. Dite che un posto non lo avranno mai e andranno via: la frutta la raccoglieranno altri. Abbiamo bisogno di risposte e non di qualcuno che ci aiuti a trovare lavoro: lo abbiamo già. A Saluzzo ci sono posti vuoti: aiutateci ad aprirli. Aprite il PAS: voi dovete darci casa oggi.

Non siamo venuti qui per sentire una lezione di storia o per sentirci dire quanto è bello il Comune di Saluzzo o per interventi privi di contenuto. Vogliamo sentirci dire che il PAS apre domani: altrimenti le soluzioni ce le prendiamo da soli, come abbiamo sempre fatto”.

L’ira di Calderoni: “Non pensate di venire qui a insegnare a noi a lavorare nei campi”

Parole che hanno fatto infuriare il sindaco della Città di Saluzzo.

Collovati se lo metta bene in testa: non venga a farci la lezione di etica. E non pensi di venire qui a insegnare a noi a lavorare nei campi.

Abbiate pazienza, questo è l’unico Comune che ha accolto questa delegazione. Ci sono 34 Comuni nel territorio frutticolo cuneese e voi venite sempre e solo a chiedere al Comune di Saluzzo.

Cercate di entrare in una logica che abbia un senso. Se si vuole fare una lotta politica, vi ho anche detto che l’Istituzione che rappresento è disponibile a prendere una posizione. Il mio non è stato un intervento formale”.

Le Istituzioni non sono accomodanti, i manifestanti tornano in città

Concluso l’incontro in Comune, i manifestanti sono tornati in città. Hanno ripercorso le vie del centro, bloccando prima la rotonda all’incrocio tra via Torino e via Circonvallazione, poi quella di via Savigliano, creando non pochi disagi alla circolazione.

Intorno a loro, un ingente schieramento di forze dell’ordine: Carabinieri e Polizia in assetto antisommossa, Digos, Nuclei operativi dell’Arma e Polizia locale.

Si tenta di sfondare la porta del PAS: la carica della Polizia

Il corteo, poi, è arrivato al Foro Boario. Africani e centri sociali si sono ammassati davanti alla porta (chiusa) del PAS, cercando di sfondarla con dei massi. Due persone di colore hanno scavalcato il muro ed il filo spinato della recinzione del dormitorio comunale, entrandovi.

A questo punto è partita la carica dei reparti mobili della Polizia, che hanno manganellato i manifestanti, facendoli arretrare. C’è stato qualche attimo di tensione. Alcuni manifestanti sono stati medicati dalla Maxiemergenza regionale presente sul posto con il direttore Mario Raviolo, e portati via con un’ambulanza della locale Croce verde.

I manifestanti, dopo circa un’ora di permanenza davanti al PAS, hanno poi deciso di “ripiegare” sui giardini di Villa Aliberti. Dove di fatto è terminata la manifestazione.

Saluzzo ogni anno si ritrova da sola a gestire un problema più grosso di lei

La cronaca di un’altra lunga mattinata per l’ex capitale del Marchesato.

Che – ogni anno – sembra trovarsi sempre più sola a gestire un problema che tutto è fuorchè di competenza comunale. Nell’indifferenza apparente della Regione Piemonte, dello Stato e – ancor più grave – di 30 dei 34 Comuni che fanno parte del distretto frutticolo del cuneese.

Che – evidentemente – vedono la Città come un dormitorio per tutti i lavoratori stagionali. Anche per chi, poi, però, lavora a decine di chilometri di distanza da qui.

Nicolò Bertola

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