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Al Direttore | 24 giugno 2020, 15:03

"Lontana dalla famiglia è stata dura, ma le OSS della casa di riposo non mi hanno mai fatta sentire sola"

Riceviamo e pubblichiamo

Foto generica - Unsplash

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Buongiorno,

mi chiamo Francesca ho 86 anni e da 6 sono ospite nella Casa di Riposo SS Annunziata di Busca. Per qualcuno stare in una casa di riposo è una sorta di maledizione, ma non per me: qui ho passato gli ultimi 6 anni accudita, curata e ricevendo molte attenzioni. Non sono mai stata sola, mia nuora, mio figlio, i nipoti, mia sorella... è sempre venuto qualcuno a farmi visita. Poi ci sono i volontari che organizzano sempre dei momenti per stare insieme.


Un brutto giorno, all’improvviso, mi hanno detto che non potevo più ricevere visite. Colpa di un virus. Tutte le persone, i volti, le voci che ero abituata a vedere, a sentire... scomparse! Sono rimaste le OSS della Casa di Riposo, loro sì, più di prima. Anche lì, però, novità: improvvisamente  ognuna di loro è apparsa con una mascherina sul viso. Va bene che ormai le riconosco, altrimenti...


Questa nuova situazione, da subito, mi ha fatto una certa impressione! Ho pensato che fosse tutto finito, e pure in un modo molto crudele. Poi, giorno dopo giorno, ho imparato a conviverci... mi sono detta che non poteva finire così. 


Novità ne sono arrivate tante. Una su tutte, le videochiamate.


Quando una delle OSS mi ha chiesto se volevo vedere mio figlio, beh, ho pensato “ma come sara’ mai possibile visto che non può venire a trovarmi?". Ed ecco che come per magia non solo lo sentivo parlare, ma lo vedevo che mi salutava e mandava baci! Incredibile, anche se in quella scatoletta mi è sembrato avesse perso i capelli, era proprio lui! Poi ho potuto vedere i miei nipoti, mia nuora... una  gran bella novità questa, e al che mi sono detta che valeva ancora la pena di resistere.


Di momenti difficili, di sconforto e tristezza ne ho avuti tanti, ma in ogni momento c’era sempre qualche ragazza della casa di riposo che anche se con una mascherina sul viso mi ha saputo confortare, dare coraggio, speranza.  Non ho mai dovuto chiedere nulla... sono state i miei angeli custodi, a volte bastava guardarle negli occhi e mi sentivo più tranquilla. Una carezza, i capelli lavati e sistemati per Pasqua, tante piccole e grandi attenzioni che mi hanno permesso di resistere. 


Come quando, sapendo che amo molto leggere, mi hanno portato un libro! Non osavo dirlo che amo leggere i romanzi di Smith, Grisham, della Fallaci. E che quel libro che parlava di un papa non era per me, eppure me lo hanno subito sostituito. Poi il mio settimanale preferito, che non manca mai... piccole cose, piccoli gesti di normalità e quotidianità, che in quei giorni rappresentavano dei veri miracoli.


Ho sempre pensato quando mi accudivano che ognuna di loro avesse anche un papa’, una mamma, dei figli a cui dedicarsi e invece erano lì con me. In televisione ho sentito che sono morti tanti infermieri e la cosa mi ha rattristato molto. So quanto vale il loro lavoro, le vedo ogni giorno che non si risparmiano e quanti sacrifici fanno. Dietro la mascherina di ognuna di loro vedevo il sorriso, ma anche la paura per un nemico tanto pericoloso quanto nascosto.


Di sera in televisione vedevo le notizie... quanti morti, quanta tristezza. Pensavo alla mia famiglia, chissà come stavano. Spesso ho pensato che non li avrei mai più visti, e che sarebbe successo a me come a tanti anziani. Ma loro, i miei angeli, erano lì a confortarmi e rassicurarmi.


Grazie a loro mi sono sempre fatta coraggio, in fin dei conti ne ho viste tante nella mia lunga vita, e ho sempre pensato che avrei visto io la fine del virus e non lui la mia. Con me gli altri ospiti, nessuno escluso, abbiamo sempre pensato che con degli angeli, come le nostre ragazze della Casa di Riposo, non potevamo perdere questa partita con la vita.


A loro, a tutte loro (Gabriella, Elena, Carla, Marilena, Carla, Rosangela e Liliana) non riuscirò mai a dire tutto il mio grazie per quanto abbiamo passato in questi mesi! E ancora di più oggi, dopo quasi 4 mesi, che ho rivisto mio figlio e mia nuora. In quel momento ho avuto la certezza che vale la pena di vivere,  sempre e comunque.


Stamattina ho chiesto a mio figlio due cose fondamentali per me: avere i libri che amo e  poter incontrare la mia adorata sorella. Il resto lo vivo serenamente giorno per giorno.

Grazie,

Francesca

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