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Attualità | 21 giugno 2020, 12:35

Alba, un progetto in quattro fasi per "restituire alla città gli ex magazzini Piaggio"

Dopo la protesta dei giorni scorsi, il Collettivo Mononoke torna a richiedere l’utilizzo dell’immobile dismesso con una proposta in quattro fasi inviata all’attenzione di sindaco e Vigili del Fuoco. Orto urbano, letture, attività musicali e per bambini tra i propositi del gruppo

Alba, un progetto in quattro fasi per "restituire alla città gli ex magazzini Piaggio"

Ha preso le forme di una formale richiesta inviata all’indirizzo del sindaco Carlo Bo e del locale Comando dei Vigili del Fuoco il progetto col quale il collettivo albese Mononoke di Alba punta al recupero e al riutilizzo degli ex Magazzini Piaggio, immobile dell’ex caserma Govone da tempo dismesso.

Un’iniziativa che nei giorni scorsi aveva fatto discutere, quella con la quale gli studenti, giovani lavoratori e artisti riunito nel gruppo albese puntano a fare di quel complesso da tempo abbandonato la loro nuova sede, vista la sopravvenuta necessità di dover presto lasciare quella del Laboratorio Chabas, locale di via Manzoni occupato da circa un anno e mezzo dietro il pagamento di un regolare affitto, che il gruppo ora fa però fatica a sostenere.

Dopo alcuni giorni impegnati a ripulire i locali e l’area esterna di quel vecchio magazzino abbandonato al confine tra il Parco Boblingen e l’area dell’istituto tecnico "Einaudi", i ragazzi del Mononoke se ne erano dovuti allontanare dopo l’intervento dei vigili del fuoco, giunti al locale per apporvi i sigilli per conto del legittimo proprietario dell’immobile, l’Agenzia del Demanio, che proprio al Corpo Nazionale dei Vvf lo avrebbe promesso anni addietro, stante l’interesse di quest’ultimo alla possibilità di ricavarne la nuova sede della caserma albese.     

Ora, stante anche il presupposto di una loro destinazione finale che non pare comunque imminente, la richiesta di gestione di quei locali, ora contenuta in un progetto in quattro possibili fasi sottoposto a Comune e Vigili del Fuoco.
Nella prima si propone "la costituzione di un comitato composto da almeno 10 nominativi di persone 'referenti' del progetto e responsabili dell’interlocuzione col Comune e con le autorità competenti".

Definito questo, i ragazzi del Mononoke e delle altre associazioni cittadini eventualmente coinvolte si limiteranno "a pulire integralmente il luogo, senza organizzare attività all’interno ma soltanto nell’area antistante, all’aperto". "Con operazioni di pulizia – scrivono – intendiamo la pulizia dei pavimenti e l’imbiancamento delle pareti, oltre che la riparazione dei vari impianti". Un’operazione dal valore simbolico, che "riteniamo importante per coinvolgere i cittadini nell’operazione di riqualificazione del luogo, che diventerà così un bene collettivo".

Tra le attività in programma si pensa alla predisposizione di un orto urbano, ad attività per bambini, letture, presentazioni di libri, pittura e momenti musicali.
Solo in un successivo momento verrebbe valutata la possibilità di utilizzare parte degli spazi interni della struttura – come deposito dei materiali appartenenti alle varie realtà coinvolte e necessari alla riqualificazione –, e quella di realizzarvi modifiche strutturali non permanenti quali, ad esempio l’inserzione di superfici lavabili tramite cartongesso, in modo da poter essere utilizzate per scopi specifici quali mostre e laboratori.

"Qualora il progetto di installazione della nuova caserma dei Vigili del Fuoco non trovasse realizzazione effettiva –
si legge con riguardo all’ultima fase di avanzamento del progetto –, si valuterebbe la possibilità di estendere le attività nel tempo e con migliori adeguamenti strutturali".

"Ribadiamo l’intento di coinvolgere il maggior numero possibile di realtà cittadine, associazionistiche, collettivi spontanei, singoli individui e gruppi nella realizzazione del progetto, in modo che esso non diventi appannaggio del Collettivo ma di tutta la cittadinanza", specificano ancora i giovani di Mononoke, che, nell’ipotesi in cui la loro proposta non potesse essere accettata, ribadiscono "la necessità urgente di un luogo fisico che esoneri dal pagamento di un affitto in un’epoca di emergenza sanitaria, occupazionale, economica, sociale ed educativa che non consente a molti di noi di disporre di un reddito sufficiente e fisso tale da poter affrontare spese di questo tipo".

Redazione

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