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Politica | 12 luglio 2020, 12:00

L’occasione perduta di una sola, grande Cassa di Risparmio cuneese

Ragioni storico-politiche ne hanno impedito la nascita anche se oggi le nostre Casse sono al centro dei giochi che stanno ridisegnando la mappa della geografia bancaria nazionale

Giacomo Oddero

Giacomo Oddero

È interessante osservare come, sulle spoglie delle vecchie e gloriose Casse di Risparmio cuneesi, si stia giocando in questi giorni una parte rilevante della partita che determinerà i nuovi assetti bancari nazionali.

L’ex Cassa di Cuneo, poi Banca Regionale Europea, ora Ubi, potrebbe presto nuovamente passare di mano finendo nel gruppo Intesa San Paolo.

Così come molti suoi ex sportelli sul territorio – se l’Ops avanzata da Intesa andrà in porto – potrebbero essere acquisiti da Bper.

Le Casse di Risparmio di Saluzzo e Bra, dal 27 luglio, ammaineranno i loro vessilli per essere incorporate dal gruppo modenese.

Resiste eroicamente, fieramente autonoma, Fossano, mentre Savigliano si dibatte ancora incerta sul suo destino.

Viene da chiedersi – alla luce di ciò che sta succedendo in questa estate 2020 – considerando l’ottima patrimonializzazione di tutti questi piccoli istituti di credito - se non fosse stato il caso di pensare, temporibus illis ad un’unica a grande banca cuneese.

Capofila, necessariamente, avrebbe dovuto essere la Cassa di Cuneo, un istituto di credito solido che nel corso degli anni ha dato soddisfazione a soci e clienti.

Ripercorriamo a volo d’uccello le tappe salienti degli oltre 70 anni della sua storia.

Sorta nel 1946, la Cassa di Risparmio di Cuneo viene guidata ai suoi esordi da Antonio Bassignano, cui seguono, come presidenti, Giovanni Capello, Albino Arnaudo, Ferdinando “Nando” Collidà (presidente a poco più di 30 anni e segretario provinciale della Democrazia Cristiana), Detto Dalmastro, Lamberto Bellani, Giacomo Oddero.

La presidenza della Cassa di Cuneo è sempre stata appannaggio della Dc, con la sola eccezione di Detto Dalmastro, socialista, già aderente al Partito D'Azione e compagno di Duccio Galimberti durante la lotta di Liberazione.

Due i presidenti che nel corso dell’ultimo mezzo secolo ne hanno, in particolare, segnato i destini: l’ingegner Lamberto Bellani e il dottor Giacomo Oddero, il quale, nel 1992, a seguito della riforma Amato, assume la guida sia dell’omonima Fondazione che della Cassa di Risparmio di Cuneo Spa di cui la Fondazione è proprietaria.

Oddero, classe 1926, albese, è l’ultimo superstite di quella generazione di presidenti.

Il 1995 è l’anno che segna la fine della Cassa cuneese.

Il 2 gennaio di quell’anno, infatti, nasce la Banca Regionale Europea, in cui confluisce CrCuneo, con proprietari al 60% la Fondazione Cuneo e al 40% la Fondazione Banca del Monte di Lombardia.

Presidente viene scelta una persona indicata dalla Banca del Monte e amministratore delegato designato il direttore generale Piero Bertolotto.

Nel 1999 le due Fondazioni vendono la maggioranza della Bre alla Banca Lombarda che da quel momento assume la denominazione di Banca Lombarda e Piemontese.

Nel 2007 Banca Lombarda e Piemontese, insieme ad un gruppo bergamasco, crea Unione di Banche Italiane, Ubi, e la Fondazione diluisce la sua partecipazione in un gruppo bancario più forte, mantenendo il 20% di Bre.

Il resto è cronaca recente.

La Fondazione vende il 20% di Bre a Ubi, ottenendo in cambio delle azioni che la portano ad esserne il maggior azionista col 5,9%.


***


Perché non fu possibile fondere le quattro piccole Casse di Saluzzo, Savigliano, Fossano e Bra con Cuneo e dar vita ad una sola grande Cassa di Risparmio per tutta la provincia di Cuneo?

L’operazione, se realizzata nella stagione in cui l’economia tirava, avrebbe consentito la nascita di una grande, importante banca di caratura nazionale, alla stregua di quanto avevano saputo fare precedentemente realtà come Brescia o Bergamo.

Il Cuneese avrebbe avuto modo di sedersi nei consessi della finanza italiana con autorevole voce in capitolo.

Miopia politica, resistenze di un notabilato geloso del suo piccolo potere locale e altri aspetti che è impossibile qui evidenziare hanno reso impraticabile quel passaggio.

Oggi, col senno di poi e alla luce di ciò che sta succedendo in questi giorni, si può affermare che sia stato un errore non perseguire quella strada?

Tra qualche anno – quando i destini saranno stati inesorabilmente segnati - la storia darà (forse) una risposta all’interrogativo.

Giampaolo Testa

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