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Cronaca | 11 luglio 2020, 16:26

Denunciò il suo creditore per appropriazione indebita: titolare di pizzeria dell'Albese ora rischia da 2 a 6 anni per falsa testimonianza

La donna aveva citato in giudizio il fornitore che reclamava la restituzione di un prestito concessole per avviare l’attività. L’imprenditore è stato priosciolto, lei dovrà difendersi da una più grave accusa

Denunciò il suo creditore per appropriazione indebita: titolare di pizzeria dell'Albese ora rischia da 2 a 6 anni per falsa testimonianza

Tramite la propria azienda, un importante imprenditore dell’Albese che rifornisce di generi alimentari imprese della ristorazione aveva concesso un prestito di 5.000 euro senza interessi alla titolare di una pizzeria, al fine di aiutarla ad avviare la propria attività. In cambio, l’accordo commerciale prevedeva che i prodotti alimentari venissero acquistati esclusivamente presso quel rivenditore.

Venivano forniti, a garanzia del prestito, alcuni titoli di credito.

Dal momento che la titolare della pizzeria non rispettava le scadenze previste per la restituzione del denaro, dopo vari solleciti, l’imprenditore poneva all’incasso un assegno che risultava poi scoperto.

La titolare della pizzeria, nonostante la morosità, denunciava il rivenditore per tentata appropriazione indebita, sottacendo l’accordo commerciale intercorso.

Il processo veniva celebrato in varie udienze nel corso delle quali veniva sentita anche la titolare della pizzeria, una donna bulgara da tempo residente in Italia.

La signora, nel corso della propria deposizione, si contraddiceva più volte e non era in grado di fornire plausibili spiegazioni circa la mancata restituzione della somma prestatale, e quindi sulla legittimità del comportamento dell’imprenditore che aveva messo all’incasso i titoli sottoscritti a garanzia del debito.

Al termine dell’istruttoria dibattimentale la donna, accortasi che le proprie dichiarazioni erano state palesemente smentite, revocava la costituzione di parte civile e rimetteva la querela.

La difesa dell’imputato, tuttavia, nella persona dell’avvocato Matteo Ponzio, non accettava la remissione della querela e chiedeva al Tribunale una pronuncia nel merito, nonché la trasmissione degli atti al Pubblico Ministero per valutare eventuali profili di responsabilità della querelante.

All’esito del procedimento il giudice del Tribunale di Asti Beatrice Bonisoli assolveva con formula ampia l’imprenditore, mandando gli atti alla Procura, ravvisando nel comportamento della donna il reato di falsa testimonianza.

“L’istruttoria dibattimentale ha dimostrato l’assoluta legittimità del comportamento del mio assistito, il quale ha preteso una pronuncia nel merito non accettando la remissione della querela
- commenta l’avvocato Matteo Ponzio –: una fattispecie che accade molto raramente nel procedimento penale. La giustizia è una cosa seria. È inammissibile che una persona onesta, oltre ad aver avuto un danno economico consistito nella mancata restituzione del prestito, abbia altresì dovuto subire un processo penale lungo e oneroso per un reato mai commesso. Il reato di falsa testimonianza, contestato alla denunciante, è fattispecie molto grave, punita con la reclusione da 2 a 6 anni. Il Tribunale ha voluto dare un segnale per evitare che si utilizzi il processo penale in modo strumentale per evitare di onorare i propri debiti”.

Redazione

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