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Attualità | 14 luglio 2020, 16:21

La Granda ha reagito meglio di altri al lockdown, ma per ripartire servono infrastrutture digitali

E' stato presentato questa mattina dalla Camera di Commercio il rapporto Cuneo 2019. Un anno che ha registrato buoni indicatori. Ma il 2020 porterà con sé le difficoltà dell'emergenza sanitaria: la provincia di Cuneo può puntare sulla buona tenuta dell'agroalimentare e della buona fetta di export di prossimità

Foto generica - Unsplash

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Uno scenario difficile quello che si prospetta per l’economia della Granda, ma che attraverso le sue peculiarità potrebbe portare a uno slancio migliore e più rapido verso la ripartenza rispetto ad altre realtà sia in Piemonte che a livello nazionale.

E’ quanto è emerso dal Rapporto Cuneo presentato attraverso il webinar organizzato dalla Camera di Commercio di Cuneo, nella mattinata di oggi, martedì 14 luglio.

Le sfide vincenti passano da un rafforzamento delle infrastrutture digitali e possono contare sulla tenuta dell’agroalimentare nel periodo di lockdown, settore trainante della Granda. Questo unito al mercato dell’export cuneese che agendo per la maggioranza in territori Ue prossimi, potrebbe avere sbocchi all’estero più facilitati rispetto ad altri territori.

Ma la situazione rimane comunque critica nonostante il 2019 della provincia di Cuneo abbia registrato buoni indicatori: l’1% del pil nazionale è costituito dall’economia della Granda. Questo è quanto evidenziato dalla dottoressa Sarah Bovini dell’ufficio Studi e Statistica di Unioncamere Piemonte.

Nell’anno che chiude il decennio la provincia di Cuneo ha generato 19,5 miliardi di Pil producendo il 14% della ricchezza piemontese.  Servizi e settore primario rimangono tra i settori chiave  con un valore aggiunto calcolato in quest’anno del 61,1% per il primo e del 5% nel secondo. Rispetto all’anno precedente il valore aggiunto ha subito un leggero decremento per quanto riguarda agricoltura (-3%), costruzioni (-3,2%) e servizi (-0,3), mentre l’industria è cresciuta e vede il valore incrementato di qualche unità (+2,2%).

Il numero di imprese è diminuito nell’ultimo anno: sono di meno le imprese di piccola dimensione, sono aumentate le imprese più grandi. Rispetto all’anno scorso sono leggermente meno le imprese legate ad agricoltura, costruzioni, industria e commercio. Crescono rispetto al 2018 le imprese legate al turismo e agli altri servizi. Segno più per le società di capitale (+3,2%), mentre diminuiscono le società di persone (-0,9%), le imprese individuali (-1,7%) e le cooperative (-0,89%).

Buoni i valori del 2019 sul manifatturiero con incrementi sia per produzione (+1,1%), ordini nazioanli (+2,3%), ordini esteri (+0,4%) e fatturato (+1,7%).

La Granda nel 2019 ha retto sul fronte occupazionale con dati positivi nonostante il segno meno della media regionale. Sono stati 99mila gli occupati rispeto al 2018 con un incremento del +1,1%. Servizi (38%) e agricoltura (11%) rappresentano la metà circa della manodopera cuneese. L’altra metà è costitutita da Industria (27%), cosctruzioni (5%) e commercio e turismo (19%),

Con un tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni che si attesta intorno al 69,4% la provincia di Cuneo nel 2019 è stata la 12ma provincia in Italia per impiego di personale. Il tasso di disoccupazione al 4,8% si attesta  ben al di sotto della media nazionale del 10%.

Anche il ricorso alla cassa integrazione straordinaria registra un forte calo con il -79% a fronte di un +17% registrato a livello regionale. Gli avviamenti alla professione in Piemonte sono diminuiti in tutte le province salvo Cuneo dove c’è da segnalare un lieve saldo positivo (+0,6%).

Anche l’export segna un segno positivo con un incremento del 4% rispetto all’anno prima in un valore stimato di 8,4 miliardi di euro per la maggior parte legato a alimentari e bevande.

Germania e Francia costituiscono la metà del commercio europeo, mentre extra Ue circa il 20 per cento è rappresentato dal mercato Usa.

PRIMI DATI DA UN 2020 DI INCERTEZZA

Nel corso del webinar la dottoressa Livia Simongini di Prometeia, società specializzata in ricerca economica, ha dato qualche primo dato riferito al 2020, anno segnato dall’emergenza sanitaria legata alla  diffusione pandemica del Covid-19.

“Assisteremo a una crisi asimmetrica – ha spiegato Simongini – Nell’immediato ha colpito i servizi, specie quelli legati al turismo e di seguito l’industria. Hanno risentito al momento maggiormente le piccole medie imprese, gli autonomi rispetto ai dipendenti e il nord italia rispetto al sud.”

Durante il lockdown il 54,6% degli addetti alle imprese cuneesi sono rimasti attivi. Il 43% nell’industria e il 62,8% nei servizi. Alba è stato il comune con in media la maggior percentuale di addetti attivi durante il lockdown, seguiti da  Bra,  Fossano, Saluzzo, Savigliano, Cuneo e Mondovì.

Per quanto la tenuta economica della Granda sia stata migliore durante il boom dell’emergenza rispetto a molti altri territori, sono affiorate le lacune più volte evidenziate nel corso degli ultimi anni sul fronte della connettività. Restano poche in provincia di Cuneo le realtà dove sono stati completati i lavori legati alla banda ultra larga. Questo ha rappresentato e rappresenta un gap da colmare per il lavoro da remoto divenuto necessario per molte realtà a partire dal mese di marzo.

Lo scenario che si prospetta per il prossimo anno per quanto riguarda il valore aggiunto vedrà un necessario decremento, ma che si aggirerà intorno al 7-7,5%, complessivamente migliore della media regionale e nazionale.  

La conferenza è stata aperta dal presidente della Camera di Commercio di Cuneo Mauro Gola e moderata dal capo servizio della Stampa di Cuneo Massimo Mathis.

Daniele Caponnetto

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