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Politica | 24 giugno 2020, 08:09

Fratelli d’Italia: non tutti nel partito apprezzano l’indiscriminata campagna acquisti

Si riapre la disputa ideologica su “Fascismo e Antifascismo”. Un drappello di iscritti pone la questione ai vertici e lancia un aut aut alle new entry: “Dichiararsi antifascista, non solo è anacronistico, ma in termini politici – scrivono in un documento – significa aprire fra di noi una breccia a favore dei nostri avversari di ogni colore”

Fratelli d’Italia: non tutti nel partito apprezzano l’indiscriminata campagna acquisti

Non è un vero e proprio altolà alla campagna acquisti, ma poco ci manca.
Tra i Fratelli d’Italia le conversioni dell’ultima ora, i passaggi repentini da un partito all’altro o ancor più da uno schieramento all’altro, sono motivo di discussione e di qualche mal di pancia.

Una pattuglia di tesserati cuneesi guidata da Paolo Chiarenza, che rimane l’anima “dura e pura” della Destra cuneese, lascia intendere che taluni passaggi siano stati dettati da opportunismo più che da reale convinzione.

Paolo Chiarenza, Guido Giordana, Luca Ferracciolo, Fabio Mottinelli, Maurizio Occelli, Denis Scotti, Paolo Barabesi, Sebastiano Luca, Mario Franchino, Ivanoe Lai, Fabrizio Mana, Mario Pinca, Paolo Radosta e Roberto Russo hanno elaborato un documento che hanno fatto pervenire agli organi di partito.

“A margine delle illazioni giornalistiche in merito a nuove adesioni a Fratelli d’Italia, che considerate con accorto senso di responsabilità ci fanno piacere, ma soprattutto rassicurati dai nostri vertici Giorgia Meloni e Guido Crosetto – scrivono - crediamo sia necessario fare definitivamente chiarezza fra di noi, vecchi e nuovi aderenti, sul vetusto dibattito fascismo/antifascismo che continua ad emergere”.

I firmatari riaprono il confronto sulla questione ideologica, mai definitivamente superata, del Fascismo e dell’Antifascismo. “Il Fascismo – affermano - è caduto il 25 luglio 1943. É ormai passato al giudizio storico. Non c’è nessuno che vuole tornare allo Stato totalitario, alla rinuncia di un sistema di libertà e di democrazia, a un regime a partito unico che bandisca, imprigioni o condanni al confino gli avversari politici. E nessuno ha di questi propositi o nostalgie. Nessuno, dopo 75 anni dalla fine del Fascismo e dalla morte di Mussolini, può essere fascista. Si è voltato inevitabilmente pagina, è cambiato il capitolo di storia. E’ dal 1946 che si è posta una precisa consegna: non restaurare non rinnegare”.

E qui arriva la stoccata a chi, aderendo a Fratelli d’Italia, si professa antifascista.
“Accade – dicono i critici - che dopo 75 anni all’interno del nostro schieramento politico di Destra vi sia chi si dichiara antifascista.

Costoro non si rendono conto che l’antifascismo oggi praticato con sempre maggiore insistenza e aggravato dal “pensiero unico” del politicamente corretto, è un quotidiano alibi ideologico contro la Destra, è uno strumento politico della sinistra e dello schieramento progressista. É il ripiego – sostengono - dettato dalla paura per occultare le incapacità, il vuoto ideale e progettuale, la crisi morale di chi da tanto tempo detiene il potere. Oggi si può affermare che l’antifascismo non ha prodotto un’altra idea dell’Italia, non c’è un’idea dell’Italia, ma c’è una non Italia. Perciò dichiararsi antifascista, non solo è anacronistico, ma in termini politici significa aprire fra di noi una breccia a favore dei nostri avversari di ogni colore, significa riconoscere un collegamento insidioso con la loro condotta, le loro scelte e i loro interessi”.
Come si evince coabitano due anime in FdI, partito in cui il dibattito ideologico è ancora ben presente.

“Rivangare fra di noi un passato storico che può dividere è un errore, è pericoloso – affermano esponenti di Fratelli d’Italia che sono dirigenti e amministratori pubblici - e non serve a nulla, se si vuole superare il passato, affrontare il presente e conquistare il futuro. Perpetuare i drammi di tanti anni fa non permette di accettare le nostre reciproche storie, le nostre differenti radici, che pur sono alla base del nostro attuale stare insieme e ci rafforzano. Raramente la storia viene condivisa, ma guardando avanti con onestà e lealtà, e con unità di intenti e di aspirazioni, la storia va accettata per quella che è. Ricordiamo – aggiungono - che negli anni seguenti ai dopoguerra a destra ci si accalorava nel discutere su un altro argomento fuorviante e di retroguardia, quello repubblicani/monarchici. I tempi e gli eventi ci hanno fatto fortunatamente superare quel dualismo antinazionale”.

A giudizio di coloro che hanno sottoscritto l’appello “non è più tempo né la situazione lo richiede per dichiararsi irragionevolmente fascista o antifascista”.

Un tema che non mancherà di sollevare dibattito sia nel partito che fuori.
“Visti i risultati – si interrogano i sottoscrittori -, nel XXI secolo ha senso affermare, fascismo no, antifascismo sì? Ha senso – si chiedono - colpevolizzare il saluto romano che si esprime a destra e accettare senza commento il saluto a pugno chiuso comunista che appare in ogni manifestazione di sinistra o progressista (dall’Europa all’America)?”

La questione viene posta sul tavolo affinchè sostenitori e dirigenti emettano un giudizio chiaro e definitivo.

Il messaggio rivolto ai nuovi arrivati da altre formazioni suona più o meno così: “Siete i benvenuti, ma mettetevi in fila. Se avete aderito al partito unicamente per accaparrarvi qualche posto, ricordatevi che c’è stato chi, prima di voi, ha tenuto acceso la Fiamma e lo ha fatto senza nulla chiedere in cambio”.

L’appello lanciato da Cuneo - per chi non lo avesse capito - ha come destinatario anche l’inquilino più illustre della Regione Piemonte.



GpT

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