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Economia | 16 luglio 2020, 18:25

BRE e CRC, i tempi cambiano: ieri Cuneo si affermava a Milano, oggi è diventata terra di conquista

Un intervento di Carlo Benigni, già responsabile delle relazioni esterne della Banca Regionale Europea e della Cassa di Risparmio di Cuneo, in merito al nostro articolo “L'occasione perduta di una sola, grande Cassa di Risparmio cuneese’’

Carlo Benigni

Carlo Benigni

Ho letto su Targatocn del 12 luglio il commento dal titolo "L'occasione perduta di una sola, grande Cassa di Risparmio cuneese".

L'idea non è nuova. Ci provò, negli anni '80, Lamberto Bellani, allora presidente della Cassa di Risparmio di Cuneo, ma un localismo miope ebbe il sopravvento. In ogni caso, tale aggregazione non avrebbe modificato di molto le dimensioni della CRC.

Queste le più importanti vicende successive, che hanno segnato la storia della banca e della Fondazione.

1994: l'aggregazione (tecnicamente fusione) della Cassa di Risparmio di Cuneo con la Banca del Monte di Lombardia, storico istituto di proprietà della Fondazione di Pavia, diede vita alla Banca Regionale Europea Spa. La decisione, peraltro già analizzata e ipotizzata in anni precedenti con l'allora DG, il compianto Ferdinando Marengo, era motivata dal fatto che l'istituto lombardo disponeva di una raccoltra diretta simile alla CRC e con impieghi di circa la metà, per lo più verso il settore pubblico; quindi, con rischi di credito ridottissimi. L'elevata massa di raccolta rispetto agli impieghi consentiva alla nuova realtà bancaria di continuare il sostegno finanziario alle famiglie e soprattutto alle aziende della provincia di Cuneo. Come è noto, erano in corso processi la disintermediazione. La nuova realtà avrebbe inoltre consentito al personale cuneese, da sempre legatissimo all'azienda, di poter maturare, occorrendo, nuove occasioni di crescita professionale e conoscenza di mercati molto più dinamici.

L'aggregazione non avvenne su basi paritetiche, in quanto la quota azionaria, nelle sue varie forme, fu per il 63% circa attribuita alla CRC e per il 37% circa alla Fondazione pavese. Il numero dei consiglieri designati dalla Fondazione CRC era in maggioranza rispetto ai designati dalla Fondazione Pavia. Inoltre, amministratore delegato, anche con funzioni di direttore generale, fu nominato Piero Bertolotto, già direttore generale della CRC. Presidente venne nominato un esponente pavese. La nuova banca disponeva di oltre 230 sportelli, ubicati in quattro regioni (Piemonte Lombardia, Liguria ed Emilia), oltre che in Francia, sulla vicina Costa Azzurra. Il personale era di circa 2300 collaboratori.

Il nome "Banca Regionale Europea" ne esprimeva la missione: un localismo intelligente e legato al territorio, aperto al nuovo, con una visione di respiro internazionale.

La legge Ciampi, approvata nel 1999, impose alle fondazioni bancarie proprietarie di quote di maggioranza delle banche aventi un certo importo di patrimonio di cedere tali quote entro il 2003. Le due fondazioni proprietarie della BRE decisero, anche su indicazione di Piero Bertolotto, di adeguarsi tempestivamente alla nuova legge, evitando di attendere la scadenza del 2003; per evidenti motivi la messa sul mercato in prossimità del termine avrebbe comportato una forte riduzione del prezzo. Dopo numerosi contatti e analisi, la Fondazione CRC, assistita da primaria società di consulenza, decise, unitamente alla Fondazione pavese, di cedere la maggioranza delle quote azionarie al Gruppo Banca Lombarda, grande gruppo bresciano privato, fondato sul modello federativo. La decisione, ovviamente condivisa da Bertolotto, risulterebbe essere stata condivisa anche dai compianti Lamberto Bellani e Ferdinando Marengo, da sempre in costante rapporto con stesso Bertolotto.

La BRE raggiunse risultati eccellenti, quanto a redditività, produttività ed efficienza, tali da porla, unitamente alla solidità patrimoniale, ai massimi livelli delle banche italiane di media dimensione.Tali risultati, unitamente alla tempistica adottata, consentirono una valutazione della banca a livelli impensabili, addirittura di circa 3 volte il patrimonio netto. La Fondazione CRC mantenne il 20% delle azioni BRE, con clausole anche statutarie di assoluta tutela, ed ottenne il 4% delle azioni di Banca Lombarda, società quotata, il cui valore di borsa era di circa 300 miliardi di vecchie lire; ottenne, inoltre, l'importo di circa 1.700 miliardi di lire. Complessivamente, quindi, la Fondazione CRC mantenne il 20% delle azioni BRE ed incassò l'equivalente di 1 miliardo di euro, oltre ai consistenti utili distribuiti dalla BRE nel corso degli anni.

Tutte le decisioni assunte nel periodo hanno contribuito a tale risultato, esclusa evidentemente l'ultima del 2016.

Nel giugno 2016 il Consiglio Generale della Fondazione diede mandato al Consiglio di Amministrazione e al suo presidente Giandomenico Genta di proseguire la trattativa, presumibilmente già in corso con il precedente presidente, per la cessione delle quote di minoranza di BRE a UBI (costituita nel 2007 in seguito alla fusione tra il Gruppo Banca Lombarda e Piemontese e il Gruppo bergamasco Banche Popolari Unite).

Nell'ottobre dello stesso anno venne assunta la decisione di cedere la partecipazione in BRE per circa 120 milioni di euro, e del 3% di azioni UBI. Il valore di borsa di UBI a quella data era di circa 150 milioni. Nel giugno 2006 la rivista della Fondazione, "Risorse" , a pagina 10, riportava: "La CRC possiede il 20% circa della BRE [ .....]. Il 20% di Bre vale, in base al patrimonio netto, risultante dal bilancio 2004, 195 milioni di euro, ma in base alla valutazione fatta fare un anno fa, oltre 400 milioni di euro".

La decisione assunta di cedere la partecipazione in BRE, non obbligatoria ma per autonoma scelta, decretò sciaguratamente la fine di una storia centenaria.

L'enorme patrimonio della Fondazione CRC, non paragonabile a quello delle altre Fondazioni della provincia, che la pone ai primi posti nazionali, è frutto, oltre che dell'impegno di tutto il personale che negli anni ha collaborato, degli utili conseguiti dalla BRE, nonché dei proventi realizzati dalla vendita della stessa BRE.

Ora la Fondazione CRC dispone di enormi risorse necessarie per rispondere alle esigenze del territorio. Non resta che sperare che l'impegno e le capacità profusi nel tempo da tutto il personale, e la fiducia da sempre accordata da parte della clientela, non vadano dispersi. Occorrerà che la classe dirigente che si deve occupare, direttamente o indirettamente, della Fondazione, sia all'altezza dei propri compiti.


Carlo Benigni

già responsabile delle relazioni esterne

della Banca Regionale Europea e della Cassa di Risparmio di Cuneo


Redazione

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